CONVOCAZIONE COMITATO PROVINCIALE

Il Comitato Direttivo Provinciale è convocato nella saletta della CGIL di Via Rep.Dominicana, 80 in Grosseto
– in PRIMA convocazione alle ore 4,00 di mercoledì 22 gennaio 2020 ;
– in SECONDA convocazione alle ore 16,30 dello stesso giorno, per discutere il seguente O.d.G. :
Impostazione del Corso di formazione ;
varie ed eventuali
Con l’occasione si invitano le sezioni, che ancora non l’avessero fatto, a consegnare il materiale del tesseramento 2019 e si trasmette il piano di lavoro 2020, già inoltrato precedentemente.
Si ribadisce la necessità della presenza di tutti i convocati e la puntualità nel rispetto reciproco.
Eventuali improrogabili assenze dovranno essere comunicate, altrimenti saranno ritenute ingiustificate.
Fraterni saluti,
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Segreteria prov.le ANPI

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PIANO DI LAVORO RAGIONATO PER IL 2020

A tre anni e mezzo dall’insediamento della presidenza in carica e ad un anno e mezzo dal prossimo congresso serve una riflessione sull’attività svolta e in corso al fine sia di superarne i limiti sia di delineare i contenuti del piano di lavoro del 2020, l’ultimo del nostro mandato. Davanti a noi abbiamo un anno di attività, poiché dal prossimo autunno saremo all’inizio della campagna congressuale e le nostre energie saranno necessariamente da essa assorbite.
Ci siamo costantemente applicati alla formazione di un nuovo gruppo dirigente, con risultati apprezzabili: oggi adotteremo atti formali nel Comitato provinciale che rappresenteranno un importante passo in questa direzione. Ci adopereremo affinché, laddove occorra, questo avvenga anche nelle sezioni. L’uno e l’altro passaggio richiedono di sciogliere i nodi politici che si propongono nella realtà locale, naturalmente sulla base della nostra specifica funzione, affinché la nuova dirigenza dell’Anpi operi nella più forte e radicata unità, per la massima efficacia della propria azione.
Il giudizio è positivo per quanto riguarda le iniziative messe a segno, anche se con qualche difficoltà, non sempre a noi addebitabile; presenta più facce relativamente alla situazione interna e alla coscienza che il gruppo dirigente ha di sé: si sono fatti progressi, tuttavia non sempre il meglio prevale. Ce l’abbiamo messa e ce la stiamo mettendo tutta: e questo è ciò che conta. La maggior parte dei problemi che si stanno affacciando scaturiscono da una crescita dell’Anpi grossetana sul piano politico-culturale e organizzativo. Abbiamo reso più evidente l’immagine e il ruolo dell’Associazione, al nostro interno e presso l’opinione pubblica, facendo crescere l’attenzione verso di noi. Ma resta moltissima strada da fare; restano impedimenti da superare. Gli iscritti aumentano costantemente, a riprova di quanto affermato: eravamo attorno ai 500 all’avvio della nostra esperienza; quest’anno ci sta che raggiungeremo e supereremo le 700 adesioni.
Adesso vanno verificati e approfonditi particolarmente i temi riguardanti l’autonomia dell’Anpi e i modi con cui si realizza l’unità antifascista e perché realizzarla: il che richiama il rapporto che dobbiamo avere con i partiti, con le istituzioni pubbliche, con gli enti e l’associazionismo di vario genere che animano il mondo democratico e l’antifascismo maremmano.

L’autonomia

L’autonomia è l’anima dell’Anpi, non un valore affermato strumentalmente, ovvero un espediente per realizzare l’unità antifascista, che su queste basi sarebbe alquanto fragile, mentre sotto sotto strizziamo l’occhio a un’area politica. Senza autonomia l’Anpi non esiste come entità plurale culturalmente e politicamente: autonomia dai partiti, principalmente, e dalla dialettica politica. “Non siamo attori del conflitto sociale e politico; lavoriamo per garantirlo” sta scritto nella “Proposta di Manifesto dell’Antifascismo Maremmano” approvata dagli Stati Generali del 30 marzo scorso. Il nostro orizzonte non è il socialismo: sono la Costituzione e la coeva Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nate nell’immediato dopoguerra grazie al sacrificio degli antifascisti e dei democratici. Esse hanno riformato la liberal-democrazia, contenendo elementi di quel nuovo umanesimo a cui da più parti adesso ci si appella per portare il Paese fuori dalle attuali difficoltà. Ci occupiamo dell’affermazione dei valori inerenti la libertà e la piena realizzazione della persona umana, che sono patrimonio ideale di ogni energia democratica, sapendo che a questo livello è possibile unire chi rispetto al governo è e resterà diviso: così rendiamo più forti e vincenti le lotte per la pace e per le libertà, contro il razzismo e ogni forma di discriminazioni, contro le diseguaglianze e i vecchi e nuovi autoritarismi. Le strategie e gli obiettivi che liberamente si daranno i partiti, e la politica in generale, saranno ancorati ai principi irrinunciabili della nostra civiltà anche proporzionalmente al successo di questa nostra azione. Non è la prima volta che lo affermiamo, ma è più facile a dirsi che a farsi. Nello stesso Comitato provinciale siamo lungi dal praticare coerentemente questi principi, tant’è che spesso, esclusi rari interventi, il dibattito segue dinamiche indipendenti da quanto affermato nella relazione. I componenti che hanno una militanza politica alle spalle, e che sono delusi dalla prova data dalle parti politiche di provenienza, riversano in quella sede le proprie amarezze, e quelli che il partito non ce l’hanno o non l’hanno mai avuto, e che possiedono una apprezzabile sensibilità politica, tendono a individuare nell’Anpi la sede nella quale esprimersi sulle questioni del governo, del parlamento e dei partiti. Se non ci liberiamo al più presto di questo macigno facciamo del male all’Associazione, impedendole di svolgere la propria funzione e di sprigionare la sua forza espansiva.

