Il 25 Aprile a Follonica: immagini e parole della commemorazione

Un 25 Aprile con tanta partecipazione, nella mattinata, di molti cittadini, esponenti politici, autorità.
Una commemorazione ben riuscita con gli interventi: del presidente dell’Anpi Follonica Nicola Giordano che ha augurato “Buon 25 aprile a tutti anche al tedesco che durante la visita alla mostra documentaria al Casello ha chiesto scusa per le vicende di 70 anni fa che non devono più ripetersi”; del Sindaco Benini “oggi più che mai la democrazia ha bisogno d’impegno e deve essere ravvivata con l’attività e l’accoglienza”; di Gennaro Barboni 91enne partigiano combattente in Abruzzo, da una quarantina d’anni attivo in città, testimone diretto dell’epopea resistenziale e “dei sacrifici enormi ma decisivi per la democrazia”. Barboni ex: insegnante, parlamentare del Pci, organizzatore politico e sindacale, impresario meccanico a Milano e portacolori dell’Anpi ha ricevuto una targa dall’Associazione partigiana locale, nel 70° anniversario della liberazione di Follonica e dell’Italia dal Nazifascismo. Pienone anche nel pomeriggio nella sala e nel giardino del Casello Idraulico dove Montalti, Giordano, Dolfi, Floris, Babboni, Pacini, Magagnini hanno concluso l’appuntamento, tra: le foto e gli scritti dell’interessante mostra documentaria, relativa alle vicende di 70 anni fa, le musiche di repertorio e storiche di Alberto Sesy Seravalle e Franco Morosini, l’appassionato intervento di Antonella, l’inno d’Italia e le canzoni collettive, le puntuali e intramontabili poesie di Lido Raspollini e la merenda popolare, tra le mura dell’edificio o leopoldino ottocentesco.

Nella foto:

Barboni interviene dopo aver ricevuto la targa dall’Anpi Follonica
Canti della resistenza al casello idraulico

25AprileFollonicaTargaBarboni25AprileFollinicaCaselloIdraulico

“Siamo felici oggi, di avere tutti settant’anni. Siamo di nuovo qui, come ogni anno, a celebrare la Festa della Liberazione, la più importante ricorrenza istituzionale d’Italia. Festeggiamo il settantesimo anniversario della lotta partigiana che ha liberato l’Italia da vent’anni di vergogna mussoliniana, dall’oppressione nazi-fascista. Una celebrazione che a tutti noi fa ancora tremare i polsi dall’emozione. In pochi possono ancora vantarne un ricordo vivido, vissuto “in diretta”. Molti di noi non hanno quel privilegio. Quella storia l’abbiamo prima stancamente studiata sui libri di scuola poi, man mano che crescendo si veniva formando in noi una coscienza civile, abbiamo sempre più dato importanza a quella memoria, sapendo che il passato è capace di incombere sul presente e sul futuro con la stessa forza e la stessa pericolosità, perfino.

Noi oggi non possiamo sentirci in pace, non ne abbiamo il diritto. L’Africa con Egitto, Libia, Mali, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Somalia, Sudan, è zona di guerra. L’Asia con Afghanistan, Birmania-Myanmar, Filippine, Pakistan, Thailandia, è zona di guerra. L’Europa con Cecenia, Daghestan, Ucraina è zona di guerra. Il Medio Oriente con Iraq, Palestina, Israele, Siria, Yemen è zona di guerra. L’America con la Colombia e il Messico è zona di guerra. Dove il terrorismo, dove i conflitti religiosi, dove le guerre civili, dove le lotte contro gruppi ribelli, ogni giorno in queste terre, violenza, morte e soprusi sono pane quotidiano.

Non possiamo sentirci in pace, non ne abbiamo il diritto. Viviamo in una nazione che gode ancora della libertà che proviene dalla Resistenza e dalla lotta antifascista. Ma da troppo tempo ci siamo assuefatti a questa libertà. Qualcuno ha detto che la democrazia non è un dono per sempre. Io sono d’accordo. E’ un dono che va custodito e coltivato, che deve contaminarsi tra le persone con la moralità, la tolleranza, la comprensione e il rispetto dell’altro, la solidarietà, la presa di coscienza contro le ingiustizie e le emarginazioni.

Se non riusciamo a immaginarci un’Italia unita, giusta solidale, multi culturale e multi etnica, quale futuro possiamo immaginarci? Quale Europa? Se non riusciamo a convincerci di una nazione dove i diritti e doveri siano uguali per tutti, peruomini e donne, per italiani e stranieri, per le coppie omosessuali e le coppie etero, quale futuro possiamo immaginarci? Quale Europa?

