ECCIDIO DELLA NICCIOLETA 13 E 14 GIUGNO 1944 “83 MINATORI BARBARAMENTE UCCISI”

ricevo da Ivan Terrosi di Niccioleta, figlio di Ferio Terrosi, deportato in Germania in occasione della strage della Niccioleta, il suo intervento alla celebrazione annuale di domenica 10 giugno che ha visto la presenza tra gli altri del Presidente emerito dell’Anpi Nazionale Carlo Smuraglia. E volentieri inoltro. Nadia Pagni

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ECCIDIO DELLA NICCIOLETA 13 E 14 GIUGNO 1944 “83 MINATORI BARBARAMENTE UCCISI”

LA MIA TESTIMONIANZA NON È DA POLITICO NÉ TANTOMENO DA STORICO, È LA RIFLESSIONE DI UN CONCITTADINO DEI MARTIRI DELLA NICCIOLETA. L’ORRORE CHE HA INVASO LA NOSTRA COMUNITA’ IN QUEI TRISTI GIORNI NON HA NESSUNA GIUSTIFICAZIONE. È CHIARO CHI SONO STATI GLI OPPRESSI E CHI GLI OPPRESSORI. I FATTI CHE CI SONO STATI RACCONTATI DA CHI LI HA VISSUTI, PARLANO DI UN TRAGICO EVENTO PREPARATO CON ODIO ED INGANNO CHE AHIME’ HA VISTO PROTAGONISTI ATTIVI ANCHE ALCUNI CONCITTADINI. PROVIAMO INSIEME AD IMMAGINARE LO STATO D’ANIMO DI CHI HA VISSUTO QUEI MOMENTI. SIAMO AL 13 GIUGNO DEL 44, INIZIA LA RAPPRESAGLIA QUANDO IL PAESE ANCORA DORME, RAGAZZI E UOMINI VENGONO AMMASSATI NEL RIFUGIO E AVVIENE LA FUCILAZIONE DEI PRIMI SEI MINATORI DIETRO AL FORNO DEL PAESE. IL GIORNO DOPO, TRASFERIMENTO A CASTELNUOVO DOVE PADRI, FRATELLI, FIGLI ED AMICI, UNITI DA UN ATROCE DESTINO, SONO DIVISI IN GRUPPI. SETTANTASETTE DI QUESTI VENGONO BARBARAMENTE UCCISI NEL “VALLINO”, VENTUNO VENGONO DEPORTATI IN GERMANIA E GLI ALTRI RIMANDATI A NICCIOLETA, I PIU’ ANZIANI DEL GRUPPO. A LORO È DEMANDATO IL COMPITO DI RACCONTARE, A CHI IGNARO, ATTENDEVA IL RITORNO DEI PROPRI CARI, LA SORTE CHE I SUOI COMPAGNI DI SVENTURA AVEVANO AVUTO. AL PAESE, MADRI, FIGLI, FIGLIE, SORELLE, MOGLI, PRIMA ILLUSE, INGANNATE E POI RESE VEDOVE, ORFANE, O PRIVATE PER SEMPRE DEI PROPRI FIGLI. QUESTO È STATO L’ECCIDO DELLA NICCIOLETA, UNA STRAGE DI CIVILI, MINATORI INERMI, UN ANNIENTAMENTO DI UNA INTERA COMUNITA’. IL TEMPO PASSA. LA FERITA PRIMA SANGUINANTE, INIZIA A RISARCIRSI, MA MAI SI CHIUDERA’. NICCIOLETA RIPRENDE CON FATICA LA SUA VITA ED ARRIVIAMO NOI, DEGLI ANNI 50 E 60, FIGLI E NIPOTI DI CHI È SOPRAVVISUTO A QUELLA MALEDETTA STRAGE. GRAN PARTE DELLA NOSTRA VITA, FINO A QUANDO SIAMO DIVENTATI “GRANDI”, L’ABBIAMO VISSUTA PRESSOCHE’ IGNARI DEGLI EVENTI TRASCORSI. SAPETE PERCHE’? I NOSTRI BABBI, MAMME, NONNI PARENTI ED AMICI, HANNO COSTRUITO ATTORNO A TUTTI NOI UNA CAPPA DI PROTEZIONE PIENA DI AFFETTO, CHE CI DOVEVA PRESERVARE, PROTEGGERE. DOVEVAMO CRESCERE IN PACE, IN SERENITA’, SENZA PER FORZA DOVER ESSERE TURBATI DAL CONOSCERE, L’ODIO, LA VIOLENZA, IL LUTTO CHE LORO AVEVANO CONOSCIUTO. ED ALLORA, QUANDO CHIEDEVI, LE RISPOSTE ERANO PRESSOCHE’ LE SOLITE, BRUTTE STORIE BIMBO, PENSA ALLA SCUOLA, PENSA A GIOCARE, NON SONO COSE PER BIMBI, QUANDO SARAI GRANDE CAPIRAI. SIAMO DIVENTATI GRANDI ED ATTRAVERSO I RACCONTI, LE TESTIMONIANZE ABBIAMO