Commemorazione di Spartaco Lavagnini

Il 27 febbraio 1921, una squadraccia fascista assassinava brutalmente Spartaco Lavagnini, dirigente sindacale e attivista comunista. Un episodio gravissimo che avviava la fascistizzazione della Toscana. Per commemorare la figura di Spartaco Lavagnini (al quale nell’immediato dopoguerra fu dedicata la sezione del PCI mancianese), l’Anpi e l’Arci di Manciano organizzano un pomeriggio di riflessione e di canti. Interverrà anche il segretario della sezione del PCI Manciano che ha recuperato e mantenuto l’intitolazione a Spartaco Lavagnini per una condivisione della memoria e dei temi portanti dell’antifascismo. L’iniziativa si svolge nei locali messi gentilmente a disposizione dall’ARCI. Questo il programma:
Domenica 3 marzo, dalle ore 18.OO, nei locali del Circolo ARCI Manciano
Francesca Lotti e Lucio Niccolai riflettono su:
Spartaco Lavagnini e l’attualità dell’antifascismo
Interviene Gabriele Porri, segretario della sezione del PCI Manciano “Spartaco Lavagnini”
La battaglia di Cable Street a Londra
nella memoria familiare di Jim Kinnibrugh
Cantata militante con i Badilanti
Segue momento conviviale finale (ognuno porta quel che vuole o quel che può).
In allegato: Breve ricerca storica su Spartaco Lavagnini per opportuna documentazione sulla figura e sui fatti.

https://drive.google.com/file/d/0B76hjxop7jNlTDkzNDFOX2VTay1hV3RuY3l0UE5GOWdnOGFN/view?usp=sharing

https://drive.google.com/file/d/0B76hjxop7jNlc3drTHZwSXRaZGZESkp1eFlNVnhyVGMtUXhz/view?usp=sharing

RELAZIONE ALLA 7^ ASSEMBLEA ANNUALE DELLA SEZIONE ANPI DI GROSSETO “ELVIO PALAZZOLI” (21 febbraio 2019)

