In occasione dei 71 anni dalla strage di Niccioleta, il presidente provinciale dell’ANPI Nello Bracalari chiama all’appello i giovani

Iniccioleta 2015l 13 giugno il Comune di Massa Marittima ha ricordato, con una manifestazione, gli 83 minatori uccisi a Niccioleta 71 anni fa da un battaglione di SS italiane e tedesche.

Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto da Nello Bracalari, presidente provinciale dell’ANPI di Grosseto, in occasione della celebrazione.

“All’inizio di questa doverosa manifestazione celebrativa in onore degli 83 minatori trucidati dai nazifascisti voglio ricordare che quest’anno, in occasione del 70° della liberazione d’Italia, tra i promotori dell’iniziativa oltre alle Istituzioni e l’ANPI vi è anche la compartecipazione delle organizzazioni sindacali CGIL-CISL-UIL proprio per sottolineare il contributo della classe operaia alla guerra di liberazione.

Alcuni giorni or sono, Eugenio Scalfari, una delle menti più acute del giornalismo italiano, partendo da un giudizio differenziato di Macchiavelli e Giucciardini e analizzando i successivi “accadimenti” storici, sottolineava come il nostro Stato compare sulla scena europea con un ritardo di tre secoli rispetto agli altri e che questo ritardo ebbe un’influenza terribilmente negativa soprattutto per la cultura del BENE COMUNE e della partecipazione del popolo all’andamento della vita pubblica.

Questo giudizio è condiviso in maniera quasi unanime da tutti gli storici, ma credo che si possa altresì affermare che la Resistenza e la lotta di liberazione abbia segnato almeno in parte l’inizio di una inversione di tendenza da questo assunto culturale.

Credo che a sostegno di questa affermazione vi è stata la lotta dei lavoratori delle fabbriche del nord Italia per salvare le fabbriche stesse dal sabotaggio distruttivo dei nazifascisti in ritirata. Un esempio di questo fu il sacrificio degli 83 minatori, che oggi ricordiamo, uccisi per aver manifestato la loro volontà di voler difendere la miniera da eventuali atti di sabotaggio.

E’ stato questo un luminoso esempio di difesa del BENE COMUNE compiuto dai minatori di Niccioleta, come lo fu in generale quello della classe operaia italiana che orientò le forze politiche e sociali per la ricostruzione del paese e, sul terreno istituzionale, per la realizzazione di un avvenimento forse più unico che raro quale fu la partecipazione di massa alla costruzione della nostra Costituzione.

Le costituzioni sono state in generale materia di studiosi e luminari, ma la nostra Carta costituzionale ha visto la sua formulazione oltre che dalla commissione dei 75 parlamentari dell’Assemblea costituente anche da una larga discussione di popolo. Se ne discuteva ovunque, nelle sezioni di partito, nelle piazze e nei bar, nel sindacato. La CGIL era allora il sindacato unitario di tutti i lavoratori italiani e all’epoca svolgeva anche funzioni di avviamento al lavoro. Ricordo le accanite discussioni in particolare sull’art. 1 (nome della repubblica) sull’art. 7 (riconoscimento del concordato) sull’ art. 41. (iniziativa economica privata libera) sull’art. 44 ( sulla proprietà terriera).

Si discuteva in maniera accanita, si litigava, ma alla fine prevaleva la consapevolezza di ricercare un punto di incontro, un COMPROMESSO, parola spesso derisa, ma che consentì allora di realizzare quella Costituzione definita oggi tra le più belle del mondo.

Crediamo che il venir meno di quello spirito, o quantomeno una sua attenuazione, siano la causa che ha portato, assieme ad una grave crisi economica, anche ad una crisi politica e morale che ha investito il nostro Paese e l’Europa intera.

E’ per queste ragioni profonde che noi riteniamo che debba essere seriamente RIMEDITATO il periodo storico della Resistenza, per trarne la convinzione e la forza per una NUOVA RIPARTENZA.

La crisi è grave, profonda, ed ha portato ad uno scoramento, al rifugiarsi fuori dalle vicende della vita politica e sociale. NO, noi, come modesti rappresentanti e protagonisti di quel periodo storico, non possiamo venir meno a questo dovere, ma dobbiamo cercare, ognuno di noi, a portare il proprio contributo per riprendere quel cammino interrotto.

70 anni fa i figli dei minatori di Niccioleta, insieme agli altri giovani di allora, parteciparono da protagonisti alla ricostruzione della vita economica, politica e sociale del nostro Paese che il fascismo aveva portato alla rovina. Lo fecero ricostituendo gli strumenti insostituibili della democazia, i partiti, i sindacati e le altre organizzazioni sociali e culturali.

Ed OGGI, anche se il comportamento di una parte degli uomini della vita politica e dell’amministrazione della vita pubblica non è certo edificante LA VIA MAESTRA rimane quella, non vi possono essere altre soluzioni democratiche.

Per questo, permettete a noi delle generazioni che hanno vissuto la fase della Resistenza e della costituente di rivolgere un CALDO APPELLO a tutti i cittadini ed in particolare ai giovani di oggi di essere protagonisti di questa nuova fase storica: CRITICATE, ma PARTECIPATE per realizzare la piena affermazione dei diritti costituzionali al lavoro, al sapere, alla salute.

In particolare diciamo loro di usare pienamente un diritto che è stato conquistato per tutti, quale è il DIRITTO DI VOTO che abbiamo sognato durante la dittatura fascista e nel corso della Resistenza. NO, questo diritto non lo possiamo lasciare inutilizzato.

Crediamo che tutto ciò non sia retorica ma ,come affermava Piero Calamendrei, è solo sviluppando la memoria attiva della Resistenza che rendiamo onore a chi si è sacrificato per quella causa e, nel contempo, possiamo salvarci dal decadimento”.

Nello Bracalari, Niccioleta (Massa Marittima) 13 giugno 2015

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