Convocazione Direttivo provinciale

Si ricorda che il Comitato Direttivo Provinciale è convocato per venerdì 4 gennaio 2019 alle ore 17,00 presso la saletta della CGIL in via Rep.Dominicana,88 – con lo stesso O.d.G. :

Preparazione Stati generali dell’antifascismo: discussione e approvazione del documento allegato;
Presa d’atto della decadenza degli assenti e proposte di surroga e cooptazione;
Indizione delle assemblee di sezione;
comunicazioni del tesoriere;
varie ed eventuali
In riferimento al punto 3° dell’ O.d.G., si trasmette il documento aggiornato, contenente il piano di lavoro dell’ ANPI per l’anno 2019.

Si prega di comunicare l’eventuale assenza alla riunione.
Fraterni saluti,

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ASSEMBLEE ANNUALI DEGLI ISCRITTI
Piano di lavoro per il 2019

Lo Statuto dell’Anpi (articoli 16, 17 e 18) impegna le sezioni ad organizzare “almeno una volta all’anno” l’assemblea degli iscritti. L’assemblea “esamina ed approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo predisposti annualmente dal comitato e delibera sulle questioni di carattere generale nell’ambito del territorio di sua competenza in aderenza alle determinazioni del Congresso nazionale e del Congresso provinciale. Altresì’ “può provvedere al rinnovo delle cariche sociali.”

Ad eccezione di quella di Grosseto, le altre sezioni della provincia non hanno fino a qui rispettato questo disposto statutario. Perciò occorre provvedere, svolgendo ovunque le assemblee degli iscritti all’Anpi nel corso del prossimo mese di gennaio. Nell’occasione in quelle sedi si procederà anche all’approvazione di un piano di lavoro della sezione, possibilmente per tutto il 2019, collegato al bilancio preventivo, le cui linee generali e i temi sui quali proponiamo di sviluppare l’iniziativa sono indicati nella presente nota. Per questa loro finalità le assemblee saranno introdotte dai presidenti e dagli altri dirigenti delle sezioni ed eventualmente concluse dal rappresentate del comitato provinciale.

La discussione sulla situazione generale e sui compiti dell’Anpi in questa fase politica avranno come riferimento sia la relazione che la presidente nazionale Carla Nespolo ha presentato alla riunione del comitato nazionale svoltasi il 20 settembre scorso, che l’ha approvata all’unanimità, a suo tempo trasmessa alle sezioni, sia la “proposta di Manifesto dell’antifascismo maremmano” che i membri del comitato provinciale hanno ricevuto con la convocazione della seduta di oggi.

Come avrete visto, nella sua relazione la nostra presidente mette l’accento sulla fascistizzazione in corso dei rapporti e dei comportamenti. Dice che altre volte abbiamo vissuto momenti difficili, ma che allora c’erano i partiti di massa, e soprattutto la sinistra, a garantire la democrazia. Adesso vi sono nuove lotte che nascono spontaneamente nella società, soprattutto da parte delle donne e dei giovani studenti. Quindi si domanda se l’Anpi, nello svolgimento delle sue specifiche funzioni, riuscirà ad essere il collante di questi movimenti. Per lei la condizione è che teniamo ferma la nostra autonomia specie dai partiti, promuovendo cosi la più larga unità di tutti coloro che sono antifascisti. Una unità che serve a “difendere e a promuovere una coscienza civile, democratica nel nostro paese, per fare cultura, per fare politica, per fare appunto coscienza civile e democratica.”

Quindi, annunciati i progetti di lavoro in via di realizzazione, conclude sottolineando l’importanza delle prossime elezioni europee, non senza chiarire che in quel passaggio non dobbiamo dare indicazioni di voto ma dire quale Europa vogliamo. Prima di richiamare la nostra attenzione sul valore della memoria, anche ipotizzando corsi di formazione per dirigenti Anpi, e sul nuovo interesse che si nota verso l’associazione dei partigiani, chiamandoci al lavoro per incrementare la nostra forza organizzata.