Compagne e compagni,
come tutti gli anni (per la settima volta dal congresso di fondazione della nostra sezione del 2013) ci incontriamo, con una specifica cura della partecipazione dal basso degli scritti e dei simpatizzanti, che ci è stata riconosciuta nel documento per il piano di lavoro del 2019, approvato dai nostri organismi dirigenti provinciali. E’ motivo di soddisfazione per la nostra sezione vedere come questo stile di lavoro democratico fondato sul coinvolgimento dal basso in base alle norme del Regolamento Nazionale sia stato generalizzato e proposto a tutte le sezioni della provincia. Anzi molto rimane da fare in questa direzione; i momenti di partecipazione dal basso dovrebbero essere potenziati nelle modalità di funzionamento della “nuova ANPI”. Siamo chiamati discutere della situazione politica attuale, del bilancio del piano di lavoro per il 2018, del lancio di quello per il 2019, del consuntivo economico 2018 e dell’eventuale rinnovo o integrazione degli organismi dirigenti. Avevamo deliberato lo scorso anno che una svolta è necessaria nella gestione politica della nostra sezione e che tale svolta si concretizzava nella proposta “un lavoro di massa, inteso come azione molecolare nella comunità e nella rete sociale su gruppi e singoli cittadini, tesa a convincere che la difesa delle condizioni di vita e di lavoro passa per una ripresa coerente della politica democratica e antifascista”. Abbiamo prodotto un discreto lavoro, soprattutto concentrato sulla campagna “Mai più fascismi, mai più razzismi”, ma molto rimane da fare, prendendo atto dei limiti della nostra attività. Molti dei compagni impegnati nella campagna si sono scontrati con la difficoltà di incontrare la “gente”, cioè l’opinione pubblica grossetana, dove le posizioni di destra, fino a quelle apertamente neo-fasciste, sono oltre un terzo delle persone che è probabile incrociare all’interno di un lavoro capillare di massa. Proprio per questo il lavoro di massa è indispensabile per spostare “la gente”, anche i lavoratori, su posizioni coerentemente democratiche e antifasciste. Occorre, quindi, diventare più capaci di parlare in pubblico, di sostenere un contraddittorio o anche un dialogo con una o più persone, occorre imparare ad essere convincenti. Questi compiti non possono essere delegati ad un ristretto numero di dirigenti o peggio di oratori, adatti alle commemorazioni, senza sottovalutare per nulla il nostro lavoro per diffondere la memoria attiva. Ognuno rifletta sulla propria esperienza e su come si è convinto ad essere antifascista. Una particolare attenzione andrà posta nel lavoro in mezzo ai giovani e agli studenti.
Non è necessario condurre un’analisi della situazione politica dettagliata, non solo perché essa rimanda a quella condotta nelle relazioni degli anni precedenti, che purtroppo si sono drammaticamente avverate anche oltre le peggiori previsioni (ci riferiamo all’esito delle elezioni del 3 marzo 2018 e alla compagine governativa, che ne è emersa e che in maniera edulcorata possiamo dire “incongrua” rispetto al voto stesso), ma anche perché alla base della nostra discussione ci sono i due documenti del Comitato Provinciale: la proposta del Manifesto dell’Antifascismo Maremmano, che sarà il documento per la convocazione degli Stati Generali dell’Antifascismo, i quali si terranno il 30 marzo prossimo, e il piano di lavoro 2019. Lavorare alla riuscita degli Stati Generali nella prospettiva unitaria, che li animano, sarà il nostro obbiettivo prioritario a breve termine. Lo scorso anno avevamo segnalato “l’espansione del neo-fascismo su scala europea e delle connesse idee suprematiste, razziste, reazionarie e populiste su scala planetaria, soprattutto legate alla politica guerrafondaia ed antiecologica dell’attuale presidente degli Stati Uniti”. Ciò si sta puntualmente verificando in più zone del pianeta fino al rischio di guerra civile e di invasione militare del Venezuela. Qualsiasi giudizio politico si voglia dare del governo Maduro, quei problemi – in base ai principi della convivenza pacifica tra i popoli e tra gli stati – sono problemi interni agli stati sovrani, che non ammettono ingerenze se non gli interventi di mediazione degli organismi sovranazionali come l’ONU. Questo è il dettato dell’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale. In questo senso va l’odg adottato all’unanimità dal nostro Comitato nazionale del 6 febbraio. La gestione neo-liberista della crisi economica e sociale planetaria, conseguente alla globalizzazione, produce una migrazione di dimensioni mai viste prima nella storia umana dal sud del pianeta povero e diseredato al nord opulento. Non vi sono segnali che questo processo possa arrestarsi nel breve-medio periodo, anzi la conflittualità internazionale (armata e non) è destinata ad aumentare con la cosiddetta “guerra dei dazi”, che contrappone le superpotenze all’interno di un sistema multipolare, fortemente instabile (USA, Cina e Russia), in cui lo stesso progetto europeo è ad alto rischio di essere stritolato a causa delle improvvide politiche di austerità degli attuali dirigenti di Bruxelles, che ci allontano molto dalla rotta indicata dal Manifesto di Ventotene. Ciò è vero non solo dal punto di vista economico, dato che la ripresa dei paesi dell’Eurozona si è notevolmente rallentata, ma anche e soprattutto per la messa in crisi del modello europeo di stato sociale e di solidarietà.
