ANPInews n.216 – 27 settembre/4 ottobre 2016

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

APPUNTAMENTI

►”Le ragioni del NO”: il 29 settembre a Cinisello Balsamo iniziativa pubblica promossa dal locale Comitato per il NO alla riforma costituzionale. Interverranno, tra gli altri, Carlo Smuraglia e Armando Spataro, Procuratore capo di Torino

►”Un NO di buone ragioni”: il 4 ottobre a Milano iniziativa pubblica promossa dalla CGIL. Interverranno, tra gli altri, Carlo Smuraglia e Alessandro Pace, Presidente del Comitato nazionale per il no alla riforma costituzionale.

ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

► “L’Atlante delle stragi naziste e fasciste” come strumento di memoria

► A dicembre si vota

► Il “NO” e la storia

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Intervento del presidente provinciale Flavio Agresti……………………………

La mattina presto dello scorso 8 settembre ho ricevuto una gradita telefonata di Licia Bianchini, una icona della Resistenza grossetana, la quale mi ha detto: “Auguri, presidente, a lei e alla nostra Anpi. Tutto è cominciato 73 anni fa, proprio in questo giorno”. E poi, nella conversazione che ne è seguita, ha continuato con queste parole: “Sa, la Resistenza è anche una bella favola che io vorrei tanto raccontare ai giovani e ai bambini”. Io penso che in questo augurio e in questo desiderio di una partigiana ormai ultranovantenne si esprimano la consapevolezza dell’attualità di una presenza, quella dell’antifascismo, e una grande fiducia nel futuro, malgrado tutto. Proprio per questo non lasceremo cadere tanto preziosa disponibilità.

D’altro canto, qualche giorno fa, replicando a modo loro ad un nostro comunicato, i dirigenti provinciali di Forza Nuova, l’organizzazione più radicale dell’estrema destra che raccoglie gli epigoni del fascismo, hanno stupidamente ironizzato sui “nonni” dell’Anpi, che sarebbero fuori dal tempo e che, rincorrendo fantasmi, vivrebbero dal ’45 a spese del contribuente. Ecco, anche tanto sarcasmo e quell’accusa gratuita, quanto ricorrente da certi ambienti, stanno li a dimostrare come siano ancora necessari e vitali i valori che i resistenti e la loro organizzazione impersonano e promuovono; cioè stanno li a dimostrare tutta la pregnanza del pensiero e delle nobili aspirazioni della signora Bianchini.

Non so se i “giovanotti” di Forza Nuova se ne rendono conto, ma chi divide anziani e giovani rivela una forma mentis che facilmente li fa passare a dividere uomo e donna, ricco e povero, bianco e nero, connazionale e immigrato, etero e omosessuale, perseguendo una società violenta nella quale il più forte domina e i deboli subiscono. Come prova lo stesso striscione esposto nei giorni scorsi dai neofascisti nei pressi di un supermercato coop a Grosseto. C’era scritto press’a poco così: “Togliamo i soldi agli immigrati e diamoli ai terremotati.” La solita menata razzista finalizzata a scatenare una guerra tra bisognosi per consentire ai potenti di continuare a fare indisturbati gli affari loro.

Se fosse una cosa locale non ci preoccuperebbe più di tanto. Ma il fatto è che questi personaggi e questo modo di pensare e agire hanno la loro radice in un contesto europeo decadente, anche sotto il profilo etico: perciò sono pericolosi. Quasi ovunque si sviluppano movimenti xenofobi che propugnano il ritorno alle piccole patrie nazionali in luogo della dimensione comunitaria, talora portando al governo partiti che si richiamano addirittura al nazismo, con tutto il loro bagaglio fortemente identitario e intriso di prevaricazione. Questi sono alimentati dall’intreccio tra la crisi economico-sociale, creata dalle centrali finanziarie mondiali, e quella della politica, incapace di gestire efficacemente il dilagare della disoccupazione e di dare risposte adeguate e condivise, comunque ispirate al criterio dell’accoglienza e della solidarietà, al fenomeno epocale delle migrazioni. Sempre più spesso alle elezioni è la destra estrema che avanza, mentre i vari governanti non trovano di meglio che sposarne sostanzialmente i disvalori nel tentativo di arginarla, ma in realtà le tirano la volata. Sulla scia dei desiderata dei grandi finanzieri mettono in atto politiche che concentrano il potere sugli esecutivi a svantaggio dei parlamenti e della rappresentanza democratica, spacciando il tutto per riformismo e innovazione.

