anche nel 2018 per il secondo anno consecutivo, a Follonica si svolgerà il Festival Resistente

anche nel 2018 per il secondo anno consecutivo, a Follonica si svolgerà il Festival Resistente.
Saranno cinque giorni (dal 20 al 25 Aprile) ricchi di musica, teatro, film, libri e dibattiti.
L intero programma sarà presentato Venerdi 23 Marzo presso RistoNodo , in via dell Agricoltura 417 dove si terrà anche una cena di autofinanziamento al costo di 23 Euro (di cui 18 ai gestori del locale e 5 come contributo per le spese del Festival)

https://drive.google.com/file/d/0B76hjxop7jNldloybW1PejROZWlleGVKTTRFNmJzdnRXbkJZ/view?usp=sharing

Annunci

Il 4 marzo 2018, solo dieci giorni fa, improvvisamente, ci ha lasciato Claudio Buffi

Il 4 marzo 2018, solo dieci giorni fa, improvvisamente, ci ha lasciato Claudio Buffi, insegnante, ambientalista, antifascista, una figura storica della sinistra mancianese, impegnato nell’associazionismo e nei movimenti.
Ho sentito il bisogno di scrivere una mia testimonianza (che allego) molto personale, sicuramente di parte, per fissarne meglio, prima di tutti per me stesso, il ricordo.
Man mano che scrivevo ho focalizzato meglio dentro di me la figura di Claudio; acquistava pienezza e valore il senso della sua presenza, del suo impegno, delle sue esperienze di lotta e di lavoro.
Scrivendo mi rendevo anche conto, però, dei tanti aspetti della vita di Claudio che non ho conosciuto, e che sarebbe bello altri scrivessero o testimoniassero: il suo essere insegnante, cacciatore, ambientalista, poderano… Io, per essere stato così a lungo lontano da Manciano, ho potuto ricordare solo pochi frammenti, ma scrivendoli, ho meglio avuto consapevolezza dell’importanza della sua presenza e della sua lezione.
Sarebbe bello se ognuno di coloro che lo hanno conosciuto potesse fare altrettanto perché sicuramente – oggi più che mai – sarebbe utile ricostruire una memoria “collettiva” dell’importanza che Claudio ha avuto per le nostre comunità.
Saluti, lucio

……………………………………………………………………..

