RICORDANDO LICIA…….

Licia Bianchini: la sua memoria appartiene all’antifascismo
Licia Bianchini aveva 16 anni quando, dopo l’8 settembre, un gruppo di militari guidati dai tenenti Gino Canzanelli e Antonio Lucchini, provenienti da Grosseto, scelsero Montemerano come base operativa per la propria azione di resistenza all’occupante tedesco. Licia entrò in contatto con i due ufficiali e il tenente Gino le chiese di spedire delle lettere alla famiglia per proprio conto, mentre i due tenenti si rifugiavano alla macchia e cominciavano a collaborare con gruppi partigiani già attivi nella zona, prima di prendere la guida propri gruppi di combattimento.
Licia visse in prima persona – collaborando con i partigiani – il drammatico e sanguinoso periodo che condusse alla liberazione della Maremma, sempre conservando il forte legame umano e affettivo con i tenenti Gino e Antonio. Mentre il primo veniva ucciso dai fascisti in un’imboscata a Murci (7 maggio 1944) e il secondo continuava a guidare le truppe partigiane nella zona di Montauto, Licia, sulla base di una delazione fascista, fu arrestata dai militi della Repubblica Sociale Italiana, fatta salire su un camion e condotta – insieme ad antifascisti di Saturnia (uno di questi, per tutto il viaggio, rivolgendosi ai repubblichini diceva: «Fate schifo!») e al conte Piccolomini di Triana – nelle carceri di Grosseto. Fu oltraggiata e subì violenze dai repubblichini.
Dopo la Liberazione, il tenete Antonio Lucchini divenne il primo Sindaco di Manciano e sposò Licia il 27 settembre 1944.
La sua storia, in forma di memoria autobiografica, è stata pubblicata in un opuscoletto autoprodotto che volle intitolare (come la poesia di Italo Calvino, alla quale era particolarmente affezionata) Oltre il Ponte.
Licia apparteneva alla sezione ANPI di Manciano, ne era socia onoraria, e ha partecipato con grande commozione e profondo senso civile – finché le condizioni di salute glielo hanno permesso – alle commemorazioni annuali del tenente Gino al cippo di Murci, un luogo importante della memoria della resistenza maremmana, dove spesso si incontravano (come mostrano alcune foto) anche i partigiani mancianesi sopravvissuti agli eventi, insieme alla stessa Licia e al marito Antonio.
La storia di Licia appartiene al patrimonio dell’antifascismo e della guerra partigiana di Liberazione, non certo a quella di un’Amministrazione che legittima e tollera che il suo vicesindaco metta, nel giorno della Liberazione, un like a un post del duce e ad una canzonaccia come Faccetta nera.