LETTERA DEL PRESIDENTE ONORARIO NELLO BRACALARI E LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE PROVINCIALE FLAVIO AGRESTI

LETTERA al PRESIDENTE PROVINCIALE Dell’ANPI
Caro Flavio, come ti avevo preannunciato, a causa le mie attuali condizioni di salute, non ho potuto partecipare alla riunione del Comitato Provinciale del 24 ottobre u.s., di cui mi è giunta la relazione da te svolta sul problema della campagna referendaria.
Lungi da me la pretesa, non essendo stato presente, di voler discutere nel merito tutta la relazione. Tuttavia vorrei fare i alcuni commenti che senzaltro avrei fatto se fossi stato presente. Su un punto in particolare credo mi consentirai di esprimerti il mio dolore per le tue reiterate affermazioni (già ne parlasti in una intervista sul il Tirreno e in una pagina sul blog) verso i compagni (tra cui il sottoscritto) che hanno manifestato dissenso per posizione ufficiale dell’ANPI che tu dipingi ingenui e sprovveduti, che si fanno volentieri strumentalizzare usando all’uopo anche la stampa. Lasciami dire che sono affermazioni poco eleganti, al limite dell’offesa.
Poiché mi sento chiamato in causa in prima persona (sono miei alcuni articoli comparsi sulla stampa locale nei quali tuttavia mai comparivano riferimenti all’ANPI), ti rispondo che ho sempre ritenuto che la nostra associazione debba assumere tutte le varie posizioni di dissenso come un valore aggiunto, per ribadire e comporre il suo carattere plurale. In nessun caso si dovrebbe manifestare biasimo verso le posizioni di una minoranza, che proprio perché tale, dovrebbe godere invece di adeguata tutela.
Per quanto mi riguarda intendo comunque continuare la mia battaglia affinché si affermi il SI al referendum, respingendo le reprimende e le condanne inappellabili, ma mantenendo il massimo rispetto e apertura verso le posizioni altrui. Ricorderai che ho sempre concluso i miei interventi invitando tutti ad abbassare i toni ed a non provocare macerie senza porsi il problema in quale maniera potranno in seguito essere rimosse.
Tu invochi rispetto verso chi condivide i deliberati dall’Associazione e questo è sacrosanto per le persone e per gli argomenti, purché però il rispetto sia reciproco, ci sia dialogo, lo spazio per un confronto e, sopratutto, il dibattito rimanga nell’ambito del merito della riforma. Ma subito dopo proprio tu neghi il confronto, invitando a non concedere platee agli esponenti del SI.
Anche nell’ambito di un’infuocata campagna referendaria, credo che l’ANPI non possa sposare tutti gli argomenti del fronte del NO.
Dieci anni or sono ho partecipato in prima persona una campagna referendaria per il NO a una riforma costituzionale. Quando allora i comitati per il NO erano guidati da una persona seria e rigorosa come Scalfaro mai si sarebbe ricorsi a definire come “personaggi notoriamente nemici dei diritti e favorevoli ad una democrazia autoritaria” personalità come il presidente Obama. Oltretutto mai, credo, lo si sarebbe fatto senza avvertire alcun disagio, dal momento in cui poi di fatto, si condivide la stessa battaglia referendaria con i vari Berlusconi Brunetta, Travaglio, Salvini, Grillo, cioè proprio lo schieramento più retrivo reazionario e populista del nostro Paese a cui è da aggiungere altre forze marcatamente fasciste.
Vedi Favio nel caso di affermazione del NO, come tu desideri, saranno proprio loro a intestarsi la vittoria e avere ottimi motivi per festeggiare. Nel nuovo quadro politico che non è difficile intravedere,saranno queste forze, saldandosi fra di loro e approfittando delle divisioni del nostro campo, passeranno immediatamente
all’azione per tentare di imporre una svolta autoritaria al paese.
In questo quadro ci sarà quindi bisogno dell’ANPI, di tutta l’ANPI, di tutte le sue componenti, per la difesa e lo sviluppo della democrazia. Anzi prevedo che il ruolo dell’associazione risulterà accresciuto e ci sarà un immediato bisogno del nostro impegno. E poiché la vittoria del NO non rimuove dall’agenda il tema della riforma costituzionale, presto potremmo essere impegnati, e questa volta con solide ragioni, per difendere l’equilibrio democratico del paese. Credimi non è proprio il caso di disperdere le forze creando fratture insanabili.
Vedi dunque che anche una posizione minoritaria come quella in cui mi ritrovo può essere usata come un punto di contatto, per ristabilire in futuro una convergenza con una formazione politica che pure è stata l’architrave della nostra democrazia e che ci ha permesso di superare le varie crisi che minaciarono di far retrocedere la democrazia: il governo Tambroni, il golpismo fascista, il terrorismo nero e rosso. Capisci bene che anche per il dopo, senza l’apporto di questa forza, la nostra battaglia sarebbe persa in partenza.
Ma anche in caso di una vittoria del SI questa posizione minoritaria darebbe all’ANPI titolo per avere un ruolo nel rafforzamento la democrazia italiana. Dalla riforma infatti emergono nuovi strumenti di democrazia (il referendum propositivo e consultivo, il nuovo iter delle leggi di iniziative popolari, il referendum abrogativo con quorum ridotto) che vanno resi concretamente esigibili da tempestive leggi ordinarie. Dovremo vigilare che le leggi elettorali per il nuovo senato rispettino le attuali indicazioni garantendo l’elezione diretta, ma sopratutti dovremo impegnarci a spiegare e a difendere la democrazia rappresentativa, oggi bersaglio delle forze populiste.
Fraternamente.
Nello

