COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA
Non vi è alcuna reticenza dell’ANPI, nazionale e locale, in particolare della nostra sezione “Elvio Palazzoli”, ad affrontare la questione delle foibe e dell’esodo istriano-dalmata nel Giorno del Ricordo. Lo facciamo tutti gli anni, nel 2019 anche con una manifestazione in piazza. Basti vedere lo spazio che vi dedica il sito nazionale (anpi.it), che riporta l’ampio intervento conclusivo del vice-presidente Gianfranco Pagliaruolo al seminario di studi, tenuto alla Biblioteca del Senato il 4 febbraio scorso. È un’utile ed interessante lettura per tutte le cittadine e i cittadini. Perché studiare e comprendere è necessario anche in ottemperanza al dettato della legge dello Stato istitutiva della ricorrenza, che al primo capoverso dell’art. 1 della legge prescrive di inserire la questione nella “più complessa vicenda del confine orientale”, geograficamente il confine italo sloveno, dove quei fatti luttuosi accaddero alla fine dell’ultima guerra.
Perché non si strumentalizzi la vicenda all’odio di parte, nella ricostruzione storica vanno tenute conto tre circostanze storicamente accertate, gravide di conseguenze catastrofiche per quelle terre martoriate: il fascismo di confine, che cominciò nel 1919 coltivando l’odio razziale contro i popoli slavi con un’immane violenza (non per caso Mussolini annunziò le infami leggi razziali proprio contro gli slavi con un discorso tenuto nel 1938 a Trieste); l’invasione italiana, guidata dal regime fascista, della Jugoslavia con la conseguente italianizzazione forzata e la negazione di ogni diritto degli sloveni; infine la costituzione della Zona d’operazione del litorale adriatico, sotto il diretto controllo del Reich nazista, un’annessione a cui i fascisti collaborarono senza tener conto degli interessi italiani. In questo clima di resa dei conti maturò la vicenda delle foibe, che – al di là delle polemiche stantie della destra più o meno neo-fascista – non è l’unica ad essere stata dimenticata: chi ricorda le migliaia di internati nel campo di concentramento di Gonars, gestito direttamente dai fascisti ? e le migliaia di ostaggi anche civili fucilati, torturati, arsi vivi dai fascisti? Un terzo dei condannati del Tribunale Speciale era costituita dagli oppositori politici friulani.
Il ricordo di questa barbarie non vuole “giustificare” il crimine delle foibe, che apertamente condanniamo, neppure pareggiare il conto incommensurabile tra “i loro morti” e “i nostri”, tanto meno tra le vittime dell’Olocausto e quelle della foibe come tende a fare la destra attuale. Quella delle foibe, nelle quali furono gettati anche molti partigiani italiani, molti sloveni e membri del CNL triestino, l’esodo di 250.000 tra istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre, sono tragedie immani che interpellano la coscienza di tutti; non possono né devono essere strumentalizzate a fini di parte, tanto meno da chi appartiene dalle associazioni, che si rifanno apertamente al fascismo. Così il “Giorno del Ricordo”, piegato alle ragioni della propaganda, divide invece di unire, scopo per cui era nato, e rischia di diventare il polemico contraltare della “Giornata della Memoria”, dedicata all’Olocausto degli ebrei e di tutti gli oppositori avvenuto per mano dei nazisti. Soprattutto la polemica occulta una verità storica incontrovertibile: sia l’Olocausto che le foibe sono conseguenze dirette della guerra mondiale scatenata dal nazismo tedesco e dal fascismo italiano.
Un’altra occasione di comprensione dei fatti storici è il convegno istituzionale “Storia di un confine difficile. L’alto Adriatico nel Novecento”, che si terrà il 10 febbraio la Prefettura, a cui invitiamo a partecipare tutti gli antifascisti e gli iscritti dell’ANPI.