Sintesi dell’intervento per la lapide bruciata a Porta Vecchia

Cittadine, cittadini, compagne, compagni, per prima cosa vi ringrazio di aver partecipato così numerosi a questa manifestazione di protesta contro un atto infame sull’onda di un’organizzazione spontanea, pur rispettando i vincoli dovuti all’emergenza sanitaria. Questa lapide è il primo atto pubblico compiuto dalla sezione ANPI “Elvio Palazzoli” di Grosseto, di cui sono immeritatamente presidente, all’epoca della sua fondazione negli anni 2013-2014. Proprio per questo ad essa mi legano anche vincoli di natura affettiva nel ricordo di questi partigiani caduti a difesa della libertà e della democrazia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Questa mattina ho dovuto raccogliere le lacrime della sorella di Elvio Palazzoli, uno dei caduti, intestatario della nostra sezione, che non riusciva a rendersi conto di un atto tanto vile. La lapide ricorda sei caduti, non tutti ragazzi, perché il patriota Agostino Sargenti aveva ottant’anni all’epoca dei fatti. Le sei stelle rosse aggettanti verso l’alto richiamano una metafora di Alcide Cervi, che paragona i suoi sette figli assassinati dai fascisti a stelle il cui splendore non può essere oscurato da nulla e da nessuno. Come scrisse Pietro Calamandrei nel decimo anniversario dell’assassinio dei sette fratelli Cervi “sono stelle che segnano, in cielo, le vie dell’avvenire”. Così le nostre sei stelle indicano la strada verso un futuro di libertà, di democrazia e di pace. Vorrei ricordare insieme a voi i loro nomi: Giuseppe Cennini di Pomarance, Luigi Falciani, Renato Ginanneschi, Elvio Palazzoli, Paolo Santucci, Agostino Sargenti di Sinalunga. Abbiamo scritto come sezione ANPI e come Comune di Grosseto “a estrema difesa della città liberata dal fascismo per mano dei partigiani caddero a Porta Vecchia”. Infatti il 14 giugno del 1944 i fascisti erano scappati come era loro costume, va detto per loro disonore; non era la prima volta, anche il 26 aprile del 1943 morirono molti civili innocenti, donne e bambini sotto il bombardamento alleato perché non fu dato l’allarme con il dovuto anticipo dato che le autorità fasciste erano assenti dalla città, lasciata a se stessa senza difese. Nella notte tra il 14 e il 15 i partigiani della formazione “Vittorio Alunno” occuparono i palazzi del potere amministrativo e politico della città e fecero una mossa intelligente: costruirono il consiglio comunale, soppresso dal regime fascista, rappresentandovi tutti i partiti democratici ed antifascisti. Il giorno 15 difesero la città liberata da una colonna di tedeschi in ritirata lungo l’argine dell’Ombrone, che risaliva Via de’ Barberi con l’idea di attraversare la città. I partigiani erano pochi e male armati, ma si opposero vigorosamente. Era la seconda volta che la libera città di Grosseto si opponeva all’ invasione tedesca. La volta precedente è ricordata dalla lapide di fronte a quella bruciata: il comune di Grosseto impediva l’ingresso dell’esercito dell’imperatore tedesco Ludovico il Bavaro (1328). Da allora il simbolo della città, il Grifone, viene raffigurato armato di spada. Il giorno 16 arrivano in città gli americani, la trovano già liberata e riconoscono le nuove istituzioni democratiche. È l’inizio della nostra libertà e democrazia. Ogni comunità ha bisogno di un suo mito fondativo, di un suo rito della memoria e di una sua tradizione, in cui riconoscersi collettivamente. Ecco questo sangue partigiano sta a fondamento della Grosseto moderna, libera, democratica ed antifascista. Coloro che stanno seduti pro tempore per volontà del corpo elettorale sugli scranni del consiglio comunale e delle altre istituzioni democratiche cittadine dovrebbero ricordare sempre a chi devono la libertà e la democrazia e che stanno seduti sul sangue di questi partigiani . Per ciò il gesto di questa notte offende l’intera città. Esso è un gesto turpe che non ha precedenti nella nostra città e che non dovrà più ripetersi , volontà attestata dalla nostra presenza qui stasera. Non sono grossetano di nascita, ma ho scelto Grosseto come mia patria adottiva, per questo ne conosco la storia e ho preso l’impegno di rinnovarne la tradizione democratica ed antifascista. Come ANPI ci aspettiamo che le autorità inquirenti, qui presenti, assicurino sollecitamente i responsabili alla giustizia per rispondere delle loro azioni, altrimenti i tanti discorsi sulla sicurezza rimarranno parole vuote. Non accettiamo neppure che il gesto venga rubricato come semplice atto vandalico effettuato sotto i fumi dell’alcol della movida. L’alcol ha il potere di far emergere gli istinti peggiori della mente umana, ma se li fa emergere significa che essi c’erano già (1). Coloro che anche recentemente hanno diffuso a livello nazionale, regionale e cittadino a piene mani i semi dell’odio e della divisione per raccogliere qualche voto in più, ne sono i responsabili morali. Vi prego di trasmettere ai vostri familiari ed amici quanto stiamo dicendo qui stasera perché tutta la città possa riunirsi coesa intorno alla propria tradizione democratica ed antifascista. Chiamiamo a raccolta tutti i cittadini e le cittadine, le istituzioni e le forze democratiche ed antifasciste della città affinché raccolgano e sviluppino l’indicazione di queste sei stelle aggettanti verso il futuro.

Beppe Corlito
Presidente della sezione ANPI “Elvio Palazzoli” di Grosseto
Grosseto, 19 giugno 2020

(1) Mentre questa sintesi era in corso di stesura abbiamo appreso dalla stampa che le telecamere hanno registrato la presenza di un uomo di mezza età (non di un ragazzo della movida), che scientemente cosparge col favore delle tenebre la corona di un liquido infiammabile e vi appicca il fuoco. Vediamo se da questa immagine gli inquirenti riusciranno a risalire al responsabile e alla evidente matrice politica del suo gesto.