COMUNICATO STAMPA

SEZIONE “ELVIO PALAZZOLI” DI GROSSETO
COMUNICATO STAMPA
Questo comunicato non vuole semplicemente aggiungersi alle tante voci di questi giorni sui media cittadini. Nella linea tradizionale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia vogliamo difendere i valori costituzionalmente garantiti. La nostra Carta all’articolo 10 comma 3 fornisce la definizione del diritto d’asilo, prevedendo una tutela per lo straniero che non possa godere nel proprio paese di garanzie di libertà democratiche quali quelle assicurate presso lo Stato italiano. Ciò rappresenta lo status di richiedente asilo. All’articolo 4 comma 1 essa dice che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono affettivo questo diritto. A fil di logica e anche di buon senso coloro che richiedono di essere ammessi nel nostro paese dovrebbero poter lavorare come del resto anche tutti i nostri disoccupati,a cominciare dai giovani. Purtroppo la nostra Repubblica non si è dotata ancora di una legge sull’immigrazione e sul diritto d’asilo conseguente a questi principi: ciò rende così difficile gestire il fenomeno dei migranti. In aggiunta i nostri governi non hanno sviluppato coerentemente una politica della piena occupazione, che allargando la domanda interna ha storicamente rappresentato l’unica via d’uscita dalla crisi economica ricorrente.
Da questo punto di vista se vi è una critica da fare al recente accordo tra la Prefettura di Grosseto e la Sovraintendenza ai beni archeologici di Siena, che prevede il lavoro volontario di 6 (diconsi sei) rifugiati presso gli scavi di Roselle, è che esso è solo un primo pur lodevole esempio di una scelta che dovrebbe essere molto più vasta. Forse è questo quanto temono coloro che ritengono l’iniziativa “pericolosa”: il “pericolo” è avere meno disoccupati e meno diversi contro cui puntare il dito del razzismo. Il lavoro dà dignità agli esseri umani ed è il fondamento della nostra convivenza (art. 1 della Costituzione): quando gli esseri umani possono andare con la schiena dritta, rivendicano i loro diritti e questo mette in crisi chi detiene il potere e soprattutto chi lo detiene in maniera autoritaria ed egoista. Essi giocano contrapponendo i poveri italiani ai poveri stranieri per mascherare che l’attuale gestione della crisi ha aumentato a dismisura le disuguaglianze sociali (sono tornate quelle del 1929). Fra l’altro è dimostrato dai dati INPS che ci sono due mercati del lavoro, quello degli italiani e quello degli stranieri, che non sono in concorrenza uno con l’altro, anzi noi abbiamo bisogno del lavoro degli stranieri che fanno lavori che gli italiani rifiutano (a cominciare da quelli di assistenza).
In questo senso è particolarmente grave per la sezione di Grosseto dell’A.N.P.I. che si rivolgano accuse ed insulti pesanti contro la Caritas della nostra città e contro chi la dirige. È noto che se una parte dei nostri concittadini (quelli più bisognosi) può mangiare e vestirsi adeguatamente, questo lo dobbiamo proprio alla organizzazione diocesana. E la Caritas da una mano a tutti senza distinguere tra chi bussa alla sua porta in base all’etnia, al colore della pelle, al credo religioso o politico (applicando in questo senso un principio di cittadinanza e di umanità costituzionalmente garantito). Allora ci viene il dubbio che si accanisce contro il servizio che la Caritas svolge non ce l’abbia solo contro i rifugiati, con tutta probabilità ha un animosità egoista contro tutti i poveri, i diversi e gli emarginati. Invece è proprio la solidarietà politica, economica e sociale che costituisce il vero connettivo di una comunità (anche questo è scritto nella nostra costituzione all’articolo 2).
Ci corre infine l’obbligo come Associazione, che viene riconosciuta come ente morale garante della Costituzione, di ricordare che chi non si riconosce in essa e nei suoi valori non può chiamarsi italiano in senso stretto, nonostante tanta vuota retorica sulla patria.

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