A Gino

Le ali per volare da te

sono sempre più leggere

amo questo volo sognato

Incontrerò la tua anima nell’infinito.

Ti riconoscerò tra i buoni della terra

che hanno meritato

d’essere angeli come te.

Io e i tuoi cari compagni d’arme

continueremo il nostro viaggio terreno

orgogliosi

del tuo coraggio.

Arrivederci, non addio.

Licia

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Orazione in memoria del Tenente Gino e del Soldato Giovanni

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Sono molto emozionata ed onorata di essere qui oggi a tenere l’orazione in memoria del Tenete Gino e del Soldato Giovanni. Mi onora poter ricordare questi ragazzi con voi tutti, e ricordandoli pubblicamente togliere loro la patina di eroi che li allontana da chi non li ha conosciuti direttamente e restituire il loro valore di uomini veri, tentando di ricostruire i loro sguardi e i loro sentimenti.
Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia antifascista in cui si raccontavano le vicende dei partigiani e della Resistenza come si raccontavano le storie di famiglia, così che per me i partigiani non sono mai stati un’entità astratta avvinta dalla retorica, ruolo in cui, nell’urgenza di costruire un pantheon laico a guardia della neonata Repubblica sono stati relegati in fretta e con superficialità, ma persone reali, di carne sangue e cuore.
Così è per me, che appartengo ad una generazione intermedia a cui la Resistenza è spesso stata spiegata direttamente da chi l’ha vissuta, e a cui i valori fondanti della nostra società sono arrivati quasi per osmosi.
Non altrettanto è per i giovani che non trovano in famiglia, raramente nella scuola, e mai nel tessuto sociale in cui vivono oggi la narrazione onesta della Resistenza: non più tardi di un mese fa, a ridosso della Festa della Liberazione, mi sono sentita chiedere da una bambina di dieci anni chi fossero i Partigiani.
Dobbiamo allora cogliere queste occasioni di memoria per spiegare che cosa fu la Resistenza, senza indulgere troppo alla commemorazione eroica vuota di contenuti.Dobbiamo cercare di immaginare e ricostruire, noi per primi, che turbamenti dovessero agitare i tenenti Luigi Canzanelli e Antonio Lucchini nell’immediatezza dell’armistizio: la decisione di diventare banditi (come i tedeschi e i repubblichini definivano i partigiani) per loro, uomini di disciplina, è da considerare in tutto il suo valore dirompente.
Con pari ammirazione si deve valutare la scelta di organizzare una piccola scuola per i ragazzi del paese, che trasmettesse e fortificasse in chi era cresciuto immerso nel pensiero unico fascista gli ideali di libertà, uguaglianza, equità.
E se negli ufficiali istruiti questi ideali erano presenti e consolidati provate a pensare a Giovanni Conti, che nella sua giovane vita di duro lavoro e analfabetismo aveva pur tuttavia maturato il desiderio di riscatto.
Oggi, qui, voglio celebrare questa importante eredità morale del Tenente Gino e del Soldato Giovanni: l’aver creduto fino alla morte che tutti debbano avere uguali opportunità, che la cultura e lo studio sono strumenti di libertà e di arricchimento non solo personale ma diffuso.
Invito tutti a raccogliere questi valori che hanno ispirato la nostra Costituzione e  trasmetterli ai ragazzi, e a non lasciare che un nuovo strisciante fascismo ci privi pezzo per pezzo della cultura, dell’uguaglianza, del lavoro e (più importante di tutto) della speranza.
La logora esortazione, a non far sì che i partigiani siano morti invano, si rinnova di senso oggi che l’Italia è afflitta da una crisi morale, prima ancora che economica, che l’ha condotta a cannibalizzare il proprio futuro togliendo risorse alle nuove generazioni.
Come giovane donna e anche come mamma, prima ancora che come appartenete all’associazione dei Partigiani, mi impegno quotidianamente affinchè il lascito morale di Luigi e Giovanni non venga disperso dal vento dell’individualismo: mi conforta nella lotta quotidiana sapere che a raccogliere il testimone e a difendere quella Costituzione che si vuole cambiare prima di averla applicata totalmente, ci sono molti, e molti giovani!
Vi saluto e rendo omaggio ai Partigiani qui caduti e a quelli che sono rimasti a ricordarli con le parole di un poeta:

Qui vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti li avessero aperti
per sempre alla luce.
G. Ungaretti

 

Sara Ticciati