Iniziativa ANPI 4 novembre a Manciano

L’INUTILE STRAGE
Nel centenario della fine della Prima guerra mondiale
iniziativa promossa dall’ANPI di Manciano il 4 novembre

In occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale l’ANPI, sezione di Manciano, organizza e promuove, fuori da logiche acriticamente commemorative, un’iniziativa dedicata alla memoria di un evento drammatico che papa Benedetto XV definì una inutile strage, e alla riflessione storica e culturale sulle cause e le conseguenze della Grande guerra.
L’iniziativa, che si svolgerà nei locali della Consulta per il Sociale “La Pesa” – via Circonvallazione Sud – a Manciano, il 4 novembre 2018, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, prevede un breve intervento introduttivo di contestualizzazione storica di Lucio Niccolai, docente di materie letterarie nelle scuole superiori; una esposizione di materiali documentari dedicati alla partecipazione dei mancianesi al conflitto, curata da Daniele Pratesi e Renzo Cappelletti; Rita Montauti, Mariangela Serra, Francesco e Michele Riva leggeranno brani della tradizione letteraria e dalle lettere di mancianesi al fronte; I Badilanti presenteranno ed interpreteranno una selezione di Canzoni contro la guerra.
Al termine della manifestazione, un momento conviviale con piatti della tradizione preparati dai soci ANPI e vini del territorio offerti da Antonio Camillo.

https://drive.google.com/file/d/0B76hjxop7jNleVRVOGJMNmhLVTB3aFF2dEFqa0tFNmhjeGhF/view?usp=sharing

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Intervento di Beppe Corlito per l’incontro del Circolo di RC di Follonica sull’antifascismo.

Alle compagne e ai compagni del Circolo di Rifondazione Comunista di Follonica e a tutti gli antifascisti presenti
Care compagne e cari compagni,
non potrò essere presente al vostro incontro di questa sera perché ho accettato da alcuni mesi di essere relatore al congresso della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica a Rimini e la distanza non mi permette di arrivare in tempo. Vi ringrazio dell’invito e in particolare il compagno Enrico Calossi. Me ne spiace molto per lo spirito unitario, che avete voluto dare all’iniziativa. Infatti da circa un anno sostengo che il movimento antifascista grossetano deve cambiare passo in direzione dell’unità democratica antifascista. L’ANPI da tempo si propone di arrivare agli “stati generali dell’antifascismo grossetano” e mi auguro che il vostro incontro possa essere uno dei passi di avvicinamento a questa scadenza. Ovviamente un breve intervento scritto non può sostituire la presenza fisica e un dialogo fraterno guardandosi negli occhi nel mondo attuale in cui la realtà virtuale pretende di sostituirsi alla realtà materiale e sensibile. Ma questo poco posso fare a sostegno del vostro lavoro.
Le due manifestazioni antifasciste dell’8 settembre scorso, nonostante la loro buona riuscita, pesano sulla coscienza di tutti i sinceri antifascisti grossetani. Lavorare seriamente per l’unità vuol dire non trovarsi in futuro in una situazione analoga.
È abbastanza ovvio che la posizione generale per cui l’antifascismo deve essere di classe sia condivisibile e di conseguenza non possa essere motivo di divisioni per ragioni teoriche e anche pratiche. Il fascismo di per sé secondo la teorizzazione di Gramsci, poi di De Felice, rappresenta la mobilitazione della piccola borghesia, spaventata dalla crisi economico-sociale e fuori dell’egemonia del movimento dei lavoratori. È quello che è successo negli anni Trenta del secolo scorso ed è quello che accade oggi, attraverso l’occultamento dello scontro tra le classi sotto l’ideologia nazionalista (“prima gli italiani”) e razzista contro i migranti che porterebbero via lavoro e risorse, contro ogni evidenza dei dati statistici ufficiali. Il fascismo è ancora oggi – come è sempre stato – la “carta di riserva” delle classi dominanti , ma un possibile avvitamento della crisi può farlo diventare il cane da guardia dei loro interessi attraverso soluzioni politiche autoritarie. Dunque anche l’antifascismo deve essere una risposta di classe e quindi occorre puntare all’unità dei lavoratori e di tutti i ceti meno abbienti. Questa per me è la base sociale dell’unità democratica e antifascista, che va difesa a tutti i costi.
Va in questa direzione anche l’analisi della fase politica nazionale e internazionale. Non voglio usare questa breve nota per condurre una lunga analisi, che potrà essere oggetto di uno dei prossimi momenti di discussione tra gli antifascisti grossetani. È sotto gli occhi di tutti che nell’intero pianeta domini un vento di destra e che il movimento dei lavoratori stia sulla difensiva rispetto ai diritti democratici elementari e alle proprie condizioni di vita e di lavoro. Democrazia e diritto al lavoro sono strettamente connessi tra loro. La conseguenza di questo è ancora la necessità di lavorare per l’unità di tutto il movimento democratico e antifascista. Regalare all’avversario ogni sia pur piccola frazione del movimento, compreso la socialdemocrazia più moderata ed infiltrata di ideologie neoliberiste e altre componenti democratiche ed umanitarie, rischia di riproporre un’idea degli anni Trenta, poi tardivamente autocriticata quanto si affermò il nazi-fascismo in tutta Europa, quella del “social-fascismo” di staliniana memoria.
Due parole per smentire che questa posizione dell’ANPI la appiattisca su quella del PD. Dico che è una critica strumentale, basta citare il No al referendum costituzionale nel 2016 per smentirla. Quella campagna referendaria è stata i banco di prova della “nuova stagione” dell’ANPI, in cui la nuova generazione degli antifascisti dell’ANPI ha preso il testimone da quella dei partigiani combattenti e ha difeso fino in fondo l’autonomia della nostra Associazione ed ha intenzione di continuare a farlo, come è accaduto nella severa autocritica dell’errore politico in occasione della manifestazione di Macerata. L’autonomia dell’ANPI, da tutti i partiti, compresi quelli “di sinistra”, è contemplata nel nostro Statuto nazionale e ribadita nei documenti congressuali ed ufficiali più recenti.
Infine non possiamo continuare nel malvezzo di un secolo e oltre del movimento dei lavoratori italiani per cui ogni diversità di natura teorica diventa quasi automaticamente una divisione organizzativa. Ciò ha sempre fatto il gioco dell’avversario di classe. Questo è il rischio nel ripresentarsi di situazioni come quelle dell’8 settembre scorso. Occorre fermarci finché siamo in tempo e costruire alacremente l’unità, in cui ciascuno si tiene le proprie idee teoriche pur nel confronto politico delle posizioni, ma tutti insieme lavoriamo su obbiettivi concreti e comuni.
Vi auguro buon lavoro con la speranza che ci siano altre occasioni di proficuo ed unitario confronto.
Grosseto, 10 ottobre 201820170322_103359