La situazione politica

Il quadro politico italiano è cambiato con la formazione del nuovo governo e con la nascita di Italia Viva. Ma il salvinismo è tutt’altro che sconfitto, come dimostrano le recenti elezioni in Umbria. Troppa gente si è lasciata intossicare in buona fede dai microbi infetti sparsi a piene mani dalla Lega, ed è da vedere se i problemi sociali che hanno portato tanto consenso alla destra estrema saranno efficacemente risolti dal nuovo esecutivo. Decisivi sono la capacità dei partiti e delle istituzioni di imprimere alla situazione una svolta reale, facendosi percepire come presìdi di libertà e di democrazia, oltre che di stare vicini alla gente che stenta la vita; decisiva è la diffusione nella comunità dei valori positivi dell’altruismo, della solidarietà e dell’accoglienza, per la quale daremo autonomamente una mano. Purtroppo le molte timidezze della compagine governativa e le divisioni che minano la maggioranza parlamentare vanno nel senso opposto: sono sconfortanti; oscurano gli stessi elementi positivi che si sono prodotti; possono far naufragare il governo e riaprire la strada di Palazzo Chigi a un destra ancor più incattivita, per quanto si sforzi di apparire moderata. L’assegnazione di una scorta a Liliana Segre ci dice che è stato ormai superato il limite oltre il quale la violenza verbale dei neofascisti si trasforma nella minaccia di violenze fisiche. Sotto questo aspetto particolare allarme suscita la scoperta nella vicina Sovicille di un vero e proprio arsenale corredato di simbologie nazifasciste, i cui proprietari, padre e figlio, insieme con accoliti della zona, si proponevano di far esplodere la Moschea di Colle Val d’Elsa: evidentemente la brutta aria che tira libera la pazzia. Ma anche l’ignoranza fa la sua parte. Lo stupore dei ragazzi che in una festa a Lucca vestivano panni nazisti davanti alle giuste rimostranze di un cittadino scandalizzato da quello spettacolo, purtroppo nell’indifferenza degli altri presenti, ci dice che essi non sapevano cosa erano le uniformi che indossavano, anche a causa di famiglie quantomeno “distratte”, come della rimozione della memoria, che apre la via alla destra estrema, e di un sistema scolastico lacunoso in punti essenziali per la formazione dei giovani; un sistema che si vuole sempre di più modellato sulle esigenze dell’impresa, cioè dell’economia, quando l’uomo è qualcosa di molto più complesso: ha una dimensione non riducibile alla sola attività lavorativa, per quanto essa sia indispensabile. Questi, e altri avvenimenti simili, sempre dettati dall’odio (cori razzisti negli stadi, roghi a Centocelle, oltraggi ai cimiteri ebraici e alle testimonianze della Resistenza), pongono l’urgenza di un sussulto da parte dello Stato democratico: si rispettino il dettato costituzionale e le leggi vigenti, sciogliendo tutte le organizzazioni grandi e piccole che si ispirano a fascismo, senza più prestare ascolto ad una interpretazione arrendevole, se non apertamente complice, della norma. La libera espressione del pensiero non c’entra un fico secco: qui siamo di fronte ad una evidente criminalità, che è causa ed effetto delle pulsioni autoritarie attualmente all’opera in Italia e in Europa. Contro tutto questo intendiamo impegnarci allargando il campo e la militanza antifasciste e promuovendo la cultura del rispetto umano e la conoscenza della storia e della Costituzione per sensibilizzate la gente. Conseguentemente siamo chiamati al lavoro per dare maggiore incisività alla linea decisa dal congresso e rilanciata con il documento approvato lo scorso 12 settembre, dal Comitato nazionale, il cui contenuto, che qui non riprendiamo, si condivide totalmente. I temi in esso proposti innervano la nostra attività e la innerveranno nel futuro. Stiamo reagendo alla provocazione costituita dalla cena fascista tenutasi lo scorso 28 ottobre a Casteldelpiano per celebrare, sotto l’effige di Mussolini, la marcia su Roma. La sezione del luogo è prontamente intervenuta con un duro comunicato e proporrà ai Sindaci di portare l’argomento all’esame dei rispettivi Consigli comunali, oltre a chiedere ai medesimi uno spazio all’interno della prossima Festa della Toscana; il provinciale ha inoltrato formale denuncia alla Procura, affinché appuri il reato di apologia del fascismo. Inoltre, il prossimo 6 dicembre, su proposta della sezione di Grosseto, si svolgerà un evento pubblico, cui saranno inviati i nostri iscritti, per discutere la situazione che stiamo vivendo, e il rischio di una deriva antidemocratica che la caratterizza, con un dirigente nazionale. Sempre in difesa della libertà, stavolta sul piano internazionale, lo scorso 30 ottobre, insieme con molti soggetti, abbiamo organizzato una partecipata iniziativa in solidarietà con il popolo curdo, aggredito da Erdogan. Contro la guerra e per la pace.
Il successo di questa e di altre iniziative, nonché il numero e la qualità dei promotori che ci hanno accompagnato e sostenuto in tali esperienze, incluse la festa provinciale che abbiamo organizzato a Santa Fiora e, prima ancora, la manifestazione svolta in Piazza Dante contro Casa Pound l’8 settembre 2018, ci fanno dire che l’Anpi grossetana si sta proponendo come punto di aggregazione del mondo progressista locale relativamente all’iniziativa propria del livello ideale dell’impegno politico. Ciò avviene lentamente, e con fatica, ma qualcosa di interessante si è messo in moto sulla linea degli Stati Generali dell’Antifascismo Maremmano, che non sono stati l’evento di un giorno, ma l’avvio di un processo che vogliamo sviluppare fino in fondo, con i tempi occorrenti.