Come abbiamo ribadito con forza alla manifestazione dell’8 settembre 2018, ben riuscita a livello di massa, nonostante le divisioni, che potevano essere evitate, la cartina di tornasole politica è l’atteggiamento verso i migranti. Qui il rischio è gravissimo, perché i fomentatori di odio, che occupano posti di importanza rilevante nella compagine governativa, hanno prodotto lo “sdoganamento” del razzismo più bieco, il quale è in grado di accecare lo sguardo e la capacità di comprensione dei cittadini e delle cittadine di quanto sta accadendo. Ogni problema, in primo luogo quello del lavoro, sembra essere “colpa dei migranti”. Come ha detto la nostra presidente nazionale Carla Nespolo il 13.12.2018 in una intervista in margine al congresso nazionale della FIOM: “il razzismo è sempre stato il brodo di coltura di ogni fascismo. La nostra giustizia sociale, invece, si basa sugli articoli 1 e 3 della Costituzione. Cioè sul lavoro e sul rifiuto di discriminazioni di razza e socio-economiche. … Io sono convinta che ci sia un’altra Italia, quella che, spontaneamente od organizzata dai sindacati, dall’Anpi o da altre associazioni, cerca di resistere. Un’Italia democratica, che ha alzato la voce e cerca di costruire un futuro diverso assumendosi le proprie responsabilità. Dobbiamo organizzare queste energie, in una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria. Insomma, serve unità”. Di fronte all’odio seminato a mani basse, in una incessante campagna elettorale che ci porterà fino alle elezioni europee, dobbiamo dispiegare un discorso ragionevole teso a dimostrare non solo che non siamo di fronte all’invasione (ci sono i dati che lo dimostrano), ma che è necessaria una politica vera e coerente della migrazione, basata su criteri democratici di accoglienza e di integrazione sociale attraverso il lavoro. Per molti anni è stata conservata una legge sbagliata, quella Bossi Fini, i cui caratteri razzisti e antidemocratici si sono accentuati con il decreto sicurezza dell’attuale governo, che sta producendo ancora più clandestini. Occorre avere il coraggio di riconoscere che sul tema fondamentale della migrazione l’egemonia culturale e politica è appannaggio dell’attuale ministro di polizia, nel senso che va in giro con addosso una divisa che non dovrebbe portare, ma che è la spia semantica di quale sia il suo desiderio più profondo: l’instaurazione di uno stato di polizia in cui ciascuno stia nella sua “scatola” senza disturbare il manovratore (i migranti nei campi di concentramento e anche di sterminio, meglio se in Libia; i rom nei loro campi sotto la minaccia delle ruspe; i matti nei manicomi; le puttane nelle case chiuse ecc.). Non sarà facile ricacciare la paura del diverso nel profondo di ogni cittadino italiano, dove era stata confinata dalla cultura prodotta da alcuni decenni di storia della Repubblica democratica e antifascista, nata dalla Resistenza.
Dobbiamo ribadire la persistenza, storicamente fondata, del caso italiano: non solo le posizioni a vocazione reazionaria sono ampiamente egemoni nell’attuale compagine governativa e nella maggioranza che regge il comune di Grosseto, ma siamo l’unico paese in recessione economica. Le due cose sono strettamente intrecciate perché si alimentano delle paure e alimentano le paure dei ceti sociali medio-bassi, schiacciati da 12 anni di crisi economica e sociale, salvo brevi e modeste interruzioni. A fronte di ciò è necessaria una forte azione di contrasto ai rischi del neo-fascismo, che sarà al centro dei lavori degli Stati Generali. Tale azione si sostanzia nell’indicazione di costruire l’unità democratica antifascista, che è centrale nella linea politica dell’ANPI più volte ribadita dall’ultimo congresso nazionale, nella posizione appena richiamata della Presidente nazionale e anche nei documenti della nostra sezione.