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Caro Nello,

ti rispondo con un certo ritardo dovuto all’accavallarsi di impegni politici e problemi familiari. Della tua lettera apprezzo il tono colloquiale; farò altrettanto senza rinunciare, come te, alle mie convinzioni.

Tu sai, anche per la nostra quasi cinquantennale consuetudine, quanto io consideri il pluralismo una ricchezza, e l’ascolto delle altrui opinioni la massima espressione del reciproco rispetto. Per cui la tua critica la vivo come una forzatura polemica. Che ci sta, ma per me tale rimane. Non per caso, nella relazione svolta al Comitato provinciale dello scorso 24 ottobre, che ha dato il là al nostro scambio epistolare, ho affermato testualmente: “… Il dissenso è un diritto riconosciuto al nostro interno, ma questo dovrà essere manifestato rispettando chi si batte coerentemente con i deliberati democraticamente presi dall’Associazione e l’Associazione stessa. Chi vuole votare sì, lo faccia, ma senza mettere in alcun modo l’ANPI di mezzo. Non sarà considerato un traditore e non scatterà alcun ostracismo nei suoi confronti, continuando ad essere il compagno di sempre se non avrà partecipato consapevolmente ad iniziative che abbiano recato danno all’Associazione dei partigiani”. Questo diritto, ancorché sancito dalla Costituzione, e questa garanzia, purtroppo non albergano in tutte le organizzazioni, meno che mai in quelle, sempre più numerose in questo periodo di crisi della politica, che si fondano sulla fedeltà al “Capo”.

Tu segnali una mancanza di coerenza tra questa disponibilità e un altro passo della stessa relazione, nel quale affermo che “… Ai confronti tra il SI e il NO, se convocati da soggetti terzi, partecipiamo volentieri, ma per quanto direttamente ci riguarda è preferibile spendere energie per diffondere le nostre ragioni. Anche se gli avversari non hanno argomenti, non vedo perché dovremmo essere noi ad offrire loro platee di elettori”. Al riguardo penso che si debba distinguere il momento in cui all’interno dell’Associazione ci si confronta sulla decisione da prendere da quello in cui, presa una posizione, ci si misura pubblicamente con altri soggetti schierati sul fronte opposto. Tu sai, per avervi personalmente partecipato, che la scelta di battersi per il NO al prossimo referendum l’ANPI l’ha fatta nel modo più aperto e democratico possibile, attraverso un Congresso che ha consentito a tutte le opinioni di esprimersi liberamente. Adesso siamo nel mezzo di una battaglia politica alquanto impegnativa e dura; mi sembra del tutto naturale che prioritariamente ci si preoccupi di lavorare al massimo per la vittoria della Causa, organizzando la nostra, non l’altrui campagna elettorale. Comunque ti faccio presente che i confronti tra il SI e il NO che fino ad ora si sono svolti in Provincia, compreso quello ospitato alla Festa de L’Unità sulle Mura, nonché l’altro avvenuto ieri, 6 novembre, presso la Sala Pegaso, ci sono stati grazie a noi, che li abbiamo proposti ai nostri competitori.