In ricordo di Claudio

Non so di preciso quando l’ho conosciuto. Abbiamo cominciato a frequentarci e condividere esperienze che eravamo ambedue già adolescenti, intorno al ’68 o giù di lì. Claudio veniva da Roma e aveva cominciato a frequentare uno dei gruppi universitari che, politicamente, si ricollegava con il circolo extraparlamentare che avevamo costruito a Manciano (mi rendo conto ora che il fatto che in un paesino come il nostro ci fosse un gruppetto della sinistra rivoluzionaria era una cosa non comune come si potrebbe pensare). La prima volta che ci trovammo a fare qualcosa assieme fu nel maggio del 1972. I fascisti pretendevano di riprendersi l’agibilità delle piazze. A Pisa i poliziotti avevano assassinato Franco Serantini, colpevole di aver partecipato alla manifestazione contro il comizio dei missini. Anche a Manciano i fascisti organizzarono una loro manifestazione. Mio babbo, che era allora sindaco, chiese alla prefettura e alla questura di impedire il comizio: Manciano – questa la motivazione – era un paese decorato con la medaglia al valor militare, che aveva vissuto la Resistenza e il dramma delle esecuzioni fasciste, e non poteva sopportare una simile provocazione. Per tutta risposta, la questura riempì il paese di poliziotti in assetto antisommossa, e blindò la piazza fascista (c’erano una decina di missini). Quando Claudio arrivò, lo bloccarono, gli controllarono l’auto e perquisirono lo zainetto verde militare con cui viaggiava sempre. Presidiammo la piazza, al di qua dello schieramento poliziesco. Lo squallido comizio si dissolse rapidamente. Ma non era che l’inizio di quello sdoganamento del fascismo che così tanti problemi, violenze e oltraggi ci ha portato in questi anni. Allora ancora non lo sapevamo, ma percepivamo chiaramente la necessità di mobilitarsi contro i fascisti e la loro pretesa di tornare in piazza.
L’anno dopo, l’11 settembre del 1973, i militari cileni realizzarono un colpo di stato – sostenuto dagli USA – contro il governo di Unità popolare guidato da Allende, accompagnato da una sanguinosissima, e per noi inedita e sconvolgente, repressione poliziesca e carceraria. Manifestazioni di protesta si svolsero in tutto il mondo, dovunque – per quanto inutilmente – la rabbia e l’orrore trovarono parole. La musica andina, per noi, allora, non era una “noia mortale” – come cantò poi Lucio Dalla – ma piuttosto una delle tante possibili forme di espressione della solidarietà internazionale a intellettuali, minatori, studenti, campesinos, torturati, seviziati, incarcerati, umiliati perché avevano avuto il coraggio di sognare e voler costruire un mondo diverso. Anche noi a Manciano, per quello che si poteva, ci organizzammo. Claudio fu – era la fine dell’estate – sempre presente alle riunioni che organizzavamo per promuovere iniziative e azioni di protesta e solidarietà. E non era per lui facile raggiungere la stanza dove ci riunivamo. C’è una foto, che qualcuno (senza sapere quale fosse l’occasione della manifestazione) ha condiviso e fatto circolare poco tempo fa: si vede piazza della Rampa (prima dello scempio cementizio) con tanta gente: era la manifestazione contro il colpo di stato in Cile. Claudio nella foto non si vede, ma sono sicuro che c’era.
Poi, insieme, abbiamo partecipato alle manifestazioni contro la centrale di Montalto, ci siamo impegnati nella campagna referendaria (vinta) contro il nucleare promossa da molte associazioni dopo il disastro di Cernobyl, abbiamo promosso e partecipato alle iniziative contro la costruzione della diga sulla Fiora (nelle quali dava il suo contributo di pensiero anche Alfio Cavoli) e, infine, in maniera eclatante, quanto inutile, abbiamo promosso una campagna contro i progetti di ampliamento turistico e cementificazione dell’area termale di Saturnia. Mi ricordo che, per l’occasione, stampammo – a nostre spese – un manifesto che facemmo affiggere in tutto il territorio comunale suscitando polemiche belluine e aggressioni verbali; scrivemmo articoli che la stampa locale recepiva con evidenza alimentando ancor più il clima di scontro che si respirava. Ma le decisioni fondamentali da parte amministrativa erano già state prese, e nulla poté bloccare (o limitare) le scelte di espansione alberghiera dell’area termale a danno del territorio e delle vocazioni ambientali di quella zona. Lanciavamo un allarme che non fu recepito; denunciavamo un pericolo che ogni anno si ripresenta più grave, come dimostrano le recenti dichiarazioni entusiastiche dell’attuale Sindaco relative alla concessione di ulteriori possibilità di ampliamento (20%) degli stabilimenti e l’impegno dell’Amministrazione a garantire la viabilità adeguata alla struttura che inevitabilmente comporterà ulteriore cementificazione.
Negli anni Ottanta, ambedue, scegliemmo l’impegno ambientalista e fummo iscritti alla Legambiente, una militanza rivelatasi alla fine deludente, non per il nostro impegno, ma per le scelte politiche dell’associazione, sempre più simile ad un ente promozionale o lobby di affari, la cui parabola negativa è sintetizzata dalla figura stessa di quello che ne era allora il Presidente nazionale, Chicco Testa, che, evidentemente, aveva in mente ben altri interessi che non le lotte ambientali e utilizzò la Lega come trampolino di lancio per la sua futura carriera politica e personale.
D’altra parte, Claudio era un ambientalista un po’ particolare, anomalo, perché era prima di tutto e soprattutto un maremmano. Amava l’ambiente, il territorio, il paesaggio; lottava radicalmente per la loro difesa, contro le speculazioni cementizie. Ma nel contempo era visceralmente cacciatore: solcava con la sua jeep le colline dei Poderi e del Santarello o costeggiava le vallate dell’Albegna, per poi sparire in un forteto inseguendo le tracce di qualche cinghiale. Certi ambientalisti di città non capivano questo suo modo apparentemente contraddittorio di vivere la natura, di essere ambientalista e spesso ne nascevano aspre discussioni e prolungate incomprensioni e contrapposizioni.
La sezione di Manciano della Legambiente fu poi chiusa per contrasti con la linea del nazionale: ho poi recepito in Claudio il disamore e la rabbia che questo provvedimento “d’autorità” gli aveva provocato.
Ma io allora non ero a Manciano. Per anni le nostre frequentazioni sono state molto più occasionali, limitandosi, ad esempio, alle “baldorie” annuali per il primo maggio (una volta che pioveva, lo abbiamo passato interamente nel suo garage), per la befana e la festa settembrina dei Poderi, per altre iniziative al “Franchino garage”, quando lo frequentavo con quello che era allora il mio gruppo santafiorese. Ma le occasioni sono diventate subito più frequenti quando ho scelto di tornare a vivere a Manciano, e si riannodò il filo anche semplicemente incontrandosi per via, caso mai vicino alle Poste, per chiacchierare di ciò che ci sembrava più urgente.
Claudio, a dispetto della sua condizione fisica, era un lottatore che affrontava la vita, i rapporti politici, le scelte di campo – sempre precise, conseguenti e radicali, a muso duro. Non temeva di sostenere le proprie posizioni, che difendeva fino allo stremo, sempre con irruenza e passione; a volte – se si trovava in minoranza – con sottile e tagliente sarcasmo e ironia. Poteva essere anche irascibile e sprezzante, mai opportunista e accomodante.
In questi cinquant’anni (o giù di lì), ho conosciuto e frequentato molte persone con cui ho condiviso idee e passioni politiche. Ma, nel corso del tempo, le nostre strade si sono allontanate, le amicizie si sono rovinate irrimediabilmente, spesso per scelte diverse dovute a opportunità (spesso e soprattutto personale) o opportunismo, per presunto senso di “responsabilità”, in nome di una “maturità” raggiunta che impone l’abbandono dei sogni e l’abiura delle utopie. Anche per questo mi rincuorava ritrovare Claudio, a distanza di anni, sempre inflessibilmente e coerentemente dalla sua parte. Mai in maniera ideologica o dogmatica (non era questa la dimensione che lo interessava), ma come convinta scelta a “sinistra”, intesa non come adorazione di “sacri simboli” di qualsivoglia natura, ma piuttosto come movimento reale che può combattere – con l’azione, l’iniziativa politica, l’impegno – lo stato delle cose presente, in difesa dei diritti, dell’ambiente, del paesaggio, operando in tutti i contesti di riferimento (la scuola, il sindacato, i movimenti, le associazioni in cui ha militato) al perseguimento di questi obiettivi, anche semplicemente con il suo esempio e il suo impegno.
Non c’è stata iniziativa che si ispirasse ad una sinistra degna ancora di questo nome che non abbia visto la sua attiva e convinta partecipazione, il contributo della sua esperienza. In molte di queste, negli ultimi anni, ci siamo ritrovati di nuovo assieme: l’esperimento, anche elettorale, di “Partecipazione e trasparenza” e, negli ultimi mesi, il gruppo di elaborazione “Ripartiamo da Sinistra”; la riflessione e le iniziative sul biologico, l’agricoltura di qualità, il recupero dei semi e dei vitigni antichi e tradizionali; l’impegno per la salvaguardia del territorio (un lascito che ci ha consegnato e non sarà facile onorare); l’adesione all’ANPI e la campagna per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
Non stupisce, quindi, leggere nei commenti dei compagni di oggi, giovani e meno giovani, il senso di smarrimento per la sua perdita. Claudio, infatti, era ormai, nel nostro immaginario, la storia più vera e coerente di una nuova sinistra mancianese che oggi stenta a ritrovare una propria identità e un proprio ruolo.