Sotto il profilo della costruzione dell’unità antifascista va fatta una riflessione sulle due recenti manifestazioni organizzate dalla nostra sezione a Grosseto per la Giornata della Memoria e per quella del Ricordo, entrambe indette in base alla legge dello stato. Dalla 2014 la nostra sezione si batte perché esse non siano gestite distintamente, ma in un continuum di iniziative, perché la causa ultima degli avvenimenti di cui si occupano è la guerra mondiale voluta dai nazisti e dai fascisti. Inoltre non pensiamo che si possa lasciare nelle mani dei neo-fascisti né la piazza, né la memoria di quegli avvenimenti. Entrambe le manifestazioni non hanno avuto grande partecipazione e, se per la prima vanno riconosciuti i limiti organizzativi, legati alla difficoltà di essere la prima volta che la sezione e l’ISGREC collaboravano insieme in quest’occasione, per la seconda la questione è politica. Vi sono evidentemente posizioni diverse all’interno della stessa ANPI sulla questione delle foibe. Esse vanno affrontate con chiarezza, in tal senso abbiamo accolto con piacere la proposta che ci ha fatto il compagno Valerio Strinati del Comitato Nazionale dell’ANPI, oratore del 10 febbraio, di tornare a Grosseto per un incontro specifico sulla questione. Ammesso che sia possibile schematizzare una questione così complessa, legata alla storia accidentata de “Il confine italo-sloveno” (oggetto di uno specifico documento nazionale dell’ANPI del 2016), poniamo una domanda secca: riconoscere il contributo, anche di sangue, dei partigiani dell’Esercito di Liberazione Yugoslavo nella sconfitta del fascismo e del nazismo, implica giustificare i metodi disumani utilizzati dell’infoibamento, indipendentemente dai numeri, anche nel contesto della guerra e della storia del confine “mobile” ?
Il lavoro tra gli studenti, come parte del nostro lavoro di massa, è un problema specifico: nonostante il nostro impegno a tener viva la Rete degli Studenti Medi, come sindacato studentesco, i cui rappresentanti sono stati dal 2014 invitati permanenti ai lavori del direttivo di sezione, dobbiamo prendere atto che oggi non vi è alcuna presenza organizzata antifascista nelle scuole medie grossetane. L’idea, che mettiamo in discussione, è il lavoro per costruire un nucleo di giovani “amici dell’ANPI”, cosa prevista dal Regolamento Nazionale, come primo embrione della rilancio del movimento antifascista nelle scuole.
Abbiamo già detto che la riuscita degli stati generali dell’antifascismo è il nostro obbiettivo principale a breve termine come cambio di passo del movimento antifascista grossetano nel senso dell’unità più vasta e più solida possibile. Sulla base della nostra esperienza di sezione nel tentativo di costruire il Comitato Unitario Antifascista, vogliamo porre un problema: se – come ci auguriamo – gli stati generali condivideranno la linea contenuta nella nostra proposta di Manifesto, arricchita dal contributo di tutti gli antifascisti, dovrà nascere un organismo provinciale: questo dovrà essere una sorta di assemblaggio di sigle, pur utile, o un vero organismo di massa con capacità e regole di funzionamento conseguenti come ad es. il sindacato.
È compito dell’ assemblea di sezione fare il bilancio del piano di lavoro per il 2018. In esso troviamo luci ed ombre.
Sul versante del rafforzamento politico-organizzativo abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo “storico” di raggiungere i 200 tesserati (nel 2018 essi sono stati 204), artefice di questo risultato è il lavoro caparbio e sistematico del Responsabile Romeo Carusi e dei “collettori”; il risultato conferma la nostra idea di avere a disposizione un numero di nuove tessere sufficiente alla bisogna fin dall’inizio del tesseramento. Viceversa rimane ancora necessario aumentare la presenza delle compagne nella sezione e negli organismi dirigenti. Occorre riprendere le fila del programma di formazione provinciale, che si è interrotto a metà 2018. Siamo riusciti a tenere attivo l’elementare data base, che ci permette di raggiungere gli iscritti dotati di indirizzo mail (si raccomanda ai collettori che riempiono i “cedolini” delle tessere ad una maggior precisione nel registrare le mail). Il profilo Fb della sezione è stato alimentato abbastanza regolarmente (tutti i compagni dovrebbero seguirlo, anche per essere aggiornati delle scadenze dell’ANPI), sono usciti anche due video-messaggi, registrati grazie a Luciano Calì. Della programmata news letter siamo stati in grado di produrre un solo numero “sperimentale” grazie a Daniela Castiglione.