All’accusa di essere noi i fautori della divisione, che costituisce il presupposto di gran parte della tua argomentazione, proprio non ci sto. L’ANPI ha doverosamente reagito a ciò che ha ritenuto, e ritiene, un attacco alle garanzie e ai diritti costituzionali portato da chi, credendo che la Costituzione sia roba sua, sta cercando di imporre un disegno di parte attraverso mille strattagemmi anche illeciti. Canguri, supercanguri, voti di fiducia, sostituzione di deputati dissenzienti nelle commissioni parlamentari, sono mezzi ai quali è stato fatto ripetutamente ricorso, non tanto per malanimo di qualcuno, quanto per la convinzione di essere nel giusto con la modifica della Costituzione e con l’Italicum e per accondiscendenza verso imput provenienti del mondo finanziario e dal potere legato alla globalizzazione in atto. Leggi il documento della J.P.Morgan, nel quale tra le altre cose si chiede di rimuovere addirittura il diritto dei cittadini di protestare quando i governi di riferimento adottassero provvedimenti ritenuti lesivi degli interessi collettivi: troverai una assonanza impressionante con la riforma di cui si discute. Proprio perché la Costituzione doveva essere quella predisposta impropriamente dall’esecutivo, essendo questa materia esclusivamente parlamentare, non abbiamo potuto disporre di margini significativi di mediazione politica; così i nostri governanti hanno evitato un confronto serio con la maggiori correnti politico-culturali del Paese, scontando una spaccatura clamorosa della società, peraltro su provvedimenti che, riguardando le regole della nostra convivenza civile, avrebbero dovuto invece unirla. Io sono convinto che tutto ciò, oltre a individuare chiaramente i responsabili della divisione che stiamo subendo, pone il problema, gigantesco, della sovranità. E ci dice quanto si possa incidere pesantemente sulla prima parte della Costituzione agendo formalmente sulla seconda.

Consentimi di osservare che rispetto a tutto questo gli elementi sui quali fondi il tuo giudizio positivo sulla Renzi-Boschi, pur riguardando cose importanti, ma ahimè tutte da verificare essendone rimandata l’attuazione a futuri provvedimenti legislativi, sono alquanto marginali. Tanto più lo sono se consideriamo il famoso “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma della Costituzione, che tu continui ad ignorare e che per me è il vero cuore del problema. Il fatto che un solo partito che al ballottaggio raccolga più o meno il 20-25 per cento del consenso dei votanti (vale a dire il 10-12,50 per cento del corpo elettorale) si prenda la maggioranza assoluta dell’unica Camera politica ha ben poco, anzi nulla, a che vedere con la democrazia: e in proposito non ci sono discorsi sulla governabilità del sistema che tengano. Se poi aggiungiamo che oggi i partiti si identificano con il loro leader, questa maggioranza, che, non dimentichiamolo, può persino dichiarare lo stato di guerra, è nella piena disponibilità di un solo uomo: il premier (alla faccia di chi dice che i poteri di costui non vengono aumentati!). Sbaglierò, ma qui io vedo il pericolo di un Assolutismo di ritorno che riporterebbe la situazione del Paese all’epoca pre-moderna. Io sono convinto che la governabilità debba scaturire dalla rappresentanza. Se operiamo pensando che questi due elementi siano inconciliabili in natura, fatalmente portiamo l’Italia, o l’Europa se altri Paesi ci dovessero imitare, a precipitare in una spirale rovinosa che al momento non si sa dove ci porterebbe.