Portare a conoscenza degli iscritti il “Manifesto dell’antifascismo maremmano” ed avere loro considerazioni in merito, nella fase di preparazione degli Stati Generali, che si riuniranno a Febbraio, è cosa da non trascurare, poiché significa coinvolgerli nella celebrazione di questo importante evento, destinato a lasciare il segno, dandogli una più larga legittimazione popolare e una risonanza adeguata.

Le problematiche sulle quali si svilupperà l’iniziativa dell’Anpi in provincia, e che dovranno innervare gli stessi piani di lavoro delle sezioni, sono quelli elencati alla conclusione del “Manifesto” citato, con l’aggiunta del calendario delle celebrazioni della Liberazione, comprensivo delle proposte dei membri del comitato provinciale che vi presenzieranno come oratori o come rappresentanti di questo organismo, del tesseramento e dell’autofinanziamento: Stati Generali dell’antifascismo maremmano; contrasto del neofascismo; Costituzione e legalità; solidarietà e accoglienza; lotta all’infiltrazione mafiosa; i giovani; un mondo per tutti. Le cui motivazioni ovviamente non ripetiamo in questa sede.

Calendario delle celebrazioni della Liberazione.

16 febbraio, loc. Campo ai Bizzi – Frassine; oratore: Gilberto Capanni.
22 marzo, Maiano Lavacchio; oratrice: Lucia Matergi.
25 aprile, Grosseto; oratore: Flavio Agresti. Nelle altre località della provincia la presenza dell’Anpi è garantita dalle sezioni.
1° maggio, Manciano; oratore: (esponente della sezione).
7 maggio, Murci; oratore: Lucio Niccolai.
5 giugno, Manciano; oratore: (esponente della sezione).
11 giugno, Roccalbegna; oratrice: Cristina Citerni.
13 giugno, Niccioleta; oratori: don Luigi Ciotti e Nadia Pagni.
13 giugno, loc. Fiumara – Casotto dei pescatori, oratore: (esponente della sezione).
14 giugno, Castelnuovo Val di Cecina; rappresentanza: Nadia Pagni e Claudio Pellegrini.
14 giugno, Santa Fiora; oratrice: Luciana Rocchi.
16 giugno, Grosseto; oratrice: Prefetta?
17 giugno, Monticiano; rappresentanza: Annamarina Copponi.
22 giugno, Follonica; oratrore: Beppe Corlito.

Inoltre, bisogna concordare con il Comune di Roccastrada la celebrazione della strage del 24 luglio del 1921; con quello di Scansano, la celebrazione del 25 aprile, che da anni non viene effettuata. Bisogna infine organizzare analoga manifestazione a Monticello Amiata, dove abbiamo una numerosa sezione, e verificare cosa accade a Orbetello con l’amministrazione di destra. Dovrebbe interessarsene la costituenda sezione. Che, operando in tutta la Costa d’Argento, la stessa verifica dovrebbe estenderla agli altri comuni dell’area.

Restano la Giornata della Memoria, fissata per il 27 gennaio, e la Giornata del Ricordo, fissata per il 10 febbraio. Occorre prevedere iniziative adeguate, eventualmente con l’ISGREC. Per la Giornata del Ricordo è ancora aperta una questione con l’Istituto Fossombroni, nel quale, due anni fa, andò a parlare agli studenti il coordinatore regionale di “blocco studentesco”, il cui solo titolo era quello di essere fascista!

Tutte le celebrazioni saranno condivise dall’intero mondo antifascista, col quale organizzeremo gli Stati Generali a febbraio, compresa quella parte che nel passato non vi ha partecipato, ritenendole nient’altro che ritualità. Al riguardo dobbiamo attualizzare l’approccio, rendendo più evidente il nesso tra memoria e costruzione di una società più giusta e libera.

Tesseramento e autofinanziamento, organizzazione.