PRESO COSCIENZA DI COSA È VERAMENTE ACCADUTO. PERSONALMENTE DA MIO BABBO FERIO, CHE INSIEME A MARIO FATARELLA E FABIO SCALI, SONO I TRE AD OGGI IN VITA, TRA I RITORNATI DALLA DEPORTAZIONE, HO APPRESO TRA L’ALTRO, CHE GRAZIE A LUI, SUO FRATELLO, MIO ZIO GABBRIELLO DETTO “PISU’” SI È SALVATO E CHE IL GAI GIOVANNI, APPROFITTANDO DELLA DISTRAZIONE DI UN CARCERIERE, È RIUSCITO A SCAPPARE PER LA MACCHIA ATTORNO AL PAESE. ALTRI CI HANNO RACCONTATO DELLA TRISTE VICENDA DI MASTACCHINI RAFFAELLO CHE PER AVER ALZATO LA MANO ALLA PRIMA CHIAMATA DEL BABBO AGOSTINO, LO HA SEGUITO NEL GRUPPO E SI È RITROVATO UCCISO ABBRACCIATO A LUI. DA NEVIA, FIGLIA DI MONTAUTI MARINO, AL TEMPO UNA RAGAZZINA; DA FIORENZA, LA PIU’ GRANDE DELLE TRE SORELLE, FIGLIE DI SAVELLI IGO; DA CAROLINA MOGLIE DEL MARTIRE PETRONI BENIAMINO, AL TEMPO MAMMA DI FIORELLA E GIORGIO, HO CONOSCIUTO IL DRAMMA VISSUTO DA CHI IN QUEI MOMENTI CREDEVA CHE IL LORO BABBO, IL PROPRIO MARITO STAVANO ANDANDO A LAVORARE ED
INVECE, NON HANNO FATTO PIU’ RITORNO. HO APPRESO COME DA QUEL MOMENTO IN POI LA PROPRIA VITA È CAMBIATA, COSTRETTE A DIVENTARE GRANDI IN FRETTA ED AUTOSUFFICIENTI, MANCANDO IL SOSTEGNO DEI PROPRI UOMINI. HO APPRESO DI ORFANE ED ORFANI CRESCIUTI IN COLLEGIO O PRESSO LE FAMIGLIE NEL PAESE ORIGINARIO, MENTRE LE MAMME SON RIMASTE IN PAESE A LAVORARE PER SOPRAVVIVERE, NON PER VIVERE. PER MOLTE DI LORO LA VITA SI È FERMATA IN QUEI MOMENTI. NON PIU’ UNA GIOIA, UN SORRISO. SOLO DOLORE. BRUNO, FIGLIO DI TRAVAGLINI MARSILIO CI HA RACCONATATO LA STORIA VISSUTA CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO, IL TASCAPANE PREPARATO DALLA MAMMA DA PORTARE AL BABBO CHE STAVA VIA QUALCHE GIORNO PER ANDARE A LAVORARE, POI, AL RITORNO DEI PRIMI SOPRAVVISSUTI, NON VEDENDO TRA LORO IL PROPRIO BABBO, HA INIZIATO A PRESAGIRE, DI NON RIVEDERLO PIU’. E COSI’ È STATO. QUESTO E TANTO ALTRO ANCORA, OGNUNO DI NOI HA POTUTO RACCOGLIERE DAI RACCONTI DEI PROPRI CARI, DAI SOPRAVVISSUTI, TRA DOLORE, LACRIME, RABBIA, MA MAI RASSEGNAZIONE. QUESTO, TRA TUTTO L’ALTRO, RICOSTRUITO DA STORICI, RACCONTATO DA AUTOREVOLI SCRITTORI, PENSO A MASSIMO SOZZI, KATIA TADDEI, NADIA PAGNI, BRUNO TRAVAGLINI ED ALTRI ANCORA, È LA STORIA DI UN CRIMINE COMPIUTO CON INAUDITA VIOLENZA SENZA NESSUN RISPETTO PER LA VITA ALTRUI, A TUTTI NOI È AFFIDATO IL COMPITO, PROPRIO NEL RICORDO DEI NOSTRI MARTIRI, NEL RISPETTO DI TUTTI I LORO FAMILIARI IN VITA O DEFUNTI, DI TENERE VIVA LA MEMORIA PER FAR SI CHE CERTI ORRENDI EPISODI NON ABBIANO PIU’ AD AVVENIRE.

ED ORA MI RIVOLGO A VOI, CARI MARTIRI DELLA NICCIOLETA; IN RICORDO DEL VOSTRO SACRIFICIO SIAMO CRESCIUTI CON FORTI ED IMPORTANTI VALORI IL VUOTO, IL DOLORE, LASCIATO ALLE VOSTRE FAMIGLIE È IMMENSO, COSI’, COME PER TUTTI NOI È ENORME, L’ORGOGLIO DI ESSERE VOSTRI CONCITTADINI. RIMARRETE PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI. GRAZIE.

TERROSI IVAN NICCIOLETA

10 GIUGNO 2018

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