Discorso tenuto da Daniela Castiglione a nome dell’ANPI durante la commemorazione avvenuta a Marina di Grosseto lo scorso 25 aprile

Sono grata di essere qui, tra voi, in rappresentanza dell’ANPI per testimoniare quanto la Resistenza rappresenti per tutti noi un punto di riferimento irrinunciabile nella vita democratica del nostro Paese: è in questa pagina fondamentale della nostra storia che ogni cittadino può infatti ritrovare le radici della Repubblica e della Carta costituzionale.

Oggi, nel settantatreesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo, siamo qui a commemorare anche le vittime della strage della vicina località di San Leopoldo. Nel giugno del 1944 persero la vita sei civili inermi: Luigi Botarelli, Livio Botarelli, Fortunato Falzini, Giancarlo Lari, Olga Lari e Roma Madioni. La storia della strage di San Leopoldo ha ancora degli aspetti misteriosi, è tuttavia acclarato che in quel giorno i militari tedeschi avevano il compito di far saltare il ponte sulla fiumara di San Leopoldo. Ed è acclarato che alcuni fascisti dissero loro che al casello idraulico, lì vicino, erano presenti anche partigiani e giovani renitenti alla leva. Questi sono quindi i presupposti incontrovertibili che portarono infine a quella strage.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di benvenuto alle Associazioni partigiane pronunciato ieri al Quirinale, ha voluto ricordare come la Memoria e la Resistenza facciano parte della nostra storia comune, di popolo. Come la Resistenza sia nata spontaneamente nelle città, nelle periferie, nelle campagne e sulle montagne, cogliendo il grandissimo bisogno di pace, di giustizia e di libertà. Ridando infine piena dignità alla nostra Nazione. Una dignità che oggi, come Associazione Nazionale Partigiani D’Italia, e semplici cittadine e cittadini, siamo chiamati a rivendicare con forza, con dedizione e costanza, attraverso l’impegno a mantenere viva la memoria degli eventi trasmettendo i valori della Resistenza e della liberazione del Paese dall’oppressione.
Il sindaco della nostra città appena pochi giorni fa, dichiarandosi in premessa contro ogni guerra ed ogni violenza, ebbe a dire che l’Anpi “antepone la necessità di giustificare la propria esistenza piuttosto che tentare una strada di superamento dei conflitti, creando morti di serie A e morti di serie B”.
Dopo queste parole è bene, anzi, è doveroso ricordare al sindaco ed all’intera giunta comunale di Grosseto chi abbia dato avvio a quelle gurerre ed a quelle violenze. Chi, all’indomani dell’armistizio che ne aveva segnato le colpe e le responsabilità, ha invece voluto, con pervicace sprezzo della vita degli italiani, continuare a spargere il sangue di tante donne e di tanti giovani, con il solo scopo di proteggere se stessi coprendo e sostenendo le nefandezze dei feroci occupanti nazisti.
I nostri amministratori sono chiamati a rappresentare l’intera comunità e non una piccola parte di essa. Come si può dimenticare l’oltraggio compiuto da Giorgio Almirante, dirigente della cosiddetta Repubblica Sociale ed entità fantoccio e collaborazionista del regime di Adolf Hitler, che proprio per la zona di Grosseto firmò l’ultimatum di resa o di morte verso chi non intendeva assecondare i nazifascisti? Come si può non collegare moralmente le responsabilità delle tante stragi perpetrate nelle settimane e nei mesi successivi ai danni delle donne, degli uomini e persino dei bambini nella nostra Maremma?
Ecco il punto.
Per tutte queste domande aspettiamo che una attenta lettura della storia possa far maturare un sano sussulto nelle coscienze dei nostri concittadini, fino a coinvolgere anche chi è chiamato istituzionalmente a rappresentarli.
E’ quantomai indispensabile rivedere una scelta di parte che non sta né nei modi e neanche nei nomi. Non è possibile soggiacere all’imposizione di una sedicente pacificazione che sembra voler invece aprire il varco ad una riscrittura maggiormente benevola nei confronti di chi è stato complice e connivente con un regime violento, repressivo e convintamente illiberale ed antidemocratico.
Oggi, così come avvenne attraverso l’appello allo sciopero generale pronunciato da Sandro Pertini 73 anni fa, tutti noi siamo attivamente chiamati a Resistere all’occupazione perpetrata ai danni della memoria e della verità storica.
Qui, insieme, occorre ripartire e ricostruire anche grazie all’impegno delle giovani generazioni. Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva la Liberazione dal Nazifascismo!