ANPI Provinciale sulle manifestazioni studentesche del 14 novembre

Il Comitato provinciale di Grosseto dell’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.) esprime il proprio sdegno per il modo, ampiamente documentato in questi giorni dai principali mezzi d’informazione, con cui la polizia si è posta nelle manifestazioni studentesche del 14 novembre 2012, particolarmente in quella svoltasi a Roma. E non può non rilevare che simili violenze purtroppo si ripetono con preoccupante frequenza negli ultimi anni, seguendo la medesima dinamica, a partire dal G8 di Genova.

E’ il caso di sottolineare che in un regime democratico il compito delle Forze dell’ordine, in simili circostanze, è di garantire al cittadino il diritto di manifestare pacificamente le proprie opinioni, come sancisce la nostra bella Costituzione, ove necessario isolando quanti partecipino ai cortei mossi soprattutto dal proposito dello scontro, i quali, peraltro, rischiano di ridurre se non di compromettere l’efficacia della lotta, perché con il loro comportamento oscurano la denuncia delle ingiustizie che la  motivano.

Ma le intemperanze di una minoranza di manifestanti non giustifica una reazione sproporzionata e diretta contro la generalità dei giovani nelle forme inammissibili che si sono viste. Così come il clamore degli avvenimenti impone alle classi dirigenti italiane ed europee l’ obbligo morale, prima ancora che politico, di ascoltare attentamente le urla di disperazione di una intera generazione, la quale è privata del proprio futuro dal pensiero unico neo-liberista che governa il continente perseguendo un rigore cieco e a senso unico, motore di una recessione economica che scarica esclusivamente sui più deboli i costi di una crisi creata dalla grande speculazione finanziaria internazionale, mentre altri continuano ad arricchirsi.

Per trovare una situazione come quella presente, per cui i figli sono destinati a stare peggio dei padri, interrompendo una progressione che ha segnato positivamente tutta la modernità, bisogna risalire addirittura alle invasioni barbariche che, nel 476 D.C., provocarono la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la chiusura dell’età classica! La conseguenza furono mille anni di Medioevo!

Perciò ai nostri giovani lo Stato deve risposte diverse dalla repressione violenta della legittima protesta: deve restituire loro la speranza, operando alla crescita economica e del lavoro; deve dargli la possibilità di progettare la propria vita, ed anche la capacità di sognare. Perché è giusto e perché essi sono la più grande energia di cui l’Italia, sotto ogni aspetto, dispone.

La lunga tradizione di lotta della nostra Associazione ci permette di suggerire – senza nulla togliere alle prevalenti responsabilità di chi deve tutelare democraticamente l’ordine pubblico – ai movimenti di lotta di esercitare una sorveglianza attenta ed autonoma su quelle frange che praticano lo scontro per lo scontro, fuori dall’analisi politica della situazione attuale, e soprattutto sui provocatori che puntano all’avvitamento violento dei movimenti, ed invita quindi i giovani a recidere ogni contiguità e a condannare ogni atto di violenza.

Le responsabilità di quanto è avvenuto debbono essere subito accertate e tempestivamente sanzionate: va chiarito se ricadono su singoli operatori, non educati alla normale dialettica democratica, o se invece, come pure è successo nel recente passato, investono la catena di comando (nel qual caso si aprirebbe un grosso problema politico), per fugare ogni dubbio rendendo giustizia agli offesi e così recuperare il necessario clima di fiducia nelle Istituzioni pubbliche, nella stessa polizia, vista l’ importante funzione di presidio di legalità cui la stessa è chiamata nel Paese.

Senza mai far venire meno la consapevolezza di essere apparato non secondario di uno Stato democratico, il nostro, nato dalla Resistenza e che ha nell’antifascismo, perciò nella trasparenza e nel rispetto degli altri, il suo principale radicamento politico, ideale e culturale, cui tutti dobbiamo coerenza.

Per questo l’ A.N.P.I. grossetana prende atto della decisione dei Ministri degli Interni e di Grazia e Giustizia di svolgere sui fatti in esame una inchiesta interna, ed al tempo stesso chiede energicamente che essa sia condotta con lo scrupolo che il caso richiede e conclusa quanto prima, punendo in maniera adeguata gli autori di ogni abuso accertato.

 

 

Grosseto 16 novembre 2012

 

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