Abbiamo i dati del tesseramento di otto sezioni su undici, più sei nuovi iscritti a Montemassi: ad eccezione di una, che è restata ferma sui valori del 2017, tutte le altre incrementano il numero dei tesserati, specie quella di Grosseto che supera le duecento unità. Il totale ammonta a 464 adesioni, ma al momento mancano all’appello sezioni importanti quali Follonica, Monte Amiata e Pitigliano che, nell’anno scorso, avevano complessivamente 143 associati, per cui se, come tutto la scia prevedere, anche in quelle località si confermasse la tendenza all’aumento degli scritti generalmente registrata, con il tesseramento del 2018 in provincia supereremmo per la prima volta la soglia dei 600, arrivando per la precisione a 607 aderenti. Nel 2917 eravamo 528: fanno più 79.
Questa tendenza dura da un paio di anni e dimostra il maggiore radicamento dell’Anpi nel territorio e una maggiore attenzione dell’opinione pubblica nei nostri confronti; cose che possono continuare a crescere sulla base di chiari elementi. Essi sono riconducibili sia al concretizzarsi del rischio di una caduta autoritaria in Europa e in tutto il mondo, che incita gli antifascista e i democratici ad impegnarsi, sia ad una più marcata visibilità della nostra associazione, dovuta alle iniziative messe in atto, sia alla crisi dei partiti e alla scomparsa della grande politica, che conferiscono all’Anpi un ruolo di supplenza sul piano del dibattito e del confronto attorno ai valori fondamentali inerenti la condizione umana. Perciò si può e si deve continuare a lavorare alla raccolta di ulteriori adesioni, specie tra i giovani. E’ un compito politico prima ancora che organizzativo, per nulla burocratico. Più saremo, più incideremo, meglio difenderemo la democrazia. L’obiettivo dei 650-700 iscritti nel 2019 lo consideriamo alla nostra portata, se saremmo capaci di rendere evidente l’autonomia dell’associazione partigiana e la sua capacità di unire gli antifascisti e i democratici al di là delle appartenenze politiche e culturali di ognuno. Serve una più chiara conoscenza di noi stessi, svolgendo un’analisi della nostra base associata relativamente all’età degli iscritti, al loro genere di appartenenza, alla condizione sociale, al lavoro svolto, al titolo di studio e a quanto altro necessiti, come strumento di lavoro, per superare eventuali limiti e manchevolezze. Ne va dell’efficacia delle nostre “antenne” nella società. Quindi del nostro rapporto con essa.

Questo consentirebbe anche di migliorare il livello dell’autofinanziamento, sempre più insufficiente mano a mano che le iniziative aumentano e aumenta anche la loro qualità, nonostante la media tessera non sia cattiva: al momento è di 16,5 euro, con una punto alto di 20 euro e uno basso di appena 10,3 euro, dovuto sicuramente alle diverse condizioni socio-economiche delle due località. Il costo di 4.600 euro della manifestazione antifascista dello scorso 8 settembre al momento è sulle spalle dal comitato provinciale, che ha usufruito di un contributo di 2.000 euro del nazionale. Ancora non è stato quantificato il costo degli Stati Generali dell’Antifascismo maremmano, ma chiaramente richiederà l’esborso di non pochi soldi. O riduciamo il volume dell’iniziativa alle attuali disponibilità finanziarie, scontando una nostra latitanza rispetto ai compiti che il momento ci pone, o aumentiamo queste disponibilità, rapportandole al necessario. Siamo per la seconda opzione, anche perché concretizzabile con il dovuto impegno. Allo scopo bisognerà mettere in campo varie azioni. La ricerca di sponsor, tra gli operatori economici cosiddetti d’area, è ipotizzabile per eventi straordinari; per il fabbisogno ordinario si dovrà pensare a iniziative di autofinanziamento da organizzare normalmente, quali cene antifasciste, lotterie, ecc. Si dovrà altresì verificare la possibilità, in rapporto alle nostre forze, di allestire ogni anno la Festa provinciale dell’Anpi nelle zone dove siamo più presenti, a rotazione, impegnando almeno un fine settimana tra dibattiti, mostre e momenti ludici e di degustazione di prodotti tipici delle aziende agroalimentari e delle tradizioni del posto. Ma dobbiamo ragionare sulle stesse quote del pagamento della tessera, facendo una riflessione che va oltre la media sostanzialmente buona, ma incrementabile, registrata quest’anno. Di una tessera pagata 10 euro, al provinciale va soltanto 1 euro, cinque restano alla sezione, 4 spettano al nazionale; di una pagata, mettiamo 20 euro, la metà la trattiene la sezione, 4 euro li incamera Roma, 6 confluiscono nelle disponibilità provinciali. Con queste poche risorse non si va lontano, si fanno davvero pochi salti, specialmente se teniamo conto del pagamento di un contributo mensile che dobbiamo dare all’Arci per le spese legate al funzionamento della nostra sede provinciale, da poco trasferita nei suoi locali in via Ravel. Per cui, nel pagamento delle tessere da parte degli iscritti, più di quanto fatto fino ad ora si dovrà adottare il criterio della progressività, legando la quota alla capacità economica dell’associato. I 10 euro sono la quota minima, salvo situazioni familiari di particolare bisogno. Da quel valore in su, chi più può più dovrà contribuire. Allo scopo è importante evitare che le ricorrenti campagne dei neofascisti sul totale, o almeno “massiccio”, finanziamento dell’Anpi con soldi pubblici, batti e ribatti trovino ascolto o insinuino qualche dubbio nelle nostre fila, dicendo agli iscritti la verità: l’associazione usufruisce di un contributo dal ministero della difesa, insieme ad altri 40 soggetti qualificati dalla legge come “portatori di memoria”; ma questo contributo ammonta al 10-15% delle entrate complessive dell’Anpi, assicurate, per la restante parte, dalle sottoscrizioni effettuate da iscritti e simpatizzanti con la dichiarazione dei redditi, soprattutto dal tesseramento dei circa 130.000 aderenti, dal quale viene la parte più rilevante.

