Lettera aperta di Flavio Agresti, presidente ANPI Provinciale, all’amministrazione comunale di Manciano

Caro Sindaco,

mi rivolgo a lei come Capo dell’amministrazione che nei giorni scorsi mi ha indirizzato la reprimenda alla quale rispondo con la presente nota.
Volentieri apprendo che il comune di Manciano ha ricordato la scomparsa della Signora Licia Bianchini Lucchini con un proprio documento e che ha partecipato al funerale in maniera ufficiale con l’assessora Bruni munita di fascia tricolore. Perciò non ho detto il vero e me ne rammarico. Chi sbaglia deve avere l’umiltà e la forza di riconoscere l’errore e di scusarsi, anche se l’ha fatto non in mala fede ma per difetto di informazione. Chi mi conosce sa che per me la serietà e la correttezza sono una religione.
Mi trovo in fallo per via di alcuni elementi. La sua amministrazione ha dato la notizia con un comunicato pubblicato sul proprio bollettino di informazione istituzionale, che purtroppo non è tra le mie letture quotidiane. Questo è stato ripreso da la Nazione e da Grosseto Notizie in giorni che mi trovavo fuori Grosseto. Sui social mi è data davanti soltanto una polemica tra privati cittadini, mentre Il Tirreno del 16 gennaio, insieme a quelle di tanti altri, ha pubblicato alcune parole di ricordo di Licia pronunciate dalla stessa Bruni, chiaramente a titolo personale. Il gruppo consiliare Tradizione e Futuro di Manciano le ha rimproverato di non aver informato “della triste scomparsa tutti i consiglieri comunali e le associazioni di riferimento, prima fra tutte l’Anpi che ha una sua sezione a Manciano di cui la Signora Licia era socio onorario”. Per quanto ci riguarda, confermiamo. Da qui la mia convinzione del silenzio del comune.
Ciò doverosamente detto, aggiungo che le mie parole, sebbene dure e basate su un assunto infondato, ricadono nella sfera politica; quelle sue, quantunque nel caso lei abbia ragione, sconfinano nell’offesa personale e sono fuori posto sulla bocca di amministratori pubblici. La calunnia e la diffamazione non sono del nostro mondo; tantomeno il proposito di compiere atti di fanatismo. Se io debba restare alla testa dell’Anpi grossetana, anche alla quale sono dirette le mie scuse per lo scivolone di cui sono il solo responsabile, lasciatelo decidere agli iscritti. Il mio mandato è nelle sole loro mani. E abbiate più rispetto della nostra autonomia non intromettendovi nelle nostre cose interne, peraltro nel momento in cui ci contestate il diritto di dire all’amministrazione pubblica, cioè di tutti, cosa dovrebbe fare.
Escluso il fan di Faccetta Nera che siede in Giunta, l’Anpi non ha mai etichettato come fascisti lei e i suoi collaboratori. Però non possiamo non notare che il modo della sua amministrazione di guardare a quel fenomeno politico resta un capitolo aperto, anche per il modo come lei reagì all’atto ripugnante compiuto dal suo vicesindaco lo scorso 25 Aprile. Pure adesso, nonostante l’invito che vi abbiamo calorosamente rivolto due volte, voi confermate lo stesso registro, evitando di pronunciarvi sulla necessità di adottare la delibera che impegna il comune a non concedere spazi pubblici a movimenti, partiti o associazioni che si ispirino al fascismo e ai suoi disvalori. Restiamo convinti che questo, coerentemente con le parole da voi scritte, sarebbe il modo migliore di omaggiare Licia, gli antifascisti e i resistenti che si sono battuti per la libertà di tutti. Se pensa che l’atto che le sollecitiamo lederebbe il diritto, per noi sacro, alla libera espressione del pensiero, le consigliamo di consultare la giurisprudenza ampiamente disponibile sul punto: vi troverà non soltanto ogni rassicurazione al riguardo, ma anche tutti gli elementi che rendono doveroso per le amministrazioni pubbliche agire in tal senso. E’ una questione di volontà politica. Pensateci.
Chiarite le cose, per me la discussione sullo spiacevole episodio finisce qui.

Cordialmente, Flavio Agresti