Al discorso sulla modifica dell’Italicum dopo il referendum ci credo il giusto. Soltanto la vittoria del NO creerebbe le condizioni di una sua completa riscrittura; vincesse il SI, stai sicuro, non mancherebbero coloro i quali direbbero che la legge non si può toccare avendo questa ricevuto, sia pure indirettamente, il suggello delle urne. D’altronde il Presidente del Consiglio, a scanso di equivoci, già oggi ripete che La nuova disciplina elettorale è quanto di meglio si potesse sperare. Comunque l’Italicum è legge vigente, ed è su questa che dobbiamo ragionare; il resto sono allo stato generiche promesse.

Quando scrivi che la vittoria del NO consegnerebbe il Paese alla destra e al populismo e ci rimproveri la compagnia di Brunetta, Salvini, Grillo, non so se scherzi o se di ciò sei convinto veramente. Su entrambe le questioni io la penso al contrario. Sulla prima credo che esclusivamente il NO possa bloccare la deriva antidemocratica in corso (per definizione di destra, chiunque sia stato ad innescarla), rimettendo questo in circolo quelle forze innovative che al momento sono in larga parte stordite e disorientare. Relativamente alla seconda, basta con questa ingiusta propaganda, Nello, almeno tra noi. Se, nel caso, esprimiamo lo stesso voto di formazioni politiche lontane da noi anni luce, si deve ringraziare chi, per eccesso di arroganza e supponenza, è riuscito nel miracolo di unire, anche se occasionalmente, il diavolo e l’acqua santa. Inoltre sei politicamente troppo navigato per non considerare che noi e la destra abbiamo sull’argomento motivazioni e obiettivi inconciliabili e che durante la vicenda abbiano tenuta e terremo ben salda la discriminante antifascista, per cui con quelli non abbiamo fatto e non faremo mai iniziative comuni. Non credi che sarebbe stata abbastanza curiosa la nostra rinuncia a batterci coerentemente con le nostre convinzioni, maturate nella piena autonomia dell’Associazione, perché anche altri che non ci piacciono voteranno NO?

Perciò l’ANPI non prova nessun imbarazzo, per quanto i sostenitori del SI possano insistere sul punto.

I primi giorni di ottobre ho partecipato a una riunione nazionale di presidenti provinciali, e in quella sede ne abbiamo sentite di cotte e di crude sulla strumentalizzazione politica, specialmente di compagni che in vario modo hanno partecipato alla Resistenza o di loro familiari, i quali si sono dichiarati per il SI al referendum. Ciò è avvenuto e avviene talora con il consenso degli interessati, talaltra carpendo la loro buona fede. E’ a questo scenario che mi sono riferito nella relazione al Comitato provinciale; ma è giusto non celare il fatto che anche noi siamo stati recentemente sfiorati dal fenomeno con le dichiarazioni tue e quelle di Nedo Bianchi (per quanto riguarda Landi, che si è limitato a riferire correttamente le decisioni prese dalla sua sezione, il discorso può essere diverso), pubblicate da Il Tirreno lo scorso 12 settembre. Scusa l’immodestia, ma penso che se non fossi intervenuto tempestivamente, nei termini in cui l’ho fatto, la cosa sarebbe andata avanti con probabili sviluppi quantomeno a livello regionale.

In proposito ti ripeto quanto ti dissi a quattr’occhi nel nostro ultimo incontro. Per me la tua buona fede è fuori discussione, ma per il concorso di vari elementi (lo spazio e il rilievo che vi è stato dato dal giornale, che, salvo l’Avvenire e L’Osservatore Romano, non vengono solitamente concessi neppure al Papa; la presenza in quelle due pagine di più persone che sostenevano la stessa tesi) non si sfugge alla certezza che vi sia stata una attenta regia dell’iniziativa: e se questa vi è stata vi è stato pure uno scopo dei promotori: indubbiamente quello di pregiudicare per un pugno di voti l’autorevolezza e l’immagine dell’ANPI presso l’elettorato in vista della prova referendaria. Tu stesso mi hai detto che la nota finita su il Tirreno l’avevi preventivamente trasmessa al alcuni tuoi amici o compagni di partito. Non credi che qualcuno di essi, particolarmente malevolo nei nostri confronti a causa della posizione politica che abbiamo assunto, abbia potuto pigliare la palla al balzo utilizzandola, alle tue spalle, per organizzare quella sparata? Inoltre, Nello, non è sufficiente che nei tuoi scritti tu non citi la nostra Associazione per tenerla fuori dalle tensioni partitiche. Tu sei Bracalari, per un decennio presidente provinciale dell’ANPI e attuale presidente onorario. Questo abito te lo porterai addosso per sempre, e quando tu parli nell’immaginario collettivo scatta inevitabilmente la identificazione della persona con la sua Associazione. Forse sta proprio qui la ragione della tua strumentalizzazione. Ciò non vuol dire che devi tacere, ci mancherebbe; vuol dire invece che questa tua posizione non può non consigliarti la massima prudenza nelle tue esternazioni. Non si tratta di limitare la libera espressione del dissenso, cosa che tu mi rimproveri ripetutamente. La mia, per la carica che ricopro, è una doverosa sottolineatura dell’importanza del sempre necessario senso di appartenenza. Infatti non ho replicato al tuo ultimo intervento sulla stampa, come non lo farò in futuro, perché sono certo che nei tuoi prossimi articoli, diversamente dal primo, non vi saranno apprezzamenti poco lusinghieri a carico di chi la pensa diversamente. Come ben sai, il rispetto delle idee va di pari passo con il rispetto delle persone.