Se non riusciamo a convincerci che viviamo in un’emergenza umanitaria di proporzioni enormi, e che dobbiamo farcene carico come uomini e donne liberi, mi dite cosa siamo a fare qui oggi? Io lo so, sono tra quei privilegiati che hanno un lavoro e un mutuo da pagare per tutta la vita, ma per tanti non è così. Siamo più poveri e più soli di qualche anno fa. Anche più spaventati, forse. In questi giorni gira un video su facebook dove due ragazzine minorenni, rom, si vantano che, rubacchiando, riescono a tirar su 900 euro il giorno. Non c’è nessun video che racconta invece di ragazzini napoletani, minorenni, quartiere Scampia, che tirano su anche 3.000 euro al giorno con la cocaina. Italianissimi, come i loro capi clan, che trasformano i soldi sporchi in affari per le aziende di tutta Europa.

Io li ho visti i parassiti della società. Non sono proprio zingari, o extra comunitari, tanto meno  ragazzini. Hanno la giacca e la cravatta, invece, girano coi macchinoni e sono italianissimi. Allora se siamo davvero un po’ più poveri, la solidarietà dovrebbe essere più facile, la solidarietà non è roba da ricchi, quella si chiama elemosina. Tra ricchi si fanno affari.

Siamo passati in pochissimo tempo dal valore della comunicazione all’importanza della propaganda. Sarà colpa delle centinaia di canali sul televisore, o della potenza di internet e dei social network, fatto sta che sembra che tutti preferiscano la pubblicità al peso delle proprie idee.

La cosa che fa più male è che la classe politica odierna non pare più figlia di quella straordinaria stagione che ha dato alla patria una democrazia e una Costituzione, mi pare più figlia delle televendite. Nessun uomo politico oggi è più in grado di agitare coscienze ed animi, perché nessuno di loro è in grado di trasmettere quella passione per la democrazia e la libertà, quella che avevano uomini come Sandro Pertini per esempio.

Tutti presi dalla politica del “fare” ci ha fatto dimenticare chi siamo, la politica dell’”essere”, quella dei valori che ci contraddistinguono, una comunità fatta di persone e di idee, anche diverse tra loro.

Questa democrazia non è più così sana e ogni giorno si fanno più deboli tra il popolo quei valori di libertà che la lotta partigiana e antifascista ci ha consegnato settant’anni fa. Troppi sono i segnali sgraditi.

Nessuno rinuncerebbe alle festività natalizie per un po’ di soldi, e non se la sentirebbe di “costringere volontariamente” i precari (part time) a lavorare il giorno di Pasqua. Per il giorno del 25 aprile però sembra si possa fare. Allora può darsi che questo giorno non sia più così importante. Quello che ha fatto la Coop oggi tenendo i negozi aperti, soprattutto se consideriamo da dove proviene, è un altro tra i segnali sgraditi. Uno dei tanti tra quelli che feriscono l’importanza di questa giornata.

C’è una splendida mostra che la nostra associazione tiene aperta al Casello Idraulico fino a questa sera. Ricorda quegli uomini e quelle donne che hanno dedicato la loro gioventù alla lotta antifascista. Giovani di Follonica, di Massa Marittima e del territorio, qualcuno da fuori Toscana, come il nostro presidente onororario Gennaro Barboni. Qualcuno di loro ce l’ha fatta a vedere l’Italia libera e meritarsi una serena vecchiaia, tanti invece il volto della gioventù l’hanno conservato per sempre nella foto di una lapide alla memoria. Tra il registro delle firme c’è quella di un signore tedesco che ha visitato la mostra giovedì scorso. Ha scritto sul registro che è una bella mostra, che spera che la guerra non succeda mai più poi è passato a stringere le mani e a chiedere scusa. Non è un caso. Il popolo tedesco ha dovuto e saputo fare i conti con la propria storia e non deve essere stato facile. Noi, per contro, ci siamo impigriti e stiamo ingrassando all’ombra di una democrazia che da troppo tempo diamo per scontata.

La Resistenza compagni non è finita. Difendiamo il 25 aprile, il giorno più importante dell’anno. Crediamoci o non durerà per molto tempo ancora. Viva il giorno della Liberazione. Viva l’Italia antifascista, Viva la Resistenza Partigiana, Viva l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia”.

Nicola Giordano, presidente della sezione ANPI di Follonica

25 Aprile 2015 – Parco della Rimembranza – FOLLONICA

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