Se non facciamo queste cose, dovremmo responsabilmente metterci la mano sul cuore e di comune accordo riconsiderare la distribuzione dei proventi del tesseramento tra le sezioni e il provinciale.

Le sezioni non vivono la stessa situazione, ma si può fare di più anche dove esse lavorano meglio. A Scansano abbiamo gettato, con una positiva riunione, le basi per la ripresa organizzativa e politica della sezione, intanto riportandola a una ventina d iscritti. A Roccalbegna la condizione dell’Anpi è più complicata del previsto, non essendo facile superare le lacerazioni che sono state prodotte tra gli iscritti dalle ultime elezioni amministrative, conseguentemente ed un evidente difetto di autonomia dell’associazione dai partiti. Sull’Amiata, ad eccezione di Monticello (dove è però tuttora presente l’esigenza di un chiarimento politico con alcuni iscritti), registriamo serie difficoltà a relazionarci con gli associati, ufficialmente a causa della impossibilità di concordare una data da tutti condivisa per tenere una riunione. Le note positive sono che a Orbetello si sta concretizzando la costituzione della nuova sezione, competente per l’intera area della Costa d’Argento; la stessa operazione andrà fatta a Castiglione della Pescaia. Ci poniamo di superare le difficoltà richiamate nel corso del prossimo anno, portando a conclusione il lavoro già iniziato in tal senso, e di dar vita alle nuove organizzazioni territoriali. Le assemblee degli scritti che svolgeremo nelle località citate dovranno servire a questo.

Dobbiamo altresì portare quanto prima a compimento l’operazione iniziata con la riunione di oggi, di ridefinire l’assetto degli stessi organismi dirigenti provinciali, sulla base dello Statuto. Ce lo proponiamo perché essi sono ormai largamente espressione di una Anpi che non c’è più, e perché, conseguentemente a questo, vi sono alcuni membri che non partecipano da tempo ai nostri lavori, mentre dal congresso ad ora sono emerse nuove energie che vanno decisamente responsabilizzate a questo livello. Siamo a metà del percorso tra l’ultimo e il prossimo congresso: a quella scadenza dobbiamo arrivare con un nuovo gruppo dirigente già formato. Procederemo per gradi, andando a sostituzioni e cooptazioni quando esse saranno mature. Dopo gli Stati Generali dell’antifascismo andrà ripreso e concluso, ripensandolo, il corso di formazione avviato all’inizio dell’anno e poi sospeso a causa di un incidente stradale subito dall’istruttore. Vi inviteremo anche tutti coloro coi quali abbiamo nel frattempo costruito un rapporto politico.

