intervento di Valerio Entani al 1° maggio di Manciano

“Manciano durante la lotta di liberazione sosteneva coraggiosamente le
formazioni partigiane e, con l’unanime sostegno della popolazione, nonostante
le dure rappresaglie esercitate dai tedeschi, dava bella prova di tenacia e di
fede ne
lla libertà e nella Patria”
.
È questa la motivazione con la quale il comune di Manciano è stato insignito
della Croce di Guerra al Valor Militare.
Il 12 giugno del 1944 Manciano fu il primo paese della Toscana ad essere
liberato dalle forze angloamericane, dopo che i partigiani del comandante
Antonio Lucchini avevano occupato il paese. Quel 12 di giugno fu un giorno di
festa per tutto il paese perché finalmente finiva la guerra, i fascisti scappavano
e terminava l’occupazione tedesca.
Manciano fu un centro intenso ed importante della resistenza maremmana.
Qui le formazioni partigiane lavorarono intensamente contro i nazifascisti e
pagarono con molte vite la loro scelta. Oggi voglio ricordare solo una persona,
un comandante partigiano la cui memoria ancora oggi è viva in tutta la
provincia. È il tenente Gino, Luigi Canzanelli. L’ufficiale, fin subito dopo l’8
settembre, organizzò le prime formazioni partigiane e, insieme all’amico
Lucchini, coordinò e diresse la Resistenza nel sud della provincia riunendo e
comandando diverse bande. Operò in una vasta zona difficile e complessa che
va da Montalto di Castro a Manciano e da Campagnatico a Cinigiano. Fu
protagonista di molte azioni contro i repubblichini e contro i tedeschi. Il
Tenente Gino, rimarrà ucciso in un agguato fascista nei pressi di Murci insieme
al suo attendente soldato Giovannino Conti, giovane contadino mancianese.
La Manciano liberata dovette però aspettare quasi un altro anno per
festeggiare davvero la fine della guerra e la liberazione del resto dell’Italia. Il 25
aprile del 1945 con l’insurrezione generale il nord veniva liberato e solo allora
l’Italia poté dirsi libera dal nazifascismo. Fu così che il primo di maggio del 1945
fu la prima vera festa per Manciano. In quel momento si festeggiò non solo la
liberazione dell’Italia ma anche il riappropriarsi della festa dei lavoratori che
durante il regime era stata violentemente proibita.
Da quel maggio fino ad oggi, ogni ann
o a Manciano celebriamo il lavoro, la
fine della guerra, la pace, la libertà e la ritrovata democrazia.
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Un mondo di fratelli di pace e di lavoro si cantava alla fine dell’ottocento nella
canzone
“figli dell’officina”. Trovo che queste parole siano ancora di estrema
attualità. Oggi qui vorrei darvi la mia lettura di cosa significa nel 2017 un
mondo di fratelli di pace e di lavoro.
Siamo qui davanti ad un monumento che ricorda i martiri della libertà, uccisi
durante la resistenza qui a Manciano. Tra quei nomi ci sono anche 5 ragazzi, 5
partigiani. Questi vennero catturati, fatti sfilare in catene come bestie per il
paese e poi barbaramente trucidati in questo luogo. Molti di voi avranno
ascoltato i racconti degli anziani che ricordano il dolore per quei giovani. Quei
ragazzi fecero una scelta, una scelta che gli costò la vita. Rifiutarono il fascismo
e preferirono la libertà. In qualche modo possiamo dire che combatterono e
morirono per un mondo di fratelli di pace e di lavoro.
Un mondo di fratelli appunto.
La fratellanza, l’uguaglianza, sembrerebbero oggi
parole e concetti antichi quasi romantici ma non ci dobbiamo scordare che
sono alla base della nostra costituzione. nell’articolo 3 infatti, viene sancito il
diritto all’uguaglianza. Una uguaglianza formale che ha origine dalla matrice
liberale della nostra costituzione e una uguaglianza sostanziale che deve invece
la sua origine alla matrice
più sociale.
Ancora oggi quell’uguaglianza formale significa che tutti hanno gli stessi diritti
e doveri in quanto tutti sono uguali davanti alla legge. Ma è grazie al concetto
di uguaglianza sostanziale che lo stato dovrebbe impegnarsi a rimuovere gli
ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. Mettendo tutti nelle
stesse condizioni di partenza per sviluppare e realizzare pienamente e
liberamente la propria personalità.
Dopo quasi 70 anni la nostra costituzione rimane nella sua prima parte ancora
attuale e purtroppo in alcuni casi come quest’ultimo disattesa. La grandezza
della nostra costituzione è d
ovuta al contesto in cui nacque ovvero
dall’incontro di quelle forze politiche che insieme riuscirono a sconfiggere il
fascis
mo durante la resistenza. La nostra costituzione rimane antifascista non
solo perché vieta la riorganizzazione in ogni sua forma del disciolto pnf ma
perché lo è nella sua anima più profonda.
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Assistiamo da qualche anno ad uno svuotamento del significato del 25 aprile.
Da più parti questo giorno rischia di diventare una indefinita festa della libertà.
Libertà di non si sa che cosa ma soprattutto una libertà svuotata dalla sua
matrice antifascista. Il 25 aprile non è una festa della libertà ma è la festa della
liberazione, la liberazione dal nazifascismo. Senza questa matrice si perde il
valore del 25 aprile e la sua importanza nella fondazione della nostra
repubblica.
Ancora più grave è oggi la pericolosa avanzata in tutta Europa della destra
populista e dei neofascismi. Questo fenomeno è presente in Italia, nelle nostre
città e nella nostra provincia. A Grosseto i neofascisti si sono appropriati di uno
spazio politico e sociale purtroppo vacante. a Siena addirittura hanno intitolato
una loro sede ad un noto picchiatore fascista ben noto per le sue violenze nella
nostra provincia. Ma il fascismo non si sta manifestando solo in queste forme
politiche. c’è un fascismo più subdolo, un fascismo persistente e perenne, l
’ur-
fascismo
come ci ha spiegato Umberto eco. Questo fascismo non si manifesta
nelle forme tradizionali che abbiamo visto nella storia ma si nasconde in una
sotto cultura e in atteggia
menti quotidiani che stanno prendendo il
sopravvento purtroppo. Questo fascismo persistente risponde alla frustrazione
individuale o sociale , dividendo e rispondendo che la colpa è sempre dell’altro,
del diverso. l’
ur

