INTERVENTO DEL PRESIDENTE FLAVIO AGRESTI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 25 APRILE 2018 A GROSSETO

Il 25 aprile di 73 anni fa i Partigiani e gli eserciti Alleati liberavano l’Italia dal nazi-fascismo.

In questa ricorrenza rendiamo omaggio a chi è stato assassinato nelle stragi più efferate che l’Italia abbia subito e nelle tantissime altre, molte delle quali ci toccano da vicino.

Ricordiamo i sei Partigiani uccisi a pugnalate dai repubblichini in località Frassine di Monterotondo Marittimo; gli undici ragazzi, renitenti alla leva disposta dal governo fantoccio di Salò, fucilati dai repubblichini a Maiano Lavacchio; gli 83 minatori trucidati a Niccioleta e a Castelnuovo Val di Cecina, portati sul posto dai repubblichini del circondario.

E ricordiamo, con i tanti Antifascisti e Partigiani che durante il fascismo e nella Resistenza hanno dato la vita per la nostra dignità, anche coloro i quali sopravvissero alla guerra e che purtroppo oggi non sono più tra noi.

I dodici Partigiani maremmani tuttora viventi sono tutti ultranovantenni e mantengono una vitalità invidiabile e tanta voglia di lottare per la giustizia sociale. Chi a vent’anni ha messo in gioco la propria vita per la libertà è fatto di una pasta diversa. Dio ce li conservi il più a lungo possibile: la loro sola presenza ci stimola ad essere all’altezza, come lo furono loro, della temperie del momento.

Ma l’ANPI non è una Associazione di reduci senza più arte né parte, come da destra vogliono far credere. Siamo “la casa di tutti gli Antifascisti” che si propongono di far vivere nell’attualità i valori della Resistenza. Se a livello nazionale ne contiamo circa 120mila, in Provincia di Grosseto siamo oltre 500 iscritti, in larga maggioranza nati nel dopoguerra, a dimostrazione di una condivisione delle nostre lotte che ha interessato gli strati sociali e le varie classi di età. Se non interveniamo nella dialettica politica, che riguarda i partiti, il Parlamento e il governo, ci prefiggiamo di portare nel dibattito pubblico il respiro degli ideali che rappresentiamo, anche richiamando la politica, quando occorra, alle proprie responsabilità.

E adesso occorre. Davanti al neofascismo, mai tanto aggressivo dopo la seconda guerra, registriamo l’emergere di un lucido disegno politico finalizzato a rimuovere la memoria.

Per quanto ci riguarda, a Orbetello decidono di allestire il “Museo delle Trasvolate Atlantiche”, che rischia di diventare la celebrazione di Italo Balbo, non soltanto aviatore. A Grosseto, è di questi giorni la polemica per l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, strumentalmente accompagnandola alla intitolazione di un’altra via a Enrico Berlinguer e di uno spazio alla “Pacificazione Nazionale”. Sotto le mentite spoglie di un nobile proposito si cela la riabilitazione del fascismo. Nell’uno e nell’altro caso.

Nessuno è più pacifista di noi: siamo eredi dei Partigiani, che la Resistenza la fecero contro la guerra voluta dai fascisti. Ma prioritariamente poniamo quattro condizioni: che sia riconosciuto chi allora era dalla parte del torto e chi era da quella della ragione, traendone tutte le conseguenze politiche; che tutta la destra sposi i valori costituzionali; riconosca che l’antifascismo e la Resistenza sono la base ideale della Repubblica democratica; affermi che il fascismo è stato, ed è, il male assoluto. Altrimenti la “pacificazione” è un imbroglio, perpetrato per far dimenticare. E rendere tutti uguali.

Se noi accettassimo di “pacificarci” con chi ancora rivendica l’eredità del fascismo, riconosceremmo che la l’Antifascismo e la Resistenza sono state un errore e che la Repubblica democratica fonda le proprie radici su uno sbaglio storico. Per cui, rimuovendo l’uno, si dovrebbe rimuovere l’altra. Non lo faremo mai! Faremo invece il possibile affinché quella delibera ripugnante venga revocata, per risparmiare a Grosseto una colossale figuraccia.

