L’intervento dell’ANPI a Maiano Lavacchio

Sono onorato di portare i saluti dell’ANPI, di tutte e 10 le sezioni della nostra provincia, che immeritatamente qui rappresento.
Vi trasmetto anche i saluti del Presidente Provinciale dell’ANPI Flavio Agresti, assente per gravi problemi familiari.
E’ importante la presenza dei comuni di Grosseto, di Magliano in Toscana, di Cinigiano e della Provincia di Grosseto.
E’ importante perché è necessario che le istituzioni nazionali e locali mostrino il volto antifascista della Repubblica a tutti i livelli. La nostra Carta Costituzionale, di cui l’ANPI per statuto è garante, è e rimane chiaramente democratica ed antifascista, non solo nella XII disposizione finale, che “vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, ma in tutto il suo impianto generale. Bene ha fatto in questo senso il sindaco di Grosseto a ricordare il suo giuramento sulla Costituzione italiana.
Siamo qui riuniti per questa sobria e partecipata cerimonia, che si ripete da 72 anni, alla presenza dei familiari dei caduti dell’eccidio, degli eredi di quella tragica memoria, di molti giovani delle scuole e di molte cittadine e cittadini. Ricordiamo qui gli 11 martiri, voglio ricordarli uno per uno: Mario Becucci, Antonio Brancati, Rino Ciattini, Alfiero Grazi, Silvano Guidoni, Corrado ed Emanuele Matteini, Alcide Mignarri, Alvaro Minucci, Alfonso Passannanti e Attilio Sforzi. Essi furono uccisi dalla barbarie fascista solo perché si rifiutavano di combattere per l’illegittima repubblichina del fuggiasco Mussolini, complice dei nazisti che occupavano allora l’Italia.
Devo qui ancora una volta ricordare le responsabilità politiche e morali affinché la memoria non vada dispersa nella distanza degli anni. “Oggi abbiamo ucciso 11 agnelli” dissero i fascisti dopo la strage. Anche loro si rendevano conto dell’efferatezza delle loro azioni, eppure li uccisero e rimangono responsabili di fronte alla storia. La responsabilità è interamente la loro: essi furono gli unici a macchiarsi del sangue innocente. Un reparto tedesco partecipò solo alla prima parte del rastrellamento che portò alla cattura degli 11 martiri. La seconda parte, il processo farsa in cui gli 11 ragazzi poterono solo declinare le proprie generalità e la successiva fucilazione, fu responsabilità solo delle organizzazioni fasciste. Nessuno ha mai pagato sul serio per questo crimine efferato, il principale responsabile, per quanto condannato a morte nel regolare processo che si tenne alla corte d’assise del tribunale di Grosseto nel 1946 dopo la Liberazione, scontò meno di 5 anni di carcere grazie a vari condoni ed amnistie. Nessuno si è mai scusato con le famiglie dei trucidati: nel 1995 in una pubblicazione di parte fascista l’eccidio di Maiano Lavacchio è stato definito “un errore politico”. Troppo poco, io credo che si tratti di un “crimine contro l’umanità”, tutta l’umanità desiderosa della pace. Tutto questo si oppone a ogni possibile percorso di pacificazione tra le parti in campo nella lotta di Liberazione, di cui rimane la cosiddetta “memoria divisa”. Di questo dirà meglio lo storico dell’ISGREC, Marco Grilli, che ha scritto su questo argomento un libro ben documentato.
Come sostiene il nostro Presidente nazionale, il partigiano Carlo Smuraglia, il nostro paese non ha fatto i conti fino in fondo con il fascismo, che è una macchia nella coscienza degli italiani, nel senso che lo abbiamo “inventato” noi, primi nel mondo. Occorre tenerlo presente se non vogliamo che le tragedie del passato possano ripetersi in futuro. È un pericolo reale che stiamo correndo, per il quale sollecito l’attenzione e la vigilanza di tutti, soprattutto delle istituzioni repubblicane. Esiste un pericolo neofascista in Italia e anche in Maremma. Occorre vigilare perché sotto le mentite spoglie di difendere i cittadini italiani dagli immigrati le organizzazioni fasciste stanno rialzando la testa contro il carattere antirazzista della nostra Costituzione così come si esprime negli articoli 3 e 10 dei suoi principi generali.
In nome della Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista non possiamo dimenticare, anzi occorre rinnovare il patto civile tra le generazioni: tra la generazione della Resistenza, coloro che da partigiani – a costo di enormi sacrifici, anche della loro stessa vita – edificarono la Repubblica, che nella Resistenza e nei suoi valori affonda le sue radici, quei partigiani, che oggi ci passano il loro testimone; la generazione di mezzo di cui faccio parte, coloro che si sono battuti – talvolta disperatamente, ricordo le stragi fasciste impunite degli anni 70 e 80 – per il funzionamento democratico delle istituzioni repubblicane e le giovani generazioni, che in un momento di grave crisi economica, sociale, politica e morale si accingono oggi a prendere nelle mani il loro destino. Li vedo con grande piacere qui presenti numerosi ancora una volta e spero che siano all’altezza del compito.
Mi auguro, infine, che le istituzioni a partire dal sindaco di Magliano e di Grosseto vogliano mantenere l’impegno a dedicare almeno una parte della scuola di Maiano Lavacchio per la costruzione di un memoriale della Resistenza della Provincia di Grosseto, dove i contenuti della memoria e della cultura antifascista possano essere rinnovati.
VIVA LA COSTITUZIONE ITALIANA DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA
ORA E SEMPRE RESISTENZA

Giuseppe Corlito a nome della Presidenza Provinciale dell’ANPI “Norma Parenti” di Grosseto

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