Sono d’accordo con te sul dopo. Concludendo la riunione del Comitato provinciale ho detto che il referendum passa mentre l’ANPI resta. Restano e forse si accresceranno le ragioni della sua missione, perché non è chiaro dove sta andando il mondo, non è chiaro se l’approdo del passaggio che stiamo vivendo sarà evolutivo o regressivo: e ciò anche indipendentemente dall’esito della prossima chiamata alle urne. L’esito influirà sul futuro corso delle cose, ma vi sono in azione forze così potenti che travalicano il nostro Paese e l’Europa, le quali forse inconsapevolmente, forse essendone coscienti, stanno lavorando ad una decadenza epocale a livello planetario: con la compromissione dell’ambiente, con l’aumento delle diseguaglianze, con la riduzione dell’uomo a oggetto, con la riduzione degli spazi democratici e della partecipazione; in una parola con l’asservimento della politica alle dinamiche del denaro, novello Signore. E’ un fatto che il consenso alla destra sta crescendo un po’ ovunque nel Continente.

Per la rigenerazione del pensiero politico e per la messa in campo di un nuovo Umanesimo, non lasciando campo libero alle logiche dell’economia, occorreranno comunque i valori che noi impersoniamo, un forte richiamo all’uguaglianza e alla solidarietà, alla libertà e alla tolleranza che sempre hanno dato anima all’antifascismo. Ma bisogna farci guidare dalla ragione invece che dagli istinti, evitando che le incomprensioni di oggi diventino il risentimento di domani, per affrontare insieme il problema per quello che realmente è, con tutto il senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto. Io voglio sperare che ciò che adesso ci divide sia il modo di raggiungere il comune obiettivo, perché se alla radice della dialettica in corso vi fosse un diverso modo di vedere la società e la democrazia, evidentemente dovremmo fare i conti con una situazione davvero complicata. E credo che quanto sta accadendo sia il cascame di una contingenza politica destinata a passare prima o poi con la ricomposizione dell’intero campo democratico, di tutto il nostro mondo.

Per ritrovare l’unità confrontiamoci nella piena autonomia della nostra Associazione dal quadro politico e dai partiti. Anche se l’ANPI non è verticalmente spaccata, come molti avversari vorrebbero far apparire, poiché la quasi totalità dei delegati al congresso nazionale di maggio la pensa allo stesso modo (ma per strada non vogliamo perdere nessuno, tantomeno chi, tra tanti altri, si sente erede di una famiglia politica che molto ha dato alla democrazia italiana, siano questi persone o correnti ideali che ad essa hanno ancora tanto altro da dare), sento il dovere di rivolgere un accalorato appello ai nostri militanti e iscritti affinché dal cinque di dicembre, comunque vada, si mettano a disposizione dell’Associazione per rinnovare, nelle nuove condizioni, le ragioni dello stare assieme, consentendo all’ANPI di essere pienamente all’altezza delle responsabilità che la situazione le metterà sulle spalle.

Un abbraccio, Flavio.

Grosseto, lunedì 7 novembre 2016.

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