Sul versante della memoria attiva abbiamo rinnovato una partecipazione numericamente significativa ai momenti salienti della Resistenza nel territorio grossetano (martiri di S. Leopoldo e di Istia, 25 aprile); è saltata solo la cerimonia alla fiumara di S. Leopoldo per l’indisponibilità del Circolo AICS del Casotto dei Pescatori; grazie alla generosità delle ragazze del Rosmini, che hanno devoluto il loro premio di “A scuola di Costituzione”, abbiamo contribuito al recupero della “scuolina” di Maiano Lavacchio. Abbiamo celebrato la rinnovata tradizione della liberazione di Grosseto con la commemorazione dei caduti di Porta Vecchia, riuscendo a coinvolgere il Comune per ricordare la “faccia antifascista” dell’istituzione della Repubblica ai sensi della Costituzione. Grazie al lavoro di Valerio Entani e alla collaborazione di Luca Verzichelli, presidente dell’ISGREC, abbiamo programmato l’iniziativa di ricostruire il legame tra i partigiani grossetani e le loro famiglie oggi a partire dall’archivio ANPI custodito all’ISGREC. Abbiamo rinnovato il sostegno al Festival Resistente per l’edizione 2018 con la replica dello spettacolo sui martiri di Istia nato dalla collaborazione tra le ragazze e i ragazzi del Rosmini e i compagni e le compagne dello SPI CGIL.
Sul versante del lavoro di massa abbiamo promosso con la consueta partecipazione di 4 scuole la 6^ edizione di “A scuola di Costituzione”, a cui hanno partecipato circa 90 studenti, con il limite che questo non ha contribuito a sedimentare un’organizzazione democratica ed antifascista degli studenti, anche se le ragazze del Rosmini hanno preso la parola dal palco del 25 aprile e dell’8 settembre. Ha funzionato solo in parte la campagna sul contrasto al neo-fascismo centrata sul contributo al convegno sull’antifascismo all’interno del programma del Comitato Unitario Antifascista, che poi ha contribuito alla più precisa iniziativa degli Stati Generali. Abbiamo raccolto circa 400 firme sotto l’appello “Mai più fascismi, mai più razzismi”, che sono costate molta fatica, ma ci hanno portato all’esperienza di lavoro tra la gente, di cui si è detto sopra, con 5 banchetti decentrati nei quartieri. Non ha, purtroppo, funzionato il sostegno di massa al comune di Sant’Anna di Stazzema per la costruzione dell’Anagrafe nazionale antifascista, a cui solo una parte dei compagni ha aderito individualmente. Si può iscriversi al sito https://anagrafeantifascista.it
Sul versante del lavoro contro il razzismo, che pure riteniamo centrale, non siamo ancora riusciti a produrre un’iniziativa di massa più significativa, eccetto la partecipazione dei migranti alla manifestazione dell’8 settembre.
Infine abbiamo dovuto abbandonare l’idea del supporto al Comitato per la difesa della Costituzione, perché non siamo riusciti a seguire l’attività del Comitato Nazionale. Quindi non è stato possibile concretizzare stabilmente la vittoria al referendum istituzionale nel dicembre 2016, in parziale dissenso con il Comitato Nazionale dell’ANPI.
Proponiamo il seguente programma di lavoro 2019:
Tesseramento. Obbiettivo: 220 iscritti, responsabile Romeo Carusi insieme a tutti i collettori;
Rafforzamento della presenza delle compagne. Obbiettivo: almeno un terzo dei membri del direttivo, responsabile Angela Stefanelli;
Migliorare la comunicazioni con gli iscritti e le iscritte. Obbiettivo: almeno 3 numeri della news letter, responsabili Luciano Calì e Daniela Castiglioni; potenziamento del profilo Fb: obbiettivo: almeno 800 follower (ad oggi sono 657), responsabile Francesco Ladu;
Ripresa del programma della formazione. Obbiettivo: almeno iniziativa sulla questione delle foibe con Valerio Strinati, responsabile tutto il direttivo;
Potenziamento della partecipazione alle commemorazioni di competenza della sezione, in particolare la riuscita della giornata del 15 giugno per la liberazione della città e alla ripresa della cerimonia del 12 giugno alla fiumara di S. Leopoldo, responsabile Beppe Corlito;
Iniziativa sul legame tra i partigiani grossetani e le loro famiglie oggi: obbiettivo redigere l’elenco dei partigiani dal registro dei brevetti e ottenere dal comune la possibilità di una ricerca anagrafica dei discendenti, responsabile Valerio Entani;
Partecipazione al edizione 2019 del Festival Resistente, responsabili Francesco Ladu e Marco Di Giacopo;
Iniziativa sui valori del Manifesto di Ventotene durante la campagna elettorale per le elezioni europee; responsabile tutto il direttivo;
Promuovere la 7^ edizione di “A scuola di Costituzione”, responsabili Beppe Corlito e Francesco Ladu;
Costruzione di un nucleo di giovani “amici dell’ANPI”; responsabile tutto il direttivo;
Sostegno all’Anagrafe Antifascista Nazionale: Obbiettivo: 250 iscrizioni on line, responsabile Gilberto Capanni;
Lavoro contro il razzismo: Obbiettivo: costruzione di un gruppo di migranti da alfabetizzare sulla Costituzione e loro impegno per una iniziativa simbolica di lavoro volontario da fare insieme a compagni dell’ANPI, responsabili Beppe Corlito, Luciano Calì, Daniela Castiglione, Angela Stefanelli.