Unità antifascista

Per definizione l’unità si fa tra diversi che, militando nell’antifascismo, vivono questa loro appartenenza in maniera differente gli uni dagli altri e tendono a valorizzare gli aspetti della Resistenza che sono più vicini alle rispettive convinzioni ideali. Se l’attribuzione della qualità di antifascista e la costruzione dell’unità fosse legata alla preventiva condivisione di tutto quello che, secondo la componente maggioritaria, l’antifascismo ha rappresentato e rappresenta nella storia e nella vita degli europei e degli italiani, non solo smentiremmo il valore del pluralismo ma ridurremmo l’obiettivo strategico dell’unità antifascista a pura ipocrisia, a una operazione puramente propagandistica. Perciò ognuno deve sentirsi parte, dimostrando e praticando disponibilità e apertura verso le altrui considerazioni, e riconoscendo ad esse la stessa dignità che attribuisce alle proprie. In questo come in ogni altro caso chi la pensa diversamente dovrà essere visto come una ricchezza che valorizza il confronto, non un avversario o, peggio, un nemico, a cui dare l’ostracismo. Ciò dovrà avvenire soprattutto tra dirigenti, militanti e iscritti all’Anpi. Tutti abbiamo i medesimi diritti, partendo la quello fondamentale alla parola: esprimere il proprio pensiero è insieme un diritto e un dovere. Venissero caldeggiati atteggiamenti ritorsivi a causa delle idee sostenute dal prossimo, si reintrodurrebbe di fatto il “reato di opinione”. Il che non sembra un buon esempio di antifascismo.
Da ambo le parti, Anpi e Isgrec stanno intensificando la collaborazione, perché l’integrazione delle rispettive competenze produce il massimo risultato. L’Isgrec fa ricerca storica, ricevendo riconoscimenti regionali e nazionali; l’Anpi fa militanza, come s’è visto riscontrando qualche successo. Problemi possono sempre presentasi nei nostri rapporti, essendo soggetti diversi, ma sono secondari rispetto a questo percorso, e di possibile superamento, se c’è la volontà.

