INTERVENTO DELLA SEZIONE DI MANCIANO PER IL 1° MAGGIO

Ora e sempre: resistenza!

L’ANPI partecipa a questa manifestazione del I maggio, che tiene assieme i diritti del lavoro e il ricordo della Resistenza e della liberazione dal nazi-fascismo, per ribadire l’importanza che ha per noi questo momento celebrativo, che quest’anno dedichiamo idealmente ai nostri cari Claudio Buffi e Guido Gabrielli, che dell’ANPI facevano parte, il cui prezioso contributo ci mancherà immensamente. Il monumento ai Caduti per la Libertà, davanti al quale siamo, è un luogo fondamentale della memoria collettiva di questo territorio. Fu eretto nei pressi del campo dove, dando esecuzione alle direttive del famigerato bando “Almirante”, furono fucilati i partigiani e i renitenti alla leva catturati dai nazifascisti. Tra loro il giovanissimo mancianese Italo Nanni. Nelle macchie di Montauto e del Pelagone, che dominano le vallate attraversate dalla strada che si apre davanti al monumento, si annidavano le bande partigiane del Comandante Arancio e del Tenente Antonio che forse i fascisti volevano intimidire con le loro macabre esecuzioni. Le lapidi dei due simbolici sepolcri posti dietro il monumento, riportano una ventina di nomi: sono giovani trucidati dai fascisti, appositamente trasferiti qui per la fucilazione, o morti in azioni di guerra partigiana. Persone che, nel momento decisivo, ebbero il coraggio di compiere una scelta: volevano la pace, volevano farla finita con il fascismo e la guerra, non volevano combattere per Mussolini e Hitler. Il loro lascito più prezioso è la nostra Costituzione che rappresenta il documento fondamentale della nostra convivenza civile e democratica.
In molti stanno cercando di cancellare la memoria, di legittimare il rigurgito fascista che si manifesta in varie forme, con parate pseudo storiche di SS per le strade dei nostri paesi, sminuendo la portata delle stragi di civili inermi da parte dei nazisti, spesso guidati da fascisti del luogo, o anche dedicando una via a Giorgio Almirante, fascista fino all’ultimo, che, in qualità di capo gabinetto del ministro Mezzasoma, firmò il bando in forza del quale furono fucilati partigiani e giovani renitenti alla leva repubblichina, figli del nostro territorio, colpevoli solo di non volere più combattere per la dittatura fascista e per i nazisti alleati di Mussolini. Noi chiediamo invece all’Amministrazione di dedicare una via a Mariella Gori, la prima donna partigiana di Manciano; a Martinez, il primo partigiano caduto a Manciano, morto lontano dalla sua casa e sepolto qui, nel nostro camposanto; all’eroico comandante Tenente Gino. È intollerabile che, in nome di una presunta pacificazione nazionale, si dimentichi che i morti non sono tutti uguali, chi è stato torturato e trucidato o è morto in combattimento per un ideale di pace e di lotta alla tirannia non è uguale a chi è morto per aver voluto difendere fino all’ultimo l’ideologia della sopraffazione, della discriminazione, della guerra, anche quando ha avuto la possibilità di cambiare idea. La pacificazione nazionale è avvenuta nel 1946, con l’amnistia di Palmiro Togliatti, a Manciano la pacificazione si è realizzata con il ritorno alla normalità, senza vendette di alcun tipo nei confronti di chi, fino al giorno prima inneggiava al Fascismo.
Conoscere la nostra storia, riaffermare le nostre radici, ribadire i valori fondanti della democrazia e della libertà per poter trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza del mondo che la guerra partigiana, le vite di questi giovani che vengono qui ricordati, ci hanno consegnato. Questo è il nostro compito.

Manciano, I maggio 2018