Intervento di Antonella Coppi in ricordo dei Martiri di Maiano Lavacchio

Sono onorata di rappresentare la Presidenza dell’ANPI provinciale e le sezioni sparse nel nostro territorio, di cui vi porto il saluto. Nonostante siano passati 77 anni dal giorno dell’eccidio di Maiano Lavacchio, in questo luogo pregno di memoria, é ancora tangibile il senso di orrore causato dalla ferocia degli aguzzini e dalla profonda ingiustizia subita dai nostri martiri. Non è possibile comprenderne le ragioni, non esistono risposte ai perché di tanta efferatezza. Questi undici giovani innocenti erano antifascisti, sbandati e renitenti alla leva, ma erano soprattutto pacifisti. Furono fucilati dai fascisti repubblicani, dopo un processo farsa, il 22 marzo 1944. Non erano partigiani combattenti ma si erano rifiutati di impugnare le armi al servizio della Repubblica Sociale e due di loro non avevano neppure obblighi militari. Usando un’espressione di Lorenzo Milani, essi si comportarono da “cittadini sovrani” e pagarono questa scelta coraggiosa di libertà, di giustizia e democrazia, con la vita, rifiutando la guerra e l’uso delle armi. L’eccidio non fu conseguenza di una rappresaglia, come in altre stragi di quel periodo, ma frutto di un’azione di ‘terrore preventivo’, allo scopo di fermare il diffondersi della disobbedienza alla chiamata alle armi della RSI. Il martirio di “Undici agnelli”, come furono definite le vittime da uno dei loro carnefici, non ebbe l’effetto sperato dalle autorità fasciste, anzi produsse il contrario, rafforzando la resistenza civile ed armata. In questo luogo sembrano riaffiorare, ovunque, flashback di immagini e parole che ci narrano di quei terribili momenti e ci restituiscono l’ alto livello di coraggio, di dignità e di umanità dei ragazzi qui trucidati: l’ultimo saluto di Lele Matteini scritto sulla lavagna, “Mamma: Corrado e Lele, l’ultimo bacio”; l’implorazione di quest’ultima di essere uccisa al posto dei figli; le urla e i pianti di familiari e amici, tenuti forzatamente lontani dalla scena dell’eccidio; la lettera di Antonio Brancati per i genitori: -Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia. Vi giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene di costoro all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria. Voi potete dire questo sempre a voce alta dinnanzi a tutti: se muoio, muoio innocente- Tutto questo stride con la malvagità dei carnefici che, dopo aver compiuto la strage, si lasciarono andare ad una macabra danza, urlando di gioia, ebbri di tanta violenza. Non si risparmiarono neppure di fare razzia nei poderi e di malmenare i contadini. Parole ed immagini forti, che ci chiedono di preservare la memoria di quanto accaduto e mantenerla viva, ricostruendone gli eventi, riflettendo e interpretandoli con capacità critica, affinché le nuove generazioni se ne prendano cura. Sono un invito a rafforzare la nostra coscienza civile e a contrastare ogni forma di sopruso e neo-fascismo emergente, tenendo sempre presente che la nostra democrazia e la Costituzione della Repubblica Italiana, oltre che dalla lotta di liberazione, sono nate dal sacrificio delle migliaia di vittime del nazi-fascismo. Stamani, le scuole di Grosseto non potranno essere a Maiano Lavacchio, a causa della pandemia, ma le studentesse e gli studenti parteciperanno, in remoto, alla commemorazione. Vorrei rivolgermi a loro, con alcune sollecitazioni, utili a riflettere sulle scelte che saranno chiamati a compiere, come cittadine/i consapevoli:
● cercate di conoscere gli eventi storici nella loro complessità, perché questo vi permetterà di decidere da che parte stare, di scegliere le strade giuste da percorrere;
● coltivate la memoria delle vittime e dei luoghi della Resistenza, come uno strumento per esercitare la cittadinanza attiva e per progettare un futuro inedito, gestito da donne ed uomini liberi;
● siate sempre vigili, per riconoscere e combattere le nuove forme di fascismo e razzismo, che quotidianamente ed in tante forme diverse, minacciano la nostra democrazia;
● fate sì che la Costituzione della Repubblica Italiana diventi una bussola, a cui far sempre riferimento. Pensare ed agire seguendo i suoi articoli ed i suoi principi è ancora un atto rivoluzionario di cui occorre assumersi la responsabilità, anche in nome dei martiri che oggi ricordiamo: Emanuele, Corrado, Alfiero, Attilio, Alvaro, Alfonso, Antonio, Rino, Silvano, Alcide e Mario;
● siate il cambiamento: in un momento di crisi a livello mondiale come quello attuale, è sempre più necessario riuscire a determinare uno scatto politico, un rinnovato impegno della società civile per il bene comune, in grado di promuovere una rinascita economico-sociale-culturale ed ambientale, centrata sulla persona.

“La Resistenza non si lascia imbalsamare”, sosteneva la partigiana Lidia Menapace. In questi tempi di finta pace è evidente che il tempo di essere partigiani non è finito.