Stati Generali e associazionismo democratico

Agli Stati Generali, con l’università di Siena e con Giovanni Baldini, studioso del neofascismo, hanno preso parte per una intera giornata 130 antifascisti e 13 associazioni, per quanto tutte provenienti dall’area che più o meno direttamente fa riferimento all’Anpi. Non proprio un “fallimento politico”. Sono invece mancati le istituzioni, fatto salvo un solo sindaco, le confessioni religiose, tutte le associazioni professionali e di categoria, eccetto la Cgil, il mondo del moderatismo democratico nella versione sociale, culturale e politica. Chi non è venuto, sebbene invitato a domicilio da rappresentati dell’Anpi, ha dato mostra di poca sensibilità, ponendoci l’esigenza di risvegliarne la motivazione sui temi dell’antifascismo. Il rinnovamento della nostra analisi e della nostra immagine è per questo importantissimo. Ancora grava sulle nostre spalle l’dea che l’Anpi sia emanazione della sinistra estrema e che sia anche una organizzazione di reduci con la testa nel passato, senza alcun rapporto con il presente. L’ apertura a tutte le correnti culturali e politiche che dettero vita alla Resistenza, dalla comunista e socialista al cattolicesimo moderato, fino alla stessa destra liberale, volendo mettere in campo un antifascismo che faccia memoria per guardare al presente e al futuro, non cambia questo stato delle cose dall’oggi al domani; per cui dobbiamo impegnarci in una riflessione veramente approfondita. Abbiano introdotto una importante innovazione chiarendo per primi che il fascismo, come lo abbiamo conosciuto, è morto il 25 Aprile del 1945, ma che questo non ci mette assolutamente al riparo dal rischio di una involuzione autoritaria che del fascismo rechi l’anima: cosa vera e indispensabile, perché sembrava che noi chiamassimo alla mobilitazione contro il ritorno delle stesse forme nelle quali la dittatura si espresse nei primi anni ’20 del Novecento, scontando così una scarsa credibilità. Adesso dobbiamo fare un’altra innovazione, cominciando con il domandarci: il modo come l’Anpi declina oggi l’antifascismo è quello giusto? Fino ad ora abbiamo motivato la freddezza di alcuni soggetti con i quali vogliamo interloquire, sia con la loro sottovalutazione del pericolo di un nuovo assolutismo e con la tendenza a considerare la dicotomia fascismo-antifascismo ormai superata, sia con un certo opportunismo attecchito nelle organizzazioni professionali, sia con gli influssi della crisi dell’identità progressista. Infine è possibile che con tale atteggiamento ci si presenti il conto di una battaglia combattuta controcorrente, e ai giorni nostri purtroppo impopolare, quel’è quella sull’accoglienza dei migranti. Ma qui c’è in ballo la civiltà: e una organizzazione come la nostra non può mettersi dietro le spalle questioni che riguardano il rispetto della vita e la dignità umana, pena il proprio snaturamento. Se questi argomenti restano tutti sul tavolo, per dare loro la migliore soluzione, pensiamo che per chiudere il cerchio, arrivando ad essere pienamente attrattivi delle migliori energie presenti nel corpo sociale, sia ormai il momento di privilegiare il “per” rispetto all’”anti”, chiarendo perfettamente il nesso tra democrazia e benessere economico e sociale. Un ragionamento che sia troppo “contro” qualcosa, anche di orribile come il fascismo, ma che appaia in difesa dell’ordine esistente, gremo di sofferenza sociale e di paure, può in effetti presentarsi come non interessante, non parla alla generalità della popolazione e neppure a tanti di coloro che in qualche modo sono partecipi dell’agone politico, sociale culturale. Perciò la conoscenza e l’osservanza della Costituzione dovranno fare la parte del leone nella nostra attività, per recuperare e rilanciare nella scuola e nella strada, ovunque, i valori che la innervano.
Di questo si dovrà parlare, evitando di andare fuori strada con la ricerca di troppo facili capri espiatori del non pieno successo, al momento, degli Stati Generali.
L’iniziativa presa sulle foibe, in occasione della Giornata del Ricordo, per rendere evidente il riconoscimento da parte nostra di un eccidio criminale, e l’omaggio reso alle vittime del bombardamento americano su Grosseto del 26 aprile del 1943, sono stati atti giusti in sé, e, liberandoci da troppe riserve mentali, presenti sia in noi stessi sia in larghi strati dell’opinione pubblica, vanno nella direzione di favorire un dialogo con sensibilità democratiche con le quali fino ad ora è mancato un pieno e reciproco riconoscimento. In questo senso hanno agito anche la posizione assunta con fermezza dall’Anpi verso il comportamento estremista e volutamente provocatorio di Antifa nei confronti dell’Associazione, culminato nella chiassata dello scorso 25 Aprile, e la stessa consegna a mano a molte entità cittadine del mondo economico, politico, culturale e istituzionale, del testo della “Proposta di Manifesto dell’Antifascismo Maremmano”, base ideale e programmatica degli Stati Generali, al di là dell’esigenza di renderlo più comunicativo. Ad esse continuiamo a trasmettere i materiali che l’Anpi via via produce sull’attualità, e inviti alle nostre iniziative, per far loro conoscere il nostro pensiero e su questo sviluppare una comunicazione, che sta diventando sempre meno a senso unico. Nel corso dell’autunno e dell’inverno, promuoveremo incontri bilaterali con lo scopo di chiarire a coloro che vogliamo come compagni di viaggio le nostre analisi e i nostri intendimenti e a noi di conoscere le valutazioni che essi fanno. Il proposito resta quello di dar vita il più possibile rapidamente a quell’ “Assemblea provinciale Antifascista per la difesa e la completa applicazione della Carta Costituzionale” indicata nel documento preparatorio degli Stati Generali e non ancora formata a causa dell’ assenza registrata in quella sede di numerose organizzazioni chiamate a comporre l’organismo. Dovrà trattarsi di una sede di confronto e di iniziativa unitari e permanenti, rappresentativa dell’articolazione democratica della città e della provincia, con l’inclusione a pieno titolo delle amministrazioni locali, aperta alla partecipazione anche di singole personalità, ma non vedendo queste come componente principale. L’organizzazione degli antifascisti singolarmente presi esiste già, è l’Anpi, e non c’è la necessità di crearne una uguale e concorrente. Se disconoscessimo il ruolo delle associazioni nelle quali i cittadini si organizzano, diventeremmo nostro malgrado parte attiva della disintermediazione sociale in atto, come effetto e causa della crisi. L’ottimo sarebbe se l’assemblea in parola fosse presieduta da un rappresentante delle istituzioni.

