Jean Ferrat, Notte e nebbia….

Ils étaient vingt et cent, ils étaient des milliers
Nus et maigres, tremblants, dans ces wagons plombés
Qui déchiraient la nuit de leurs ongles battants
Ils étaient des milliers, ils étaient vingt et cent

Ils se croyaient des hommes, n’étaient plus que des nombres
Depuis longtemps leurs dés avaient été jetés
Dès que la main retombe il ne reste qu’une ombre
Ils ne devaient jamais plus revoir un été

La fuite monotone et sans hâte du temps
Survivre encore un jour, une heure, obstinément
Combien de tours de roues, d’arrêts et de départs
Qui n’en finissent pas de distiller l’espoir

Ils s’appelaient Jean-Pierre, Natacha ou Samuel
Certains priaient Jésus, Jéhovah ou Vichnou
D’autres ne priaient pas, mais qu’importe le ciel
Ils voulaient simplement ne plus vivre à genoux

Ils n’arrivaient pas tous à la fin du voyage
Ceux qui sont revenus peuvent-ils être heureux
Ils essaient d’oublier, étonnés qu’à leur âge
Les veines de leurs bras soient devenues si bleues

Les Allemands guettaient du haut des miradors
La lune se taisait comme vous vous taisiez
En regardant au loin, en regardant dehors
Votre chair était tendre à leurs chiens policiers

On me dit à présent que ces mots n’ont plus cours
Qu’il vaut mieux ne chanter que des chansons d’amour
Que le sang sèche vite en entrant dans l’histoire
Et qu’il ne sert à rien de prendre une guitare

Mais qui donc est de taille à pouvoir m’arrêter ?
L’ombre s’est faite humaine, aujourd’hui c’est l’été
Je twisterais les mots s’il fallait les twister
Pour qu’un jour les enfants sachent qui vous étiez

Vous étiez vingt et cent, vous étiez des milliers
Nus et maigres, tremblants, dans ces wagons plombés
Qui déchiriez la nuit de vos ongles battants
Vous étiez des milliers, vous étiez vingt et cent

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Cantami un tango in yiddish………

Cantami un tango in yiddish,
Che sia chassidico,
Che la nonna lo possa capire
E pure ballarlo.

Cantami un tango dei sopravvissuti,
Del popolo disperso,
Che i bambini, grandi e piccoli,
Possano capirlo e pure ballarlo!

Suona, suona, Klezmer, suona
Col sentimento del cuore ebraico,
Suona con danza, suona,
Suona, ti chiedo, con l’anima e col sentimento.

Cantami un tango, ma che non sia ariano,
Che non sia né ariano né barbaro,
Che i nostri nemici vedano che ancora balliamo,
Davvero un ballo di fuoco!

Cantami un tango di pace,
Che sia di pace e non un sogno,
Che Hitler con la sua pazzia siano maledetti…
Oh sarà un ballo per voi!

(https://www.facebook.com/caterina.camillo?fref=ts)

Giorno della Memoria 2014

Giorno della Memoria 2014

Cari concittadini, nella giornata di ieri, su iniziativa dell’ANPI abbiamo reso omaggio al campo di concentramento degli ebrei della nostra provincia a Roccatederighi.
Nel Giorno della memoria, accanto alla riflessione sulla Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, dei Rom e dei Sinti, degli omosessuali, dei malati di mente e dei portatori di handicap, ricordiamo anche i cittadini grossetani che hanno subìto la deportazione, la prigionia e la morte.
Albo Bellucci, Giuseppe Scopetani e Tullio Mazzoncini vennero deportati a Mauthausen in quanto oppositori politici. Simile destino patì anche Feliciano Bolognesi di Scarlino.
Questa breve commemorazione la teniamo proprio qui, vicino a questo bassorilievo che rappresenta la tragedia del campo si sterminio, donato dalla famiglia Mazzoncini alla comunità grossetana perché ricordi gli orrori di un’epoca che il trascorrere del tempo non deve mai consegnare all’oblio.
Nell’iscrizione si ricorda anche Etrusco Benci, una grande figura dell’antifascismo grossetano, medaglia d’oro per i meriti di lotta, combattente della guerra di Spagna e della Resistenza in Francia e Belgio (dove perirà, fucilato).
Bellucci, Scopetani e Mazzoncini furono combattenti per la libertà che già negli anni bui della dittatura si resero protagonisti di episodi di lotta antifascista e furono i primi organizzatori della Resistenza in provincia: fin dalla sera dell’8 settembre, quando insieme ad altri antifascisti come Ceccherini, De Leone e Tognetti tentarono (senza successo) di indurre il Prefetto e il Comandante del Distretto Militare all’occupazione dell’aeroporto di Grosseto.
La loro intensa azione si svolse fino al novembre del ’43, quando vennero catturati durante un rastrellamento; dei tre solo Tullio Mazzoncini riuscì a sopravvivere e nonostante le gravi ingiurie alla sua salute, rientrato in Italia, contribuì largamente alla vita delle istituzioni democratiche cittadine.
Ieri abbiamo potuto ascoltare alcune poesie della Signora Halina Birenbaum che oggi è ospite della nostra comunità; ci hanno commosso la sua forza d’animo e la sua serenità nel descrivere in senso poetico la dura vita affrontata nei campi di sterminio e mi è venuto spontaneo accostare tale atteggiomento a quello del nostro concittadino Albo Bellucci che come ci viene raccontato nelle memorie di Tullio Mazzoncini non volle privarsi della gioia del sorriso fino alla morte.
Le rinnovate tensioni antisemite e razziste che funestano anche i giorni recentissimi ci spronano a non limitare la nostra azione e riflessione al solo giorno della memoria ma ad impegnarci a chè le testimonianze dei sopravvissuti siano monito costante nella ricerca di una società fraterna di liberi e uguali. In omaggio alla nostra ospite leggiamo, di Primo Levi,

IL TRAMONTO DI FOSSOLI.
Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
“Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire”.
Nello Bracalari, Presidente Provinciale ANPI