Intitolazione di una via ad Almirante

L’intitolazione di una via cittadina a Giorgio Almirante da parte dell’Amministrazione Vivarelli Colonna è una chiara provocazione, tanto più insopportabile perché avviene all’improvviso, con l’evidente intendo di mettere i grossetani di fronte al fatto compiuto, e a dieci giorni dal 25 Aprile. Questo dopo la seduta del Consiglio Comunale dello scorso 13 febbraio, nella quale, bocciando la mozione presentata dalla minoranza che negava la concessione di spazi e risorse pubbliche ai soggetti che non fossero estranei a quel mondo, la stessa Amministrazione di fatto legittimava il neofascismo, il razzismo e la xenofobia. Talché è doveroso domandarci: la destra grossetana dove sta portando la città? Almirante è stato un razzista della prima ora che incitava a massacrare i Partigiani. E’ autentica la sua firma sul bando tramite il quale nel maggio del 1944 il governo repubblichino condannava a morte renitenti alla leva e disertori, così assumendo come esempio l’eccidio di Maiano Lavacchio, avvenuto il 22 marzo di quell’anno e ispirando i fascisti del circondario che, il seguente 13 giugno, accompagnarono i nazisti nel villaggio di Niccioleta, dove iniziarono la strage di 83 minatori, rei di difendere gli impianti dalla distruzione. Come può un personaggio così, con questo pesante fardello sulle spalle, salire agli onori della toponomastica e diventare, al patri di altri meritevoli, un riferimento della nostra identità collettiva? L’allucinante coinvolgimento di Berlinguer, ingenuamente pensato per rendere digeribile la faccenda, peggiora le cose. Ma come si permettono questi amministratori di impegnare il nome e la figura del segretario del PCI in una riabilitazione del fascismo che è agli antipodi del suo pensiero e dei suoi valori?! In barba al tanto sbandierato civismo cui si ispirerebbero il Sindaco e la sua maggioranza, questa riabilitazione è il loro vero scopo. La “riconciliazione nazionale” non potrebbe che fondarsi sul riconoscimento di chi allora era dalla parte della ragione e chi da quella del torto, traendone tutte le conseguenze politiche. Altrimenti è un inganno. La memoria non può né deve essere rimossa per rispetto delle vittime e della storia, ma anche perché essa, costituendo la base culturale della nostra convivenza civile, è la garanzia che il fascismo, sotto più o meno mentite spoglie, non torni mai più. Invece il Sindaco si ostina a non citare il fascismo e la Resistenza, come se non ci fossero mai stati. E così occulta i delitti del fascismo mentre questo si sta riaffacciando a modo suo sulla scena, spinto dal razzismo e dalla crisi economico-sociale, costituendo una evidente minaccia dei giorni nostri. Ciò che sta accadendo in Ungheria, in Polonia e in Turchia è un severo monito per tutti. Non smobilitiamo l’Antifascismo nel momento in cui il neofascismo è aggressivo quanto mai nel dopoguerra, in Italia e in Europa! Costoro stanno dimostrando la loro estraneità ai valori della Resistenza che innervano la Costituzione e la Repubblica: pongono sullo stesso piano fascismo e Antifascismo. Per tutto questo, per quanto ci riguarda, vengono meno le condizioni politiche per continuare una interlocuzione con la maggioranza che adesso governa il Comune di Grosseto, come responsabilmente abbiamo fatto fino ad ora per rispetto dell’istituzione, cominciando dalla imminente celebrazione della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.Il 25 Aprile svolgeremo la consueta manifestazione pubblica in piazza, dopo aver partecipato alla posa delle corone e al corteo, senza l’intervento degli Amministratori comunali. Ma, per rispetto del Comune e di tutti i grossetani, chiediamo la presenza del gonfalone, che rappresenta la città, non una coalizione politica.
Ci appelliamo ai Comuni della provincia, alle forze politiche e sociali, alla cultura, al ricco associazionismo grossetano, ai giovani, a tutti i cittadini affinché partecipino numerosi.
Presidenza provinciale ANPI

Grosseto,14  aprile  2018

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