fascismo
parla con un lessico povero e con una sintassi
elementare, con lo scopo di limitare gli strumenti per il ragionamento
complesso e critico. Con la crisi economica e con la crisi della politica e dei
partiti tutto si è
complicato e questo tipo di fascismo riesce a dare una identità
sociale a a chi non ne ha più una. Ovviamente la strada che mostra porta
verso il populismo, il razzismo e la xenofobia.
Dicevo un mondo di fratelli e di pace.
La seconda guerra mondiale permane
nella nostra memoria ancora oggi. Una guerra che distrusse e mise in ginocchio
il nostro paese.
Oggi stiamo vivendo in Europa il periodo più lungo di pace mai accaduto. non
vi è una guerra da ormai 70 anni. Ma in questo momento storico l’Europa vive
gli effetti di altre guerre lontane. Quelle guerre da cui scappano migliaia di
persone alla ricerca della sopravvivenza e che con tanta difficoltà cercano di
esse
re accolti.
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Dicevo un mondo di fratelli, di pace e anche di lavoro.
Il primo maggio è una
festa fondamentale nella tradizione, nella storia e nell’identità dell’intero
movimento operaio e contadino.
Fin da quel primo maggio 1886 quando a Chicago gli scioperi operai vennero
repressi nel sangue quella data divenne un simbolo, un momento di
rivendicazione di diritti per i lavoratori di tutto il mondo.
Se alla fine del’800 i lavoratori si battevano e protestavano per lavorare solo 8
ore al giorno, oggi nelle strade e nelle piazze di tutto il mondo durante il primo
di maggio si rivendica il fondamentale diritto al lavoro. Oggi ricordiamo il
lavoro. Il lavoro che manca e i diritti che sempre più spesso mancano o
iniziano a mancare.
A questi giovani caduti, ricordati in questo monumento, il nazifascismo rubò il
futuro uccidendoli. Oggi assistiamo ad una intera generazione a cui è stato
rubato il futuro perché gli è negato il lavoro.
In un mondo dove il lavoro manca e il precariato ricatta i giovani, viene meno la
forza e la possibilità di progettare un futuro e anche di vivere liberi. Così come
vengono meno quei diritti conquistati nel passato.
Non a caso la nostra costituzione dice che abbiamo il diritto di essere liberi di
autodeterminarci attraverso il lavoro.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Questo è l’articolo 3 della nostra Costituzione.
Grazie e buon primo di maggio!
Valerio Entani

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