L’Anpi e gli studenti in Regione Toscana

Anpi Massa marittima a

Ieri nel salone del Gonfalone presso la Regione Toscana a Firenze, 60 tra adulti e studenti dell’Istituto “Lotti” di Massa Marittima hanno partecipato, alla presenza del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, alla presentazione del libro a cura di Nadia Pagni “La strage e gli innocenti, figlie e figli dei Martiri della Niccioleta” (Effigi Ed. 2018). L’iniziativa era promossa dall’Anpi “Martiri della Niccioleta” di massa Marittima e aveva come intento quello portare a conoscenza dei giovani un evento cruciale della storia locale in Maremma. Dopo l’esposizione sintetica da parte di Maristella Lusini, vedova di un figlio di Martire, delle fasi della strage della Niccioleta che portò al massacro di 83 minatori da parte di militi nazifascisti, è intervenuta Vilma Gattoli orfana di Otello Gattoli, partigiano caduto in battaglia a Campo al Bizzi, dopo un rastrellamento fascista. Ella ha parlato della sua infanzia senza padre. Dopo gli interventi di Lorenzo Balestri studente lavoratore e Flavio Agresti presidente dell’Anpi provinciale di Grosseto, Pagni Nadia ha riassunto la storia delle famiglie rimaste orfane dei padri, storia iniziata quando la prima si chiuse con la morte dei minatori. Si iniziò per le vedove e gli orfani, figlie e figli dai 4 ai 13 anni, una seconda guerra senza armi e senza spargimento di sangue che comportò dolore, indigenza, lavoro minorile, e deportazione negli orfanotrofi. Le vedove finirono in laveria, gli orfani imprigionati negli istituti dovettero affrontare solitudine, abbandono, violenze fisiche e psicologiche che ne minarono a volte per sempre la salute. Depressioni, regressioni a stadi infantili precedenti, mutismo, ribellione, fughe e infine, in età adulta, suicidi.
Se la Seconda Guerra Mondiale fece quasi 55 milioni di morti, questo numero se ci impressione, non ci tocca il cuore. La Storia resta lontana se non si conoscono le singole vite che quella Storia fecero. I 49 racconti degli orfani ci aprono gli occhi ad una vicenda sconosciuta e inimmaginabile che vuole essere conosciuta per dare a queste vittime una sorta di giustizia e di condivisione.
Davanti ai giovani presenti nel salone del Gonfalone che presto affronteranno l’esame di maturità non ci sarà la possibilità di scelta di un tema di Storia, perché il tema di Storia è scomparso dalla maturità e le ore di storia nelle scuole si sono ridotte del 50%. Siamo condannati tutti ad un eterno presente privati della consepevolezza delle nostre radici, delle vicende da cui noi tutti veniamo e che ci hanno generato.
Il mondo digitale privilegia il presente, come se le scelte del presente, se lo spessore del presente, il suo senso non venissero dal passato storico. Vivere nel presente vuol dire non avere senso storico, il senso della propria identità.
Senza la conoscenza della storia, si dice ormai troppo stesso, la storia è spesso destinata a ripetersi, forse non identica, ma simile, con guerre e altre atrocità che l’uomo non merita soprattutto se l’uomo è un bambino. Ai giovani il compito di diventare cittadini saggi, guidati dalla conoscenza, dalla libertà e dalla giustizia, valori di quella democrazia che la Resistenza ci ha consegnato.
In chiusura dell’evento il Presidente Giani ha portato i suoi saluti ai convenuti e ha consegnato al presidentre dell’Anpi il Pegaso d’argento.