Rapporti con le istituzioni

Non abbiamo governi amici e governi nemici; giudichiamo dai loro atti. E questo vale per il governo centrale e per quelli locali che gestiscono le amministrazioni comunali e quella provinciale. Resta ferma la distinzione tra istituzione, in quanto bene pubblico, cioè di tutti, e combinazioni politiche che via via sono chiamate dagli elettori alla loro testa. Abbiamo presente la differenza tra soggetti che si richiamano all’antifascismo e quelli che invece sulla questione fanno il pesce in barile, ma chiunque salga alla direzione degli enti locali, nel pieno rispetto della Costituzione (che va osservata sempre, non quando fa comodo) e delle leggi, è nostro interlocutore. Se questi assumerà decisioni contrarie ai valori democratici e del rispetto dell’uomo si scontrerà con la nostra ferma opposizione, come avvenuto a Grosseto in occasione della intestazione a Almirante di una via cittadina, e avverrà qualora la deliberazione adottata dal Consiglio comunale dovesse avere un seguito.

Il 25 Aprile

La celebrazione in piazza della Liberazione ha sempre fatto capo al’Anpi, al Comune e alla Provincia: non esistono motivi di un ripensamento. L’amministrazione Vivarelli Colonna, se non fosse pressata dall’osservanza di una festa nazionale che, con la Prefettura, attiva tutte le proiezioni in città delle istituzioni centrali, farebbe volentieri a meno di rendere onore alla Resistenza, l’evento che ha fondato l’Italia moderna, libera e democratica, repubblicana e antifascista. Per questo dobbiamo incalzarla: ogni partecipazione degli amministratori grossetani alla festa del 25 Aprile, comunque si caratterizzi, è una nostra vittoria e una loro sconfitta. Altrimenti rischieremmo di assecondare l’attuale maggioranza, sollevandola da un dovere imprescindibile e levandogli le castagne dal fuoco: in questo caso saremmo davvero loro subalterni. Se il 25 Aprile non possono completamente disertare (l’ultima volta in piazza la città era rappresentata dal solo Gonfalone civico; quella precedente non c’era neppure quello, essendosi il comune limitato a sfilare nel corteo), sindaco e assessori fanno di tutto per rendere piccola-piccola la manifestazione. Quest’anno non si è svolta la tradizionale riunione preparatoria, da noi ripetutamente sollecitata: tutto si è deciso per via telefonica e molto all’ ultimo momento. Siccome il 25 Aprile piazza De Maria era occupata dal mercato settimanale, dal Palazzo civico volevano che il corteo partisse da piazza Martiri di Nassiriya per poi raggiungere la Rimembranza da via Saffi e da qui piazza Dante passando una sola volta da Corso Carducci. Volevano cioè che la gente si ritrovasse e sfilasse il più possibile in zone secondarie, le meno frequentate: e questo, nell’immaginario collettivo, avrebbe accreditato la marginalità del fatto storico che nell’occasione si ricordava. A poche ore dalla festa ci hanno comunicato che non avremmo potuto disporre della pedana per i discorsi in piazza e che il microfono sarebbe stato di quelli che gli oratori tengono in mano. C’è voluta la nostra vivace reazione, ricordando al funzionario incaricato e, tramite lui, al Sindaco, che quello che ci apprestavamo a celebrare era il 25 Aprile, non proprio una ricorrenza paesana della Pro Loco, per mantenere il tradizionale percorso della manifestazione e per ottenere dall’aereonautica la disponibilità della pedana e del microfono fisso. La prima ricorrenza della Liberazione con in carica l’amministrazione di destra, abbiamo dovuto concludere in fretta e furia il programma perché da mezzogiorno piazza Dante era stata concessa ad una esposizione di auto d’epoca. Insomma è sempre stata una faticaccia, inaccettabile sotto tutti i punti di vista: non possiamo continuare così, per rispetto di chi ha lottato contro il fascismo, specie di chi nella lotta è morto, e della storia, per tenere fermi i cardini culturali e politici dell’unico futuro possibile. Per questo urge un chiarimento con il Comune, in tempo per non ripetere le brutte esperienze dal prossimo anno, magari con il supporto della minoranza che si riconosce nei nostri stessi valori. Ma crediamo che dopo più di settanta anni si ponga il problema di ripensare la manifestazione, rendendola più incisiva. Già abbiamo cominciato dando al discorso celebrativo un contenuto più attuale, e così dobbiamo continuare. Pensiamo di rendere la celebrazione ad un tempo più varia, anche gioiosa e impegnata culturalmente sulle questioni che sottostanno agli avvenimenti politici del momento. Per l’anno prossimo si potrebbe organizzare insieme all’isgrec e alla scuola, se disponibili, e aprendolo alla comunità cittadina, un confronto pubblico sull’uomo, siccome è questi sotto attacco, non più la sola categoria dei lavoratori, invitandovi studiosi appartenenti alle confessioni religiose e alle varie correnti del pensiero laico. Potrebbe svolgersi nei giorni immediatamente precedenti il 25 Aprile presso l’Aula Magna della cittadella dello studente. Una nota in proposito è stata già consegnata al Comitato nazionale dell’Anpi per sondarne la disponibilità a fare di questo un evento non soltanto locale. Insieme a cio, non sembra da scartare l’idea di dar vita, d’intesa con la Uisp, ad una manifestazione sportiva. Possiamo ipotizzare una corsa ciclistica amatoriale che impegni il numero più ampio di partecipanti e che si concluda in piazza Dante, magari nel pomeriggio, con la consegna al vincitore della “Coppa della Liberazione”: iniziativa da ripetere ogni anno. Sono proposte da verificare; altre potranno essere avanzare. Quando avremo assunto orientamenti operativi, dovremmo proporre il nuovo programma alle istituzioni pubbliche, Comune e Provincia, con le quali condividiamo il 25 Aprile e alle organizzazioni sociali e culturali che intendessimo coinvolgere.
Nell’ultima manifestazione c’è stata, da parte di tutti noi, una certa sottovalutazione del rischio di provocazioni: la qual cosa non ci ha fatto prevenire o contenere la bravata di Maremma Antifa, dando una immagine non positiva di noi stessi e dell’antifascismo grossetano, in parte recuperata dal nostro comunicato che condannava il gesto, rompendo definitivamente i rapporti con chi si era intromesso nel corteo per cambiarne con la violenza il messaggio politico. Il prossimo anno dobbiamo preparaci meglio alla celebrazione, premunendoci da possibile repliche dell’incursione estremista, anche con la presenza “militarmente” organizzata dei nostri iscritti e, se necessario, con il supporto del servizio d’ordine del sindacato e della polizia.

