Intervento tenuto in Prefettura da Giuseppe Corlito il 1° giugno 2018 in chiusura della sesta edizione del Progetto “A scuola di Costituzione”

Buongiorno a tutti i presenti, in particolare a tutti le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato alla VI edizione del nostro Progetto, ai loro insegnanti e ai dirigenti del Polo Liceali Aldi, del Liceo Economico sociale Rosmini, dell’ITC Fossombroni e dell’ISIS Leopoldo II di Lorena.
Vorrei ringraziare sentitamente il Prefetto, dott.ssa Cinzia Torraco, per averci ospitato in questo salone d’onore per la conclusione del Progetto in occasione del 70° anniversario della promulgazione della nostra Costituzione repubblicana, democratica e antifascista. Ci sembrava particolarmente importante celebrare qui la conclusione della sesta edizione del nostro Progetto nell’anno in cui si celebra il 70° anniversario della promulgazione della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista. Il 2 giugno 1946 si tennero le prime libere elezioni dopo quelle del 1924, per quello la festa della Repubblica cade proprio domani. Fu anche la prima volta in cui si votò a suffragio universale, cioè votarono tutti i cittadini italiani che avevano raggiunto la maggiore età (all’epoca 21 anni). Soprattutto votarono per la prima volta le donne, le cittadine. All’assemblea Costituente, che aveva il compito di redigere la nuova Costituzione, furono eletti 556 costituenti, di cui 21 donne. Contemporaneamente fu sottoposto a voto il referendum sulla forma statuale e le italiane e gli italiani scelsero la forma repubblicana contro la monarchia, che si era macchiata della collaborazione con la dittatura fascista. La Costituente lavorò per 18 mesi, comprese alcune proroghe: se volete un tempo breve per redigere una Costituzione, che è stata definita un po’ enfaticamente “la più bella del mondo” e che resiste da 70 anni, nonostante i tentativi di modificarla soprattutto negli ultimi anni (ben due referendum costituzionali hanno rifiutato le modifiche del 2006 e del 2016). Un tempo breve, se paragonato ai tre mesi che sono stati necessari per trovare la via d’uscita all’attuale crisi politica e alla costituzione del nuovo governo.
Il nostro Progetto quest’anno ha fatto un buon lavoro conseguendo tutti i suoi obbiettivi didattici e formativi. Alla fine di questa cerimonia ognuno di voi, ragazze e ragazzi, riceverà l’”attestato di cittadinanza”, cioè l’attestato di frequenza ai lavori e ai seminari di questo anno scolastico, che chiediamo ai vostri dirigenti scolastici vi diano titolo per avere un credito per il vostro curriculum. Noi come ANPI riteniamo che possiamo dichiararci cittadine e cittadini italiani perché ci riconosciamo nella Costituzione perché l’abbiamo studiata, l’ abbiamo compresa e la amiamo. Come ci ha detto il partigiano Professore Carlo Smuraglia, presidente emerito dell’ANPI, al primo seminario di quest’anno, la Costituzione va portata nel cuore. La porto sempre con me, in essa c’è ancora il programma per il futuro, ci parla della solidarietà, del diritto al lavoro per tutti, della giustizia sociale, della libertà, dell’eguaglianza tra tutti i cittadini e le cittadine, indipendentemente dalla propria appartenenza etnica, dal proprio censo, dalla propria religione, dal proprio sesso. In questo modo noi tutti, italiani e italiane e anche gli stranieri che ci chiedo asilo e che ospitiamo, costituiamo una “comunità di destino”, cioè siamo vincolati da come riusciamo a costruire il nostro futuro comune. Janet Abdulai nel suo discorso di oggi che ha illustrato il nostro Progetto dimostra proprio questo, come pure il discorso che Georgiana Dragomir a nome del Progetto ha fatto dal palco delle autorità in Piazza Dante per la festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Questi due discorsi sono la testimonianza vivente che gli obbiettivi di “A scuola di Costituzione” sono stati raggiunti e mi dispensano da ripercorrere le attività del progetto stesso, lo hanno fatto le due studentesse.
