Vinci Querci

Vinci nasce a Gavorrano il 20 settembre 1921.

Il padre Ezio è un socialista ripetutamente preso di mira dai fascisti: la seconda bastonatura cui è sottoposto, nel 1933, lo porta ad un ricovero in ospedale e, dopo non molto, alla morte per le conseguenze del pestaggio. Logico che il clima politico che si respirava in casa Querci fosse fortemente antifascista.

Diciottenne, inizia a lavorare nella miniera di pirite del suo paese natale fino al 1941, anno in cui il fascismo lo manda militare a Boves (Cuneo) dove resta fino all’ 8 settembre 1943.

Nello sbandamento dell’esercito italiano, Vinci raggiunge Gavorrano dove, per evitare i bandi repubblichini e la cattura, si dà alla macchia con altri ex soldati e coetanei ispirati da sentimenti antifascisti.

Dal febbraio 1944 l’attività partigiana organizzata la svolge nei fitti boschi intorno a Massa Marittima, con la formazione ‘’Camicia Bianca’’ comandata da Renato Piccioli e facente parte del Raggruppamento Patrioti ‘’Amiata’’ del tenente colonnello Adalberto Croci che ne certifica l’appartenenza dal 25 maggio al 20 luglio 1944.

Con questa formazione partigiana, vera e propria minaccia quotidiana per le retrovie naziste, Vinci Querci partecipa a svariate azioni di guerra sia sulle colline de La Pesta (Lago dell’ Accesa), che nelle boscaglie intorno a Prata e Niccioleta, entrando in Massa Marittima e liberandola definitivamente dal nazifascismo il 24 giugno in collaborazione con la V^ Armata americana.

Dopo la Liberazione, Vinci aderisce con convinzione al Partito Comunista e presenzia ad ogni manifestazione antifascista. Nel frattempo continua la sua attività lavorativa come minatore, come metalmeccanico in una fabbrica di Torino dell’indotto Fiat ed infine, dopo un incidente sul lavoro, come dipendente del Comune gavorranese.

Il partigiano Vinci è deceduto a Gavorrano il 26 febbraio 1994

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(Scheda di Luciano Querci e Aldo Montalti – Si ringrazia la famiglia Querci per foto e materiale messo a disposizione).

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Riceviamo da Aldo Montalti…….

Ugo Ugolini

 E’ giusto rendere omaggio e ricordare con la stessa gratitudine anche coloro che, pur non figurando come partigiani combattenti, rappresentarono l’ossatura organizzativa, logistica, informativa: le coraggiose ‘’staffette”, giovanissime ragazze o esperti compagni che avevano tenuto duro fin dagli albori delle violenze fasciste.
La famiglia di Ugo Ugolini fu uno dei tanti mirabili esempi di questo fondamentale retroterra partigiano senza il quale, è riconosciuto da tutti, non vi sarebbe stata vittoria definitiva. Continua a leggere

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