INTERVENTO DI MARCELLO GIUNTINI, SINDACO DI MASSA MARITTIMA IL 25 APRILE A GROSSETO

31290694_981606905344132_9184784067040913036_nCarissimi,
voglio innanzitutto ringraziare il Comitato Provinciale ANPI NORMA PARENTI per avermi invitato a tenere l’intervento di apertura di questa manifestazione e voglio ringraziare tutti voi qui presenti in questa giornata di festa, di ricordo e di impegno.
Perché il 25 Aprile è questo: è festa, è ricordo, è impegno. E’ lo sventolio delle bandiere, è la memoria dei martiri ed è soprattutto la perseveranza nel mantenimento dei valori della Libertà, della Democrazia, della Repubblica.
Ed è per questo che sono qui oggi, per un impegno. Ogni anno in questa piazza è il sindaco del capoluogo a tenere il suo intervento. Quest’anno a causa di una improvvida deliberazione del consiglio comunale, si è consumata una grave frattura fra l’ANPI e il sindaco di Grosseto; tanto più grave perché si è consumata a pochi giorni dalla festa della liberazione nazionale, quasi fosse, e quasi certamente lo è, una pantomima creata a sommo studio per gettare ombre su questa giornata, per rendere meno felice la FESTA DELLA LIBERAZIONE.
La prima sensazione che ho provato quando il presidente Agresti mi ha chiamato, proponendomi di parlare qui oggi è stata quella di stupore: ogni anno, come fanno i sindaci nella stragrande maggioranza delle città italiane, anche io celebro il 25 Aprile insieme ai miei concittadini. E’ una ricorrenza a cui teniamo, che cerchiamo di onorare con solennità e partecipazione. Pensare di non stare insieme alla comunità che rappresento mi ha messo all’inizio un po’ a disagio. Mi sono chiesto: perché avrei dovuto parlare io ad una comunità che non è la mia, che non mi ha eletto, che non mi ha scelto quale suo rappresentante?
Poi ho pensato che il Comitato provinciale dell’ANPI è intitolato a NORMA PARENTI, una mia concittadina, una martire della resistenza, una medaglia d’oro al valor militare. Ho pensato che il gonfalone della mia città è insignito della medaglia d’argento, che il labaro dell’ANPI di Massa Marittima che custodiamo nella sala della giunta comunale è pieno di medaglie alla memoria dei caduti ed ho pensato che l’ANPI provinciale, giustamente, non aveva chiamato me a portare una testimonianza: aveva chiamato loro, NORMA PARENTI, ELVEZIO CERBONI, OTELLO GATTOLI, ENRICO FILIPPI, I MARTIRI DI NICCIOLETA, IL SOLDATO IVAN che veniva dalla RUSSIA e il tenente GALLISTRU che veniva dalla Sardegna e con loro i morti di MAIANO LAVACCHIO e tutti gli altri che hanno lasciato la vita sul suolo grossetano, tutti quelli il cui nome è scritto sul pannello nell’atrio del palazzo della provincia: ha chiamato tutti loro a portare una testimonianza tramite me e a quel punto non mi sono potuto tirare indietro.
Non ho intenti politici o ideologici, non sono venuto a parlare da uomo di parte bensì da uomo delle istituzioni: la frattura e la forzatura che si sono consumate nel consiglio comunale di Grosseto sono fatti gravi che non riguardano solo il capoluogo ma tutta la realtà provinciale e forse anche oltre, se si pensa alla rilevanza che la notizia ha avuto sul piano nazionale. Ma è sulle nostre spalle che la vicenda dell’intitolazione di una via a Giorgio Almirante pesa di più. Tutti in Maremma ricordiamo il manifesto del 17 Maggio 1944 firmato da Almirante in qualità di capo di gabinetto del ministro Mezzasoma in cui si ribadiva la pena di morte per coloro che non si fossero arruolati nelle file dell’esercito repubblichino. E tutti noi sappiamo che quel bando ha dato l’avvio e la giustificazione alle uccisioni e alle stragi nella nostra provincia. Quei morti, i loro familiari, gli amici, le comunità che hanno avuto quei lutti chiedono rispetto, l’intitolazione di una strada a Giorgio Almirante è una provocazione che questa terra di Maremma non merita e non può accettare.