Il nostro Progetto – lo dico sempre in occasioni come questa – rappresenta un rito di passaggio alla cittadinanza attiva in un mondo dove non si diventa mai “grandi”, dove i mass media parlano di “ragazzi di 40 anni”. Cosi i ragazzi e le ragazze si inventano riti di passaggio propri, diventano “grandi” fumando la prima sigaretta, o peggio il primo spinello o prendendo la prima sbornia. Nei riti austeri della Roma repubblicana a 16 anni si diventava cives, in un rito pubblico veniva imposta la toga praetexta, cioè bordata di rosso, e si assumeva il compito di svolgere un servizio militare per la repubblica fino ai 66 anni. Ecco l’attestato di cittadinanza, che vi daremo tra poco, non è solo un certificato di partecipazione alle attività di “A scuola di Costituzione”, ma l’attestazione del vostro passaggio alla maggiore età come cittadini della Repubblica Italiana. Esso nasce da un dialogo democratico tra le generazioni, il gruppo di progetto è un’istanza collettiva costituita così: da insegnanti e studenti e studentesse, soprattutto dalle ragazze. Colgo l’occasione per ringraziare gli insegnanti del progetto, Paolo Carmignani, Cristina Citerni, Monica Righelli, Tamara Soldati. Tutte le attività sono fondate su questo dialogo. A proposito della partecipazione dei giovani questa sala gremita con tutti in piedi attesta che le giovani generazioni partecipano attivamente se gli adulti si attivano per primi. Sono convinto che la partecipazione dei giovani è un problema degli adulti e delle famiglie, se esse partecipano è naturale che partecipino anche i figli. Noi come ANPI e come adulti siamo particolarmente interessati alla mobilitazione dei giovani. Sono fermamente convinto che questo pianeta, la nostra specie e anche la nostra Repubblica democratica e antifascista abbiano un futuro, se le ragazze e i ragazzi riusciranno a prendere il futuro tra le proprie mani. A questo vi esorto, a prendere tra le vostre mani il programma per il futuro contenuto nella Carta Costituzionale.
Questi risultati sono stati raggiunti senza impegni di denaro pubblico, tutte le spese sono state sostenute dalla sezione ANPI “Elvio Palazzoli” , che vive della sottoscrizione che gli iscritti fanno al momento della loro iscrizione annuale. Ci tengo a dirlo perché spesso le sparute organizzazioni neo-fasciste sostengono che l’ANPI vive di sovvenzioni pubbliche. Lo hanno scritto anche quest’anno su uno struscione affisso furtivamente notte tempo in occasione del nostro primo seminario e sono stati duramente smentiti dagli studenti, dagli insegnanti e dal dirigente dell’ITC Fossombroni. L’ANPI non ha avuto neppure bisogno di replicare: tutte le scuole che aderiscono al progetto “A scuola di Costituzione” sanno per esperienza diretta che questo progetto non costa nulla e pesa anche poco sul “tempo-scuola” perché si fonda sul lavoro curriculare delle classi coinvolte. Alla fine occupa alcune ore delle tre mattine dei seminari previsti. Per quanto riguarda il rinfresco, che verrà offerto alla fine della cerimonia e che mette a disposizione la nostra tradizionale “torta tricolore”, devo ringraziare la sezione alberghiera dell’ITIS Leopoldo II di Lorena , i suoi ragazzi e docenti insieme al Dirigente Prof. Alfonso De Pietro.
Per quanto riguarda la prossima edizione del progetto, che sarà la settima, il gruppo di progetto ha proposto il tema della laicità dello stato, quindi gli articoli 7 e 8 della Costituzione, che riteniamo fondamentali per la convivenza civile del nostro paese, dove storicamente convivono molte confessioni religiose ed oggi in maniera particolare.
Tra poco distribuiremo gli attestati e vi troverete indicato il nome del partigiano che intitola la nostra sezione: Elvio Palazzoli, un ragazzo poco più grande di voi. Vi voglio raccontare qualcosa di lui, che ricorderemo insieme ai suoi 5 compagni caduti a Porta Vecchia, il prossimo 15 giugno per la commemorazione della Liberazione di Grosseto. Era rientrato dal fronte dopo l’armistizio del 1943, era a casa sua, ma – come ci ha raccontato la sorella – aveva giurato di servire la patria e, quando venne chiamato dai partigiani della Brigata Garibaldi “Vittorio Alunno” a difendere la città dall’esercito nazista, che si stava ritirando “aggressivamente”, non ritenne di doversi sottrarre e nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 1944 giurò una seconda volta. Salutò i propri cari dopo aver passato la notte in Comune, dove il Comitato di Liberazione Nazionale di Grosseto aveva formato dopo 20 anni di assenza a causa della dittatura fascista il primo consiglio comunale della Liberazione, e si attestò a difendere Porta Vecchia. Fu ucciso alla Cavallerizza dai tedeschi e per oltraggio il suo cadavere fu precipitato dalle mura, non rispettando neppure le regole della guerra, che prevedono il rispetto dei nemici. Spero che non ci sarà più bisogno in futuro di difendere la libertà e la democrazia con comportamenti eroici come quello di Elvio Palazzoli. Ciò sarà possibile se voi, giovani, farete la vostra parte a difesa delle istituzioni democratiche e antifasciste.

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