Roccalbegna, i luoghi della memoria della tragedia dell’11 giugno 1944

A nome dell’associazione ANPI di Grosseto, che rappresento come Presidentessa della sezione Amiata grossetana, ringrazio il Sindaco e l’Assessore alla cultura del Comune di Roccalbegna, che ci hanno consentito di partecipare alla commemorazione della strage, accaduta 76 anni fa. Il sacrificio delle vittime, che si aggiunge a quello delle moltissime altre stragi nazifasciste, avvenute in Italia prima della Liberazione, ha permesso a tutti noi di vivere in un Paese libero e democratico, fondato sui principi sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Nel mese di maggio, per poter realizzare un video, che l’ANPI provinciale ha intenzione di diffondere in questa giornata, ho visitato, con la guida di Luciano Giustarini e Cristina De Niccola, i luoghi che sono stati teatro della tragedia dell’11 giugno 1944 a Roccalbegna. Ho avuto l’impressione di essere immersa in un “museo diffuso”, scandito dalla narrazione delle pietre della memoria collocate su un percorso integrato, armoniosamente, con l’ambiente circostante e con tutta la comunità. Siamo partiti dalla Piazza IV Novembre, dove fu fucilato Imolo Bindi, 31 anni, muratore e maestro di musica, abbiamo proseguito, poi, lungo Via Roma, con la lapide a ricordo di Livio Polemi, 20 anni, agricoltore, renitente alla leva e collaboratore dei partigiani, ci siamo diretti, quindi, verso la campagna. Dietro l’angolo di una casa in pietra, improvvisamente, è apparso il Sasso Pinzuto, lì vicino, su un muretto, è stato costruito un cippo in memoria di Ariberto Margiacchi, 39 anni, minatore ed operaio agricolo. Continuando lungo la strada, si è aperto all’orizzonte l’oliveto di Prato Fonte Nuova, qui fu colpito a morte Roberto Bizzarri, 22 anni, vetturale, renitente alla leva. Il sentiero scende, facendosi sempre più impervio, fino a raggiungere, in località Anguillaia, un fitto canneto, dove un crocifisso bianco e due tronchi di pietra spezzati, testimoniano il luogo del martirio di Sante Lazzerini, 33 anni, artigiano, “sbandato”dopo l’8 settembre e di Pio Pierini, 65 anni, agricoltore. Durante il tragitto, riflettendo sulla dinamica degli eventi accaduti, sono rimasta impressionata dalla spontaneità, dalla generosità degli abitanti di Roccalbegna e dal loro grande senso di accoglienza, anche di fronte ad un nemico notoriamente spietato. Il loro è stato quel sentimento di fiducia incondizionata che possiedono le persone buone, modeste, con il cuore in mano, tanto da invitare un militare tedesco, rimasto in paese per far riparare la moto, a non raggiungere il suo comando, poiché, ormai, era inutile continuare ad essere ostili l’uno con l’altro. La voglia di dimenticare le immani tribolazioni, dovute alla dittatura e alla guerra, dopo che i tedeschi ebbero abbandonato il paese, sfociò in una festa: furono messi i teli bianchi alle finestre, fu recitato il Te Deum, fu organizzata una sfilata ed un pranzo presso l’asilo comunale. Questo clima gioioso fu interrotto, però, bruscamente, dal ritorno inaspettato dei tedeschi e si tramutò in un bagno di sangue. Diversi sono gli interrogativi rimasti senza risposta sulla dinamica della strage: perché non si aspettò a festeggiare, visto che i tedeschi erano a soli tre chilometri di distanza dal paese? Chi li aveva informati sui luoghi dove cercarono rifugio le vittime? Come erano riusciti a conoscere i loro nomi? Perchè Sante fu scambiato per Santi Bindi, capo della formazione partigiana amiatina “Alta Maremma”? La memoria delle vittime ci motiva a cercare ancora la verità, ci invita alla riflessione, al cordoglio e ci muove allo sdegno per quanto accaduto. I loro nomi, le loro storie costituiscono un monito per tutti, ma soprattutto per i giovani, affinché possano realizzare le speranze del passato, dove affondano le radici profonde del nostro futuro. La nostra Costituzione, nata dalla Resistenza al nazifascismo, è la guida fondamentale, la bussola da seguire per intraprendere la difficile costruzione di un domani diverso, all’insegna della libertà, della democrazia, dei diritti inalienabili di ogni uomo e di ogni donna. Piero Calamandrei così esortava i giovani studenti nel suo famoso discorso del 1955: «[…], quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione».

Antonella Coppi, Roccalbegna, 11 giugno 2020