Una volta, a proposito di una iniziativa organizzata nel palazzo del Comune, mi aveva detto che si rifiutava di frequentare luoghi che non fossero accessibili ai disabili. Non voleva più “sentirsi portare come un pacco” – così mi disse – come invece era spesso successo ai tempi del colpo di stato in Cile per raggiungere la nostra sede (la casetta dove ora abito), vicino alla biblioteca. Parole che mi commossero mettendomi davanti, crudamente e senza retorica, la sua condizione, le difficoltà – spesso le umiliazioni – che aveva dovuto subire per coltivare la sua passione politica, il suo amore per la terra, la sua voglia inesausta di partecipazione. E nel contempo mi ferirono, perché mi resi conto dell’insensibilità che, inevitabilmente, mostriamo per la condizione degli altri, troppo presi dai nostri problemi e dalla nostra miopia che spesso ci fa vedere poco più là dei nostri piedi trascurando i bisogni e le personalità di quelli che abbiamo accanto e che consideriamo vicini, ma di cui non sempre ed abbastanza valorizziamo e rispettiamo anche la differenza.
È grazie a lui che abbiamo cominciato a fare – come ANPI – maggiore attenzione alla scelta delle sedi dei nostri incontri e richiedere l’uso dei locali della Consulta per il Sociale per le nostre iniziative.