Alcune indicazioni di lavoro

L’Anpi è una grande e bella cosa, e dovrà diventarlo sempre più. Ma non è esclusivista: lavora per allargare il campo trasformando ogni potenzialità in un nuovo protagonismo, anche se questo non si esprimerà nell’Associazione: pure così si costruisce democrazia e si combatte efficacemente l’autoritarismo. Tutta la nostra attività fino a qui delineata si svolgerà in questa cornice; sul piano locale muove e muoverà dalla linea sancita dagli Stati Generali e da ciò che è contenuto nel comunicato approvato dal Comitato nazionale il 12 settembre, sempre sviluppando una forte tensione sui valori della pace, della libertà e della tutela ambientale, venendo meno i quali non ci sarebbe storia. Più nel particolare, nel prossimo anno ci impegneremo per:

la memoria: dovrà essere incrementato il numero delle celebrazioni, proponendoci di farle in ogni luogo della provincia che sia stato investito da fatti legati alla Resistenza. Tutte le sezioni e i membri del Comitato provinciale, a rotazione, saranno impegnati in questo. Insieme con i Comuni, là dove fosse opportuno, dovremmo adottare un programma di recupero e restauro dei monumenti e delle strutture che conservano ancora le tracce degli scontri armati. Un esempio per tutti: il podere di Campo ai Bizzi a Monterotondo, nei cui muri si vedono ancora i buchi delle pallottole della battaglia del Frassine. Sono da sostenere, nei limiti delle nostre disponibilità, sia il progetto della “scuolina” di Maiano Lavacchio, sia le varie pubblicazioni sugli avvenimenti del periodo che abbiano i requisiti della serietà. Non possiamo mancare di essere presenti, autonomamente o in collaborazione con altri, specie l’Isgrec, alle iniziative legate alle giornate della Memoria e del Ricordo. Su quest’ultima c’è la necessità di continuare a diffondere la verità storica sulle foibe, nel quadro della complessa vicenda del confine orientale, sottraendo al neofascismo un’arma propagandistica sempre brandita contro di noi. Con il Comune di Roccastrada e l’Isgrec abbiamo iniziato la preparazione del centenario della strage fascista del 22 luglio 1921. Infine esprimiamo il nostro sdegno per la mozione approvata in questi giorni dal parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo, purtroppo anche con il voto favorevole di parlamentari italiani espressi da una parte politica che dovrebbe essere sensibile alle ragioni di una memoria tutt’altro che propagandistica. Ne deriva un nostro sia pure modesto contributo al ripristino della decenza storica e politica. Quando una certa politica si è sostituita agli storici, lo ha sempre fatto per legittimare culturalmente visioni di parte, le quali hanno immancabilmente annunciato tempi bui, essendo funzionali a svolte autoritarie.
Questo il calendario delle celebrazioni del 2020 in provincia, comprensivo dell’assegnazione degli oratori :
16 febbraio, loc. Campo ai Bizzi – Frassine; oratore: Lucio Niccolai;
22 marzo, Maiano Lavacchio; oratrice: Cinzia Fiacchi;
25 aprile, Grosseto – manifestazione provinciale; oratore: Flavio Agresti;
25 aprile, Monterotondo; oratore: Lio Scheggi;
1 maggio, Manciano; oratore: dirigente della sezione;
7 maggio, Murci; oratore: Beppe Corlito;
5 giugno, Manciano; ratore: dirigente della sezione;
8 giugno, Monterotondo; oratrice: Luciana Rocchi;
11 giugno, Roccalbegna; oratore: Claudio Bellucci;
13 giugno, Niccioleta: oratori: Nadia Pagni e una personalità di livello nazionale;
13 giugno, loc. Fiumara – Casotto Pescatori; oratore: dirigente della sezione;
14 giugno, Castelnuovo Val di Cecina; rappresentanza: Nadia Pagni, Annamarina Copponi, Romeo Carusi, Denisio;
14 giugno, Santa Fiora; oratore: Gilberto Capanni;
16 giugno, Grosseto; oratore: una personalità della cultura, della scuola o delle istituzioni? L’organizzazione della giornata fa capo alla sezione;
17 giugno, Monticiano; rappresentanza: Claudio Pellegrini, Annamarina Copponi, Denisio;
22 Giugno, Follonica; Oratrice. Lucia Matergi.