La democrazia è radicata in Europa e negli europei, ma non per questo la situazione va sottovalutata. Abbiamo dato i natali al Rinascimento e all’Illuminismo, ma abbiamo subìto
anche la Controriforma e l’Assolutismo, il fascismo e il nazismo e le due guerre mondiali del Novecento, a dimostrazione del fatto che ricadute autoritarie e finanche dittatoriali, tragedie epocali, sono sempre possibili. Insomma, io credo che se i fascisti non sono adesso di nuovo alle porte, la dicotomia fascismo-antifascismo non sia soltanto roba da libri di storia, come in troppi vorrebbero che credessimo, ma riguardi i giorni correnti come non è mai accaduto dopo la Liberazione. L’asservimento dell’informazione, il decadimento del linguaggio e l’aggressività di tanti comportamenti individuali e collettivi sono anch’essi indicativi di una china allarmante nella quale stiamo scivolando, sembrerebbe inesorabilmente. Da un bel po’ i figli sono messi peggio dei padri, in termini materiali e di aspettative generali, capovolgendo una progressione delle condizioni di vita che, tra alti e bassi, ha caratterizzato la Modernità.

Tuttavia la rassegnazione sarebbe la peggiore delle reazioni da parte nostra. Se “i problemi si pongono quando esistono le condizioni per risolverli”, dobbiamo essere capaci di cogliere quelle condizioni e di costruire su di esse una politica nuova e forte che inverta la tendenza in atto aprendo una prospettiva positiva. Non voglio esagerare, ma più ci penso più mi convinco del fatto che ciò che veramente occorre è produrre, nelle condizioni di oggi, una rigenerazione del pensiero e della prassi che dia il là ad un grande moto rigeneratore della società, il quale, per estensione e profondità, sia paragonabile a quella “Rinascenza Carolingia” che prima dell’anno Mille avviò l’uscita dell’Europa dal Medio Evo. Perché un’epoca è finita, pagando il conto di una Modernità valuta dal positivismo, che, tra tanti meriti, è stata ed è insieme inquinatrice, sprecona e socialmente iniqua, mentre una civiltà migliore stenta ad imporsi.

Da questo punto di vista la cura e la trasmissione della memoria alle giovani generazioni è fondamentale, perché chi non sa da dove viene non sa neppure dove andare. Le celebrazioni, se svolte non ritualmente ma nel contesto dell’approfondimento storico, come oggi ha magistralmente fatto l’amico Franco Dominici intrattenendoci sull’eccidio nazista avvenuto qui a Roccalbegna l’11 Giugno del 1944, non sono affatto da trascurare; meglio sarebbe se ad esse partecipassero particolarmente i giovani che vanno a scuola. Tanto più che tra l’Anpi e le Autorità scolastiche esiste un protocollo che disciplina l’apprendimento, da parte degli studenti, dell’antifascismo e della Resistenza quali eventi che hanno fondato la Stato democratico dando vita alla Costituzione Repubblicana. All’interno dei Licei sono i partigiani viventi che rendono le loro testimonianze, sempre ad uditori attentissimi composti da ragazzi e insegnanti. Oggi sono presenti tra noi due di questi “professori” che ringrazio sinceramente a nome di tutti i presenti: Ameglio Machetti, che la Resistenza l’ha fatta nell’area di Monticiano, nel senese, e Aroldo Colombini, un membro della formazione del Tenente “Gino” e tra i protagonisti della Liberazione di Cana. Sono due di quei “nonni” dell’Anpi che, nonostante la loro età, quanto a lucidità mentale ed energia fisica e importanza del ruolo svolto nella Comunità, sopravanzano di molto tanti destrosi e maleducati e vacui cultori della giovinezza!

Ma la conoscenza dei fatti eroici del passato è la base di quella “memoria attiva”, nel senso dell’impianto nel mondo attuale dei valori che mossero i resistenti tanti anni fa, che costituisce la missione principale della nostra Associazione. Questi sono: la libertà e la democrazia, la pace, la promozione della dignità umana, il rispetto reciproco, la giustizia sociale. I primi tre sono la condizione per l’affermazione degli altri e contemporaneamente il loro risultato.