Facevamo lo stesso lavoro, ma non ho mai avuto occasione di lavorare con lui. I colleghi e gli allievi che lo hanno conosciuto lo ricordano con amore, affetto e stima, sia dal punto di vista professionale che umano. E non ho difficoltà a crederlo, così come sono certo che anche in quegli ambienti – diventati con gli anni sempre più chiusi, sordi e insensibili – ha combattuto le sue battaglie, portato avanti e difeso le sue idee.
Claudio ha vissuto con passione la sua vita, da militante e combattente, sempre a viso aperto ma anche a muso duro, lasciandoci una lezione profonda di dignità umana e grande forza di volontà.
Abbiamo condiviso scelte di fondo in un mondo, una realtà e un contesto in rapido cambiamento, dove la coerenza non sembrava più (tantomeno oggi) essere una virtù, ma anzi un retaggio, pesante ed inutile, di un passato che, evidentemente, noi non volevamo buttarci alle spalle.
E così voglio ricordarlo e sentirlo ancora idealmente vicino a noi, consapevole che la sua esperienza, le sue conoscenze e il suo spirito critico e combattivo ci mancheranno. E ne avremmo ancora avuto bisogno per affrontare, con rabbia e passione, le sfide del presente, sempre in direzione ostinata e contraria.

Lucio, 4 febbraio 2018

“La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)”

Presentazione di
“La violenza contro le donne nella storia.
Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)”

Martedì 6 marzo, alle 17.30, nella biblioteca dell’Isgrec (www.isgrec.it/?page_id=381) alla Cittadella dello studente, sarà presentato il volume curato da Laura Schettini e Simona Feci, La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI), edito da Viella.
Ne discute con una delle curatrici, Laura Schettini, la prof.ssa Anna Scattigno dell’Università di Firenze. La presentazione fa parte dell’ampio programma “Non solo l’8 marzo” che l’Isgrec e il Centro Documentazione Donna hanno organizzato, in collaborazione con l’associazione Olympia de Gouges e il centro Antiviolenza, il Centro Donna e la Libreria delle ragazze.

Il volume presenta per la prima volta un’ampia rassegna sulla storia della violenza contro le donne, esplorando sia i contesti dove questa si produce e si manifesta, e in particolare l’ambito delle relazioni familiari, sia le politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. I saggi si muovono lungo un arco cronologico ampio, dalla prima età moderna al presente, e spaziano tra aree differenti del territorio nazionale. La prospettiva storica si dimostra particolarmente preziosa nell’analisi del fenomeno della violenza, perché dimostra che il gesto violento, nella sua apparente naturalità e immediatezza, assume e veicola forme, linguaggi, contenuti, valori sociali diversi secondo i contesti storico-geografici.

Info: Isgrec, Cittadella dello studente, tel/fax 0564415219, segreteria@isgrec.it, http://www.isgrec.it