la formazione: più che riprendere il corso iniziato lo scorso anno, poi interrotto a causa di un incidente subito da Paolo Papotti, dobbiamo organizzarne uno nuovo. Su questo è d’accordo lo stesso responsabile nazionale della formazione, che ha dato la propria disponibilità a partecipare ad una riunione a Grosseto, da convocare a breve, per mettere a punto il programma. C’è da tener conto dei nuovi avvenimenti e della necessità, condivisa da Papotti, di coinvolgere nella formazione anche soggetti non direttamente impegnati nell’Anpi, quali i rappresentati delle organizzazioni sociali e culturali e delle stesse istituzioni locali, invitati e non venuti agli Stati Generali. Abbiamo l’autunno per preparare al meglio l’iniziativa, che dovrà concludersi preferibilmente nei giorni a cavallo del prossimo 25 Aprile;

la comunicazione: è tempo che discutiamo dell’urgenza di dotare l’Anpi di una comunicazione efficace nel più breve tempo, poiché nonostante l’encomiabile impegno di Maurizio Bussani, sul blog e sulla pagina face book, nella materia restiamo vistosamente inadeguati. La comunicazione è un mezzo, non un fine: l’importante sono i contenuti e la serietà con cui gestiamo la nostra presenza in rete, per non essere partecipi del “pollaio” che purtroppo caratterizza questo mondo. Luciano Calì, giornalista di professione, ha dato la propria disponibilità ad occuparsi del settore, lavorandovi con Maurizio e altri militanti: ha già cominciato ad avere contatti con gli organi di informazione e predisponendo materiali a nome dell’Anpi. Egli entrerà a far parte del Comitato provinciale, e sarà invitato alle riunioni della presidenza quando si parlerà di cose che saranno comunicate all’esterno. Lo scorso 18 novembre c’è stata una riunione della presidenza con Luciano e Maurizio, che ha consentito di mettere la materia sul giusto binario.

la scuola: dobbiamo assolutamente recuperare in questo ambiente, al momento largamente in mano alla destra. Come in tante altre zone del Paese, nella scuola grossetana, l’Anpi è assente, se facciamo eccezione dei corsi chiamati “a scuola di Costituzione”, che purtroppo al momento interessano un solo istituto liceale, e la bella conferenza tenuta da Carlo Smuraglia a 500 studenti delle medie superiori all’inizio dello scorso anno. Decisivo sarà il rapporto che riusciremo a costruire con i dirigenti scolastici e, soprattutto, con gli insegnanti. Su questi due piani occorre muoverci promuoveremo incontri con i presidi e gli organismi collegiali dei vari istituti cittadini e del territorio, per dar pieno corso alla convenzione Anpi-Miur; dobbiamo cominciare a farlo insieme con il responsabile della Cgil-scuola, in attesa di coinvolgere gli altri sindacati, al fine di individuare le disponibilità che potranno essere presenti tra i docenti. Siamo fiduciosi, poiché lo scopo che ci anima è un insegnamento non di parte, adeguato all’esigenza di fornire agli studenti quegli strumenti culturali che possano sviluppare in loro la più alta capacità critica. Lucia Matergi si è dichiarata disponibile a dare una mano. In tal senso aiuterebbe l’accordo, ancora da promuovere, con il Liceo Artistico per adeguare la “Proposta di Manifesto” degli Stati Generali alle esigenze della comunicazione, mettendolo a fumetti. Beppe, che sta seguendo con Cristina Citerni la questione, ha recentemente comunicato che la dirigenza della scuola ha formalmente invitato i vari istituti scolastici della città e della provincia a replicare con i loro studenti la positiva esperienza di “a scuola di Costituzione”, che in più occasioni ha ricevuto il plauso della stessa Prefettura. Tutte le nostre strutture territoriali, con l’impulso e il coordinamento del provinciale, dovranno attivarsi al più presto per garantire ovunque il rispetto della direttiva in parola;