L’aumento delle disuguaglianze e della povertà, conseguenti al fallimento del neo-liberismo, spinge la politica a percorrere strade inesplorate, intanto operando un ribaltamento paradigmatico: invece della crescita infinita, che inquinando la natura compromette la vivibilità del Pianeta, è l’equità che deve essere perseguita, perché nel mondo di ricchezza ce n’è a sufficienza per tutti; il problema è che essa è distribuita in maniera ineguale. Contestualmente si dovrà realizzare un più forte intreccio tra economia e Umanesimo, mettendo l’uomo al centro dell’agenda politica, al posto oggi occupato dal denaro, anche perché questo è il modo di aumentare il lavoro risolvendo i problemi veri delle persone. Ciò significa che il mercato andrà attivato non tanto dall’offerta quanto dalla domanda, superando una situazione per cui è l’industria che decide quali prodotti mettere in commercio, convincendo i consumatori, con la pubblicità, che essi rispecchiano i loro bisogni. Soltanto l’uomo conosce i propri bisogni e bisogna metterlo nella condizione di esprimerli compiutamente per modellare su questi il meccanismo economico, facendo fare alla base produttiva un salto qualitativo enorme. E’ così che si arriva alla piena realizzazione della persona umana. E’ questo il cuore delle libertà!

Allora i cosiddetti “corpi intermedi” e le stesse istituzioni pubbliche nelle quali vive, per definizione, la partecipazione della gente alle scelte che si compiono, hanno una funzione insostituibile, direi strategica, che in quanto tale dovrà essere fortemente valorizzata, non sacrificata per applicare anche nel nostro Paese modelli politici che si fondano sull’uomo solo al comando. Voi tutti conoscete da posizione assunta dall’Anpi sulla cosiddetta “riforma” della Costituzione. Non insisto sull’argomento, perché questa non è la sede per fare propaganda. Però dico agli elettori: informatevi per esprimere al referendum un voto consapevole, non prestando attenzione alla faciloneria e alla demagogia di chi parla di rapidità delle decisioni e di grandi risparmi che sarebbero distribuiti ai bisognosi. La democrazia ha i suoi costi e i suoi tempi: qualora fossero compressi oltre il limite oggettivo verrebbe meno la libertà di tutti. Se oggi il denaro e la politica hanno velocità diverse, è il primo che deve essere messo in linea con la necessaria regolamentazione della finanza, se la sovranità popolare è ancora un valore irrinunciabile.

Ma l’Umanesimo, che riguarda tutti gli uomini, o riscatta soprattutto gli ultimi o è un’altra cosa. E oggi gli ultimi degli ultimi sono gli immigrati. Essi sono uomini come noi, titolari dei nostri stessi diritti fondamentali, la cui colpa è soltanto quella di essere nati nella parte più sfortunata del mondo; fuggono dalla fame e dalle guerre, spesso fomentate dall’Occidente opulento per i propri interessi economici e geopolitici, e abbisognano di tutto il nostro sostegno. Che non possiamo negare per ragioni umanitarie e anche per il fatto che dopo due secoli di colonialismo, durante i quali le potenze europee hanno portato via dal Terzo Mondo tutto ciò che avevano a portata di mano (e continuano a farlo con meccanismi più sofisticati), siamo largamente loro debitori.

Pur tuttavia c’è chi strumentalizza il flusso di questi disgraziati, gonfiando le vele della destra con la paura del diverso che verrebbe in casa altrui per appropriasi della nostra roba portando tra noi il terrorismo. E’ una bufala colossale e interessata, perché è dimostrato che gli immigrati danno più di quanto prendono e che gli assassini dell’Isis finora individuati sono tutti nati e cresciuti in Europa, spesso in famiglie benestanti. I contributi che versano concorrono a pagare le nostre pensioni e senza il loro lavoro, quasi sempre svolto in condizioni di schiavitù, sulla nostra tavola mancherebbero non pochi alimenti essenziali. Mentre molti paesini sono tornati a vivere grazie al loro arrivo. Insomma, più di un problema sono e dovranno diventare un’opportunità. Se tanta gente vive male questa situazione è perché governi dalla vista corta si sono dimostrati incapaci di gestire seriamente la situazione. O semplicemente non hanno voluto.

Anche noi siamo per aiutare chi emigra a casa sua, modificando i meccanismi economico-commerciali e cessando i conflitti armati; ma questo non metterebbe fine agli arrivi, perché i vecchi equilibri sono saltati per sempre; il mondo non sarà mai più quello di prima per quanti muri l’egoismo dei ricchi potrà costruire.
Si globalizzano i mercati, gli affari e le relazioni, è impensabile che non si globalizzi l’uomo, la cui Patria sarà sempre di più il mondo intero. Prima ce ne rendiamo conto, mettendoci al passo, meglio sarà. Non si può mandare indietro chi ha fame; soltanto i delinquenti vanno rimpatriati d’autorità.

