lettera aperta che Flavio ha inviato al Fatto Quotidiano

Come Martin Luther King ho un sogno: vedere israeliani e palestinesi che si tengono per mano in un mondo riscattato dal sonno della ragione. Un sonno ancora profondo, da ambo le parti e dei rispettivi sostenitori locali, stando al dibattito che si è sviluppato in seguito al rifiuto della “Brigata Ebraica” romana di sfilare nel corteo dell’Anpi per il 25 Aprile. Abbiamo letto un comunicato delirante dell’Associazione BDS, inviato ai Presidenti delle sezioni dell’Anpi, la quale, invece di condividere l’obbiettivo della lotta al neofascismo, non trova di meglio che prendersela con i legittimi rappresentati della Resistenza e dei Partigiani, accusandoli un po’ di tutto per aver sostenuto il diritto degli Ebrei, che hanno avuto un ruolo importante nella Liberazione, di partecipare alla manifestazione con la bandiera di Israele. E abbiamo letto anche argomentazioni di segno opposto, molto critiche con i Palestinesi, da parte di intellettuali che stimo e ammiro, come Furio Colombo, indimenticato direttore de L’Unità (mi riferisco a quanto da lui scritto su “Il Fatto Quotidiano” del 22 Aprile, nella rubrica “Piazza Grande”). Anch’egli molto polemico con l’Anpi per avere essa invitato alla manifestazione la Comunità palestinese, e non anche i movimenti indipendentisti di mezzo mondo, cogliendo in questo “un profondo pregiudizio antiebraico”, che in verità non ha mai albergato nelle fila dell’Associazione partigiana. La quale, anche in presenza di atti censurabili, ha sempre tenuto ferma la distinzione tra governanti e popolo.
Ritengo che gli uni e gli altri, nel loro speculare manicheismo, siano ugualmente subalterni allo stato attuale delle cose e non aiutino la situazione a fare il benché minimo passo avanti. Il rimpallo delle responsabilità alimenta la spirale dell’odio: e questo si risolverà inevitabilmente nella comune rovina dei contendenti, mettendo a repentaglio la pace nell’area e nel mondo. Hammas segue una strategia terroristica comunque inammissibile e suicida; i coloni israeliani, per loro interessi di bottega, ispirano la destra del loro Paese e ne spingono il governo a compiere atti contrari al diritto internazionale e al rispetto umano, perseguendo una politica di potenza, sorda alla volontà più volte espressa dalla Comunità mondiale.
Invece di azzuffarsi in un alterco infinito e senza senso, non sarebbe meglio che coloro i quali tengono la testa sul collo ed hanno veramente a cuore la pace, come indubbiamente sono i miei interlocutori, si sforzassero, indipendentemente dalla loro collocazione ideale e geografica, di costruire un terreno di comune iniziativa affinché anche quel conflitto cessi nel più breve tempo? A questo corrisponde la formula, già da tempo in campo e tuttavia ancora attuale, di due popoli e due stati, ugualmente sovrani e liberi, nella giustizia e nella sicurezza reciproche. Ovviamente da concretizzare nel rispetto dei molti deliberati, al momento restati lettera morta, dell’ONU. Questo dobbiamo prefiggerci lavorando non soltanto sui governi che, presi da mille condizionamenti e limiti oggettivi e soggettivi, sono fino ad ora venuti meno ai loro doveri. L’obiettivo è realistico costruendo una interlocuzione positiva tra i popoli palestinese e israeliano, i soli soggetti in grado di cambiare il corso degli eventi, impegnandovi soprattutto le loro rappresentanze intermedie sociali e culturali. Che dialoghino tra sé, facendo maturare l’amicizia e così costringere i governi a fare i conti con una realtà nuova e dinamica!
Ecco, l’iniziativa dell’Anpi, che fa “memoria attiva”, nel senso di far vivere nell’oggi i valori che animarono la Resistenza, non limitandosi alla celebrazione del passato, io la leggo in questa prospettiva. E credo che chiunque ne contrasti il percorso, sia pure muovendo da nobili propositi, ma sempre di parte, suo malgrado ostacola la pace. Giacché una soluzione del conflitto basata sulla vittoria di uno sull’altro sarebbe ingiusta ed è semplicemente impossibile.

Flavio Agresti, presidente provinciale Anpi Grosseto.

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