In allegato ed a parziale modifica di quanto pubblicato su “La Nazione” di stamani, si trasmette la nota del Presidente Provinciale dell’ ANPI Flavio Agresti, della quale si chiede la pubblicazione sul Vs/quotidiano. Ringraziamo per la collaborazione e porgiamo cordiali saluti.

 

 

Ringrazio il Sindaco Vivarelli Colonna per la stima e il rispetto espressi nei miei confronti, che sinceramente ricambio. Ma proprio per questo ho provato non poco stupore leggendo le sue dichiarazioni rilasciate a La Nazione del 26 aprile scorso. Al punto di pensare che alcune di esse fossero da attribuire alla fertile fantasia di un cronista troppo “creativo”. Ma non ho visto smentite. Sono state dette cose non vere e pronunciate parole troppo forti all’indirizzo dei suoi contestatori durante la cerimonia del 25 Aprile, che mal si addicono a chi ama definirsi “uomo di pace”.
Anche se avessi voluto, non avrei potuto scusarmi con il Sindaco per la contestazione subita alla Rimembranza, dato che ci siamo salutati prima del fatto e non più sentiti; mentre per quanto riguarda l’invito che gli avrei rivolto di salire sul palco, da lui declinato perché “troppo tardi” intervenuto, lasciando così intendere un pentimento da parte nostra per averlo escluso dagli oratori nel comizio in piazza, rimando al documento diffuso dall’Anpi provinciale il 14 aprile, tuttora valido.
Per ciò che ha fatto, con le note conseguenze anche nella provincia di Grosseto, e per quello che evoca, Almirante una vivace contestazione se la meritava; chi addirittura gli ha dedicato una via cittadina doveva metterla nel conto. Capisco che essa, per quanto circoscritta, faccia male a chi la riceve. Per questo il Sindaco ha la mia comprensione umana. Ma anche certe manifestazioni del dissenso fanno parte della democrazia, sono un diritto riconosciuto. Quando si prendono decisioni che dividono, accendendo grandi passioni e sensibilità bisogna essere preparati alle conseguenze e reagire sempre serenamente, se convinti della bontà dell’iniziativa presa.
Non è stata l’Anpi a contestare, per cui non so di cosa avrei dovuto scusarmi. Non lo avrebbe mai fatto in quel modo, tantomeno in quel luogo, che chiama al raccoglimento e al massimo rispetto dei Caduti in guerra, alla presenza delle massime Autorità istituzionali, cominciando dalla prefetta. Sono stati lanciati slogan datati ed anch’essi molto forti che, se scaricano la tensione, isolano dall’opinione pubblica invece di suscitare quel consenso di cui tutti abbisogniamo in questo difficile passaggio che il Paese sta vivendo. Ma da qui a dire che i contestatori bramano “sangue e guerra” ce ne corre. Vediamola dal lato migliore: pur con i suoi eccessi, si è trattato di una dimostrazione di sensibilità politica, in sé positiva, poiché esprime un bisogno di impegno civile, tanto raro in questi tempi segnati dal particolarismo e dall’egoismo.
Con il Sindaco, io e il rappresentante dell’Anpi nazionale, abbiamo posato corone e marciato fianco a fianco nel lungo corteo, pieno di grossetani, da parte nostra vedendo in lui la città, non una parte politica, in quella celebrazione istituzionale. Abbiamo concordato di vederci a breve, per dirci a quattr’occhi e fuori dai denti le nostre rispettive ragioni, anche per individuare la base di una rinnovata collaborazione. Chiederò una indispensabile riconsiderazione delle decisioni prese in Consiglio comunale relativamente alla concessione degli spazi e delle risorse pubbliche e alla toponomastica. Spero in esisti positivi, perché continuo ad essere convinto che si possa essere politicamente di destra e Antifascisti, se quella a cui ci si richiama è una destra liberale, con i piedi, il cuore e la testa nella Costituzione Repubblicana e Antifascista. E che non si possa essere “agnostici” sulla più grande tragedia del Novecento. I cui germi sono purtroppo ancora all’opera.

Flavio Agresti, Presidente provinciale ANPI.

 

Grosseto, 27 aprile 2018.