Ricordare è un dovere per tutti. Ce lo impone il rispetto delle vittime e della storia. E ce lo impone la difesa della democrazia nel nostro Paese. Costituendo l’identità collettiva di un popolo, la memoria è una potente barriera contro il ripetersi di cadute autoritarie. Se questa venisse meno, le trame nere avrebbero più agevolmente via libera.

Ecco perché la nostra è stata una risposta dura. Ad una situazione eccezionale non potevamo rispondere con il buon ton delle iniziative ordinarie o con l’inerzia, pur sapendo che facevano uno strappo. Ma l’altro strappo, quello dalla nostra missione, sarebbe stato ancor più grave. Siamo rispettosi delle istituzioni, ma esse non possono avere ragione a prescindere. L’autonomia dell’ANPI ci spinge a dirglielo quando sono in errore, assumendo decisioni pari alla gravità dell’atto compiuto dagli amministratori di turno.

Vogliamo ricostruire una normalità di rapporti con il Sindaco e con la sua Amministrazione. Ma ciò richiede che vi siano comportamenti politici adeguati da parte loro.

Al momento, e nelle forme già conosciute, i fascisti non sono all’uscio. Però dobbiamo essere vigili, perché se agli effetti della crisi economico-sociale che attanaglia l’Italia e l’Occidente, tra cui il crescente populismo e l’aggressività della destra neofascista, dovesse sommarsi una riduzione dell’agibilità democratica del mondo, la prospettiva di un nuovo autoritarismo, senza più diritti individuali e collettivi e aperto alla repressione violenta, si materializzerebbe drammaticamente.

Per molti versi già siamo tornati nel premoderno.

Troppi sono i morti sul lavoro, per la precarietà della condizione operaia; un gruppo ristretto di Paperoni si appropria della maggior parte della ricchezza, allargando l’area della povertà; i giovani non trovano occupazione o devono accontentasi di lavoretti temporanei, poco retribuiti e non tutelati. Insieme a questo: i ghiacciai si sciolgono, per effetto del riscaldamento climatico, alzando il livello dei mari; i deserti avanzano e comincia a scarseggiare l’acqua potabile; le migrazioni sconvolgono i vecchi equilibri, sollevando ondate razziste che sconfinano nell’inumano; si ripresentano vecchie schiavitù e se ne affacciano delle nuove. Con il meccanismo infernale del “pilota automatico” il denaro si mangia la rappresentanza democratica, asservendo l’uomo e i governi; l’intelligenza artificiale è arrivata a controllare quella umana, addirittura manipolando il pensiero delle persone: uno scenario inquietante. E riprende il riarmo atomico, mentre a Gaza continua impunemente il cecchinaggio contro i palestinesi, la Siria viene bombardata e al popolo curdo è negata l’esistenza.

Pur accompagnandosi a scoperte scientifiche inimmaginabili, questi sono tutti elementi di una decadenza epocale e di uno sconvolgimento ambientale apocalittico, che devono essere assolutamente fermati. La politichetta del giorno per giorno, dal pensiero corto o senza alcun pensiero, è inadeguata. Occorre un nuovo pensiero politico che dia le coordinate di un mondo migliore, oltre le compatibilità del presente, più giusto e equo, fondandolo su un umanesimo del futuro e su stili di vita più responsabili. E occorrono nuovi soggetti politici, mossi da un forte impulso ideale. Visto che quella che si presenta è la questione del potere. Del chi e come comanda.

L’espansione della democrazia e la sconfitta del neofascismo, e di ogni altra forma di violenza e di prevaricazione, rendendo l’uomo padrone di sé, sono la precondizione del necessario cambiamento di passo.

Questa è la nostra Resistenza, che viviamo con tutto il nostro entusiasmo, promuovendo nell’iniziativa politica e culturale la massima unità antifascista, dalla destra liberale al moderatismo democratico e alla sinistra. Sempre esclamando a testa alta:

Viva l’Italia!
Viva la Resistenza!
Viva la Costituzione Antifascista!
Via i Partigiani!
Viva il 25 Aprile!