l’organizzazione: complessivamente il rapporto con e tra le sezioni è buono. Vi sono situazioni migliori e altre che richiedono una maggiore presenza del provinciale. Alcune delle nostre organizzazioni territoriali non dispongono di gruppi dirigenti veri e propri e funzionano grazie all’impegno di una sola persona che fa il tesseramento e tiene i contatti con noi. Qua e là questo si incrocia con la presenza di presidenti che hanno una marcata caratterizzazione politica: e se ciò mostra una sensibilità che fa onore agli interessati, può costituire un ostacolo all’ingresso nell’Anpi di altre culture e correnti di pensiero, a tutto svantaggio del pluralismo. Dove esiste, il congresso dovrà affrontare la questione, aprendo le porte specialmente ai giovani, se presenti; e se mancano, si vadano a cercare. Il rinnovamento deve essere un impegno costante a tutti i livelli dell’associazione, anche con il proposito di evitare eccessive personalizzazioni degli incarichi più in vista e di suscitare un senso di comunità. Se ne potrebbe parlare già nelle assemblee annuali degli iscritti rese obbligatorie dallo Statuto. Ma questo impegno al momento è stato onorato dalle sole sezioni di Grosseto e di Gavorrano-Scarlino; siamo in attesa che lo facciano quelle di Scansano, Massa Marittima e del Monte Amiata; a Follonica si è tenuta lo scorso 16 novembre la conferenza di organizzazione della sezione, da cui è scaturito il nuovo gruppo dirigente; dalle altre, malgrado i solleciti, nessun segnale di fumo. La costituzione dell’Anpi nella zona sud della provincia (Orbetello, Monte Argentario, Capalbio) si è dimostrata più complicata del previsto: chi si era messo a disposizione nella cittadina lagunare, adesso si nega senza dare spiegazioni. Dovremo cercare altri riferimenti e svolgere iniziative nel luogo da Grosseto, ormai nel 2020. D’altronde a Orbetello sono in corso interessanti esperienze nelle scuole, a cura delle insegnanti che avevano partecipato alla prima riunione tenutasi lo scorso anno con il presidente provinciale. Recentemente si sono fatti avanti alcuni antifascisti di Porto Santo Stefano, che riuniremo prossimamente. Va altresì garantita la normalità statutaria, per cui l’iscrizione è consentita esclusivamente nella sezione del luogo di residenza, di lavoro e di studio; si potrà derogare in via eccezionale, per un numero minimo di persone e comunque previa autorizzazione del provinciale. Infine si presentano i problemi della disponibilità finanziaria e della sede del Comitato provinciale. Per le ultime iniziative abbiamo usufruito di sponsorizzazioni, ma su queste non possiamo contare per la copertura della corrente attività; non sarebbe nemmeno giusto. Dobbiamo provvedervi in proprio tramite l’autofinanziamento, aumentando gli iscritti e la media tessera, oltre a rivedere, in difetto, la ripartizione dei proventi tra il provinciale e le sezioni. Relativamente alla sede diamo atto all’Arci di essere venuta incontro alle nostre necessità, ma l’attuale localizzazione è minima, non è funzionale né dignitosa: la nostra attività si svolge normalmente altrove. Ne deriva che dobbiamo trovare altre e migliori ubicazioni al più presto. Ma non disponiamo dei soldi per sostenere un affitto, per quanto minimo. Per cui l’unica soluzione praticabile passa per la disponibilità di qualche associazione o istituzione a ospitarci con il solo pagamento delle spese vive;

la festa: ancora non è stato fatto il conto economico per verificare se, oltre a quello politico, da questo evento potranno venire risultati finanziari nel futuro: vedremo. Politicamente a Santa Fiora abbiamo avuto un successo, nonostante fossimo alla prima esperienza, nei termini riportati nella nota del presidente del 2 settembre scorso. Le sezioni hanno risposto bene: soltanto tre (Scansano, Manciano e Roccastrada) non hanno partecipato; tutte le altre sono state presenti: chi tutti i giorni, chi due giorni, chi all’apertura o alla pastasciutta antifascista. Questo dimostra che esiste una motivazione che fa ben sperare per i prossimi anni. Bisognerà decidere se riproporre la festa alla Peschiera (un posto bellissimo) o invece svolgerla altrove, facendola diventare itinerante, e se è utile cambiare il periodo, evitando il ferragosto, allorché molti militanti sono in ferie fuori zona, impossibilitati a dare il loro contributo. Com’era giusto, perché hanno idee e perché non si possono chiamare le persone a lavorare senza coinvolgerle nelle decisioni, larga parte del programma è stata rimessa all’autonomia delle sezioni amiatine: e con il senno del poi abbiamo fatto bene. Ma è mancato un dibattito sulle questioni che ci stanno più a cuore: l’unica occasione in cui i partecipanti hanno discusso è stato con Giuliana Sgrena; mentre alla fine della conferenza di Luciana Rocchi si è avuto un violento temporale che ha allontanato precipitosamente i presenti. Il prossimo anno dobbiamo rimediare caratterizzando la festa su un tema, che indicativamente potrebbe essere “l’attualità dell’antifascismo e l’unità di tutti i democratici per il rispetto della Costituzione repubblicana”, cui dedicare anche un confronto pubblico con la presenza dei soggetti sociali e culturali con i quali intendiamo condividere la lotta per un’ Italia, un’Europa e un mondo migliori.
Dopo il disinteresse per gli Stati Generali, significativo è stato il patrocinio dato alla festa dai sei Comuni della montagna, compresi quelli non “di sinistra” (a dimostrazione del fatto che, per quanto complicata, la costruzione di un rapporto più militante con le Amministrazioni locali procede), oltre a quello dei sindacati, di Arci e Festival resistente, di coop amiatina, di gestione parco della peschiera, di Fondazione Santa Fiora cultura. Da segnalare il forte impegno sia del Comune di Santa Fiora, che ha garantito la necessaria assistenza logistica, sia di Fondazione Santa Fiora coltura, che ha materialmente lavorato all’allestimento del villaggio della festa e al suo svolgimento, infine i contributi economici concessi da coop amiatina e da Fondazione Santa Fiora cultura.

14 novembre 2019.