D’altronde la storia dimostra che la condizione umana è sempre progredita quando c’è stato mescolamento di razze e di culture. Perché da questo è nato un uomo nuovo, capace di capire il proprio tempo. Noi contemporanei abbiamo inventato la Modernità, dopo l’Umanesimo, anche perché siamo il risultato della fusione dei popoli latini e nordeuropei conseguente alle “invasioni barbariche” del V secolo. Se così è, voglio sperare che dalla globalizzazione in corso derivi una Umanità globalizzata e più evoluta e intelligente e perciò portatrice dei germi di un “nuovo inizio” che rechi l’avvento di un’epoca superiore, senza il quale cadremmo in una decadenza rovinosa: un moto storico che purtroppo non è alla nostra portata, in quanto noi, uomini del Novecento, siamo imbevuti dei limiti culturali di una modello di vita ormai arrivato al capolinea. A noi spetta tenere aperta la via di questa evoluzione.

Questo, che lo si veda o no, è il mondo di oggi; questi sono i temi e il cimento degli anni correnti, sui quali si misurerà l’efficacia e la vitalità dell’antifascismo e del messaggio liberatore lanciato dalla Resistenza. Qui si decide se la “bella favola” di Licia è solo da raccontare o se invece, come io credo, è in larga misura ancora da scrivere.

A tanto ci chiamano i Partigiani ancora in vita e quelli che caddero combattendo; ci chiamano i molti che come Imolo Bindi, Roberto Bizzarri, Santi Lazzerini, Ariberto Margiacchi, Pio Pierini, Livio Polemi, sono stati vittime innocenti della barbarie nazista: Il loro sacrificio ci permette di vivere nella democrazia e nella libertà e soprattutto ci impegna a continuare sempre la loro lotta per il bene comune. Cerchiamo di essere degni della loro memoria e del loro eroismo.

Roccalbegna, li 24 settembre 2016

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Sabato 24 settembre 2016, ore 18 Sala Contrattazioni della Camera di Commercio Via Cairoli 11, Grosseto *** Inaugurazione della mostra “Voci, silenzi, immagini. Memoria e storia di donne grossetane”

Sabato 24 settembre alle ore 18 sarà inaugurata nella Sala Contrattazioni della Camera di Commercio la mostra “Voci, silenzi, immagini. Memoria e storia di donne grossetane”. L’iniziativa è organizzata dall’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea e dal Centro Donna in occasione della Notte Visibile della Cultura. Sono previste visite guidate, la prima alle ore 18.30, la seconda alle ore 21.30. La mostra è una delle tappe per il passaporto dell’arte.

La mostra, attraverso documenti e foto, segue il filo dell’evoluzione dei movimenti femminili grossetani, dall’organizzazione dei primi gruppi di sostenitrici dell’Unione donne italiane (UDI) e del Centro italiano femminile (CIF) negli anni Quaranta alla formazione del Collettivo femminista negli anni Settanta, dall’occupazione dell’ex orfanotrofio Garibaldi alla fondazione del Centro Donna, di cui quest’anno ricorre il trentennale. Completano l’esposizione una selezione di volumi e di riviste storiche del femminismo italiano, provenienti dal Centro Documentazione Donna e dalla biblioteca del Centro Donna, che danno conto dell’evoluzione del pensiero e della riflessione delle donne e sulle donne.

Dopo la giornata inaugurale, la mostra sarà aperta dal 26 al 30 dalle 16 alle 19; su appuntamento sarà possibile organizzare visite guidate per le scuole.

Info: Isgrec, via De’ Barberi, 61 | 58100 Grosseto | tel/fax 0564 415219 | segreteria@isgrec.it | http://www.isgrec.it

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” Frammenti di storia e di memoria per non dimenticare”

Con preghiera della massima diffusione tra gli iscritti e con la raccomandazione di una auspicata partecipazione , si allega il volantino relativo all’ incontro ” Frammenti di storia e di memoria per non dimenticare”, che si terrà sabato prossimo 24 settembre 2016 alle ore 16,30 presso la Sala Casa in Roccalbegna.
Fraterni saluti,

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Segreteria provinciale ANPI

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