FOIBE: UN ECCIDIO MATURATO PER LA GUERRA VOLUTA DAL NAZISMO E DAL FASCISMO

FOIBE: UN ECCIDIO MATURATO PER LA GUERRA VOLUTA DAL

NAZISMO E DAL FASCISMO

“Il dramma delle foibe non è separabile dai crimini commessi dai fascisti oltre il confine italo-sloveno con la
loro ‘italianizzazione forzata’ dei territori occupati. Ma dobbiamo anche dire che la reazione degli
antifascisti jugoslavi, tanto più se ha coinvolto innocenti, è estranea ai nostri valori. I tempi erano quelli che
erano, ma i colpevoli dovevano essere perseguiti in altro modo” (dalla “proposta di Manifesto
dell’Antifascismo Maremmano”, presentata dall’ANPI grossetana).
AL CRIMINE SI RISPONDE SEMPRE CON LA LEGALITÀ.
L’esodo dei profughi istriani, giuliani e dalmati fu anch’esso la conseguenza della stessa guerra, voluta dai
fascisti, i cui esiti rovinosi per l’Italia comprendono la sofferenza dei quei profughi nella storia accidentata
del confine italo-sloveno senza che fossero risolti i problemi di convivenza tra le popolazioni italiane e slave.
IL NAZIONALISMO E LA DITTATURA HANNO SEMPRE PORTATO

ALLA GUERRA.
MAI PIÙ GUERRE !

Lottiamo uniti per la pace e per l’affermazione dei valori che la alimentano: la dignità dell’essere umano,
chiunque egli sia; la libertà; la democrazia; il lavoro per tutti; la giustizia sociale; l’uguaglianza; la
collaborazione internazionale. Sono valori sanciti dalla nostra Costituzione Repubblicana, democratica e
antifascista, sconfiggendo il razzismo e i fomentatori di odio, la xenofobia e le crescenti differenze sociali,
che hanno sempre generato conflitti, lutti e tragedie, affinché gli orrori del passato non si ripetano nel
futuro.
LOTTIAMO PER UN MONDO MIGLIORE, FONDATO SULLA

CONVIVENZA CIVILE TRA I POPOLI.

MANIFESTAZIONE IN PIAZZA DUOMO DOMENICA 10 FEBBRAIO

DALLE 16 ALLE 19

Introduce Beppe Corlito, presidente della sezione “Elvio Palazzoli” di Grosseto
Interviene Valerio Entani del Direttivo della sezione di Grosseto

I membri del Direttivo leggono passi del documento ANPI “Il confine italo-sloveno”
Conclude Valerio Strinati del Comitato Nazionale ANPI
Fotocopiato in proprio