Infine, l’informazione. Il suo reale funzionamento, sia verso l’interno che verso l’esterno dell’Anpi, va perfezionato, ma non dobbiamo sottovalutare i progressi fatti da quando un compagno, su decisione degli organismi provinciali, ha preso in mano la faccenda sia pure sul solo piano tecnico-operativo. I ripetuti tentativi di individuare un referente politico sono fino ad ora andati a vuoto, ed anche questo ha in qualche modo limitato le potenzialità di sviluppo dell’informazione. Ci riproveremo con il nuovo assetto politico-operativo provinciale. Il blog è adesso sempre aggiornato, mettendo a disposizione degli iscritti, e di quanti altri siano interessati, utili notizie sulla nostra attività e sulla nostra elaborazione. La pagina Facebook è viva e ci consente un rapporto dinamico con tante persone: in una settimana le persone raggiunte dai post sono state 26.356, i “mi piace” 3.475, i Fallower 3.415.

Questo non significa che non vi siano problemi o che non si verifichino tensioni. Consideriamo gli uni e le altre per quello che sono, con la giusta fiducia verso noi tutti.

Allo scopo di sempre migliorarci, si svolgono di seguito alcune considerazioni preliminari alla definizione di criteri chiari di lavoro che dovranno guidarci nel futuro.

La comunicazione, come tutta la nostra attività, deve tendere ad includere, rivolgendosi al complesso delle forze con le quali vogliamo costruire l’unità antifascista, ed anche veicolando le loro culture. Come accadde nella Resistenza, esse compongono un ampio arco che comprende la sinistra, il moderatismo democratico, la destra liberale che ha i piedi, la testa e il cuore ben piantati nella Costituzione. L’unica chiusura è verso il neofascismo e le entità che a questo si richiamano. In tal senso La comunicazione non è soltanto di supporto all’attività politica, è essa stessa attività politica. Se la limitassimo a ciò che fa e dice l’Anpi, la ridurremmo al rango di un bollettino interno e smentiremmo ciò che abbiamo fatto con la manifestazione dello scorso 8 settembre e ci apprestiamo a fare con gli Stati Generali dell’antifascismo.

Questo porta con sé il tema del rapporto con le amministrazioni comunali del territorio e del tipo di comunicazione da fare al riguardo. Per noi la loro natura pubblica deve sempre prevalere sulla natura privata delle combinazioni politiche che temporaneamente le dirigono. Eventuali rotture da parte nostra sono ipotizzabili soltanto nel caso in cui qualcuna di esse la faccia troppo grossa, producendo atti di sostanziale allineamento alla propaganda e all’azione neofasciste, e limitatamente a quella questione. Per il resto dobbiamo incalzarle, ma tenendo sempre aperta una interlocuzione. Come è successo e succede a Grosseto: colà abbiamo rotto con la maggioranza che governa il comune in occasione del 25 aprile, per l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, ma questo non ci ha impedito di celebrare insieme, a giugno, la Liberazione della città. La differenza tra amministrazioni di centro-sinistra, alle quali siamo naturalmente vicini, e quelle di centro-destra, ci è nota. Ma l’Anpi non è pregiudizialmente in maggioranza o all’opposizione in esse. Giudica dai comportamenti e dalle deliberazioni, sulla base della propria autonomia, assumendo atteggiamenti corrispondenti. Questo darà maggiore credibilità e forza alle lotte che potremmo dare contro decisioni gravi, contrarie ai nostri valori.

Fatte queste precisazioni, aggiungiamo che chi segue la comunicazione non è una figura tecnica, mero esecutore. Egli è un dirigente politico e agisce, come qualsiasi altro dirigente, contando su una propria discrezionalità: la gestirà coinvolgendo adeguatamente le organizzazioni territoriali, anche tramite riunioni periodiche delle sezioni, definendo in quella sede il necessario equilibrio tra il proprio lavoro individuale e quello che dovrà essere svolto collettivamente. Nel caso si dovesse esternare in tempo reale su questioni di rilievo politico, basteranno contatti rapidi, via mail o telefonici.

Dobbiamo dotarci di una attrezzatura tecnica nuova (computer e stampante) e realizzare una durevole collaborazione con un esperto di informatica. Il che comporterà una spesa non indifferente.

Dicembre 2018