Non voglio addentrarmi a commentare l’immagine plastica di Via Almirante e Via Berlinguer che confluiscono da lati opposti in Piazza della Pacificazione nazionale, mi sembra, però che chi compiere oggi a 73 anni dalla liberazione sia un disescogita scenari del genere abbia perduto il senso del ridicolo. E non parlerò neppure della differenza di statura morale e politica tra due persone così maldestramente accomunate.
Permettetemi, però, una riflessione sulla cosiddetta “Pacificazione Nazionale”: ritengo che parlarne come di un gesto daconoscimento della storia o, peggio ancora, una mistificazione. C’è già stata una pacificazione nazionale, quella vera, avvenuta in tempi non sospetti; un atto di generosità, un tributo pagato dai vincitori ai vinti. Come altro chiamare, altrimenti, l’amnistia che il governo provvisorio di Alcide de Gasperi, per mezzo del ministro Togliatti promulgò nel 1946 e che vide uscire dalle carceri una moltitudine di fascisti colpevoli di collaborazionismo e reati ancor più gravi? Per non parlare della clemenza che la neonata democrazia ebbe per tutti quei funzionari pubblici, magistrati, dirigenti statali che, pur di provata fede fascista, non vennero rimossi dai loro incarichi. Ricordava in questi giorni un caro amico, nel commentare queste vicende, che nella vicina Francia oltre 11.000 collaborazionisti furono passati per le armi senza troppi riguardi. Se in Italia ci fossimo comportati come in Francia a Giorgio Almirante non sarebbe stata data la possibilità di sedere in Parlamento e di farlo fin dalla prima legislatura. Cercare un’ulteriore pacificazione non è allora altro che becero giustificazionismo.
E’ su l’idea posticcia che oggi ci sia bisogno di una ulteriore pacificazione nazionale che si basa l’attacco “ a posteriori” che il sindaco di Grosseto rivolge all’ANPI accusata di illiberalità, odio, rancore e intolleranza e chissà quante altre malefatte (ideologia bigotta e ammuffita). Quelle parole e quei toni non si addicono al massimo rappresentante di una comunità che invece dovrebbe sempre usare un registro alto per confrontarsi con i suoi cittadini, giacché cittadini sono e non sudditi. Ma quello che più spiace e non fa onore al capo dell’amministrazione è quando riduce questi temi allo stesso livello delle “buche da riparare”. Perché è vero che svolgere al meglio il nostro compito di amministratori passa per impegni reali ed operativi, progettare e seguire i lavori pubblici, pianificare la città e lo sviluppo, fornire servizi a misura del cittadino, patrocinare la propria comunità nei confronti delle realtà esterne; ma ci siamo assunti un altro compito e lo abbiamo fatto nel momento stesso dell’insediamento quando abbiamo giurato di osservare lealmente la Costituzione Italiana, altro che ideologia bigotta e ammuffita.
Ecco la vera chiave della pacificazione nazionale è questa: osservare lealmente la Costituzione Italiana, quest’anno ne ricorrono i 70 anni dall’entrata in vigore. Nei valori della Costituzione è la pacificazione nazionale, la costruzione della casa di tutti gli italiani. Il lavoro, la solidarietà politica, economica e sociale, la dignità sociale e l’eguaglianza, la libertà, lo sviluppo della persona umana, il progresso materiale e spirituale della società, la tutela delle minoranze, la libertà di culto e di espressione, lo sviluppo della cultura e la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico e artistico, la pace e la giustizia fra le nazioni. Altro che ideologia bigotta e ammuffita.
E vorrei concludere ricordandovi, se mai ce ne fosse bisogno, che ogni concessione al revisionismo storico, ogni allentamento della tensione democratica e antifascista, ogni invito ad una pacificazione posticcia è un insulto alla Costituzione, ai nostri martiri, ai valori più alti della Repubblica e della Democrazia, alla capacità di vivere in una società coesa e solidale e che ogni volta che diamo per scontata la libertà conquistata a così caro prezzo e accettiamo che altri, con il viso pulito ma con la coscienza sporca, facciano di tutta l’erba un fascio; ogni volta che viene messo sullo stesso piano l’aguzzino e il martire in nome di una non meglio identificata pacificazione nazionale; ogni volta che dimentichiamo che da oltre 70 anni, grazie a quei martiri, viviamo in pace e in libertà; noi tradiamo quel sacrificio.
VIVA IL XXV APRILE, VIVA LA COSTITUZIONE, VIVA L’ITALIA.