Nello Bracalari: “A 70 anni dalla Liberazione ancora gratitudine a chi si sacrificò per il nostro paese”

25Aprile201570° DELLA LIBERAZIONE D’ITALIA 25 Aprile 2015  INTERVENTO del presidente provinciale dell’ANPI di Grosseto Nello Bracalari

“Nel ricordare il 70° anniversario della Liberazione d’Italia il nostro primo pensiero riconoscente va a quanti operarono, si sacrificarono – e molti anche con il dono della loro vita – per la libertà del nostro Paese.

La liberazione dell’Italia avvenne in primo luogo grazie all’intervento delle nazioni della coalizione antifascista. Ricordo ancora quel giovane soldato nero  che portava sul petto come souvenir il distintivo di un partito politico antifascista e, con uno stentato italiano, ci raccontava con orgoglio che era partito dalla Virginia arruolandosi nell’esercito degli U.S. per venire a liberare l’Europa (io, a quel tempo, non sapevo che esistesse la Virginia).

Come ricordo, inoltre, quel cittadino russo degli Urali, innamorato di Rome e Florence, che incontrai alcuni anni dopo,  che si vantava del fatto che il suo paese aveva contribuito con 20 milioni di morti alla sconfitta del nazifascismo e quindi alla liberazione di queste due belle città italiane che riteneva le più belle del mondo.

A 70 anni da quegli avvenimenti noi dobbiamo esprimere ancora una volta  la nostra gratitudine a quanti direttamente o indirettamente si sacrificarono per la liberazione del nostro paese.

Accanto a questi doverosi riconoscimenti, dobbiamo ricordare altresì il notevole contributo dato dalla Resistenza italiana alla liberazione della nostra patria. In quegli ultimi giorni dell’aprile 1945 le truppe alleate giungevano nelle città del nord Italia già liberate e questo contributo servì anche a rendere un po’ meno vessatorie le condizioni di pace che l’Italia dovette subire per la politica aggressiva compiuta da fascismo.

Ma soprattutto vorrei sottolineare il fatto che la Resistenza italiana non fu solo partecipazione alla lotta armata ma fu soprattutto UN GRANDE SUSSULTO DI POPOLO che vide una partecipazione molto più ampia delle avanguardie che avevano partecipato al Risorgimento.

Furono Resistenza le azioni dei PARTIGIANI che si erano dati alla macchia, all’inizio quasi disarmati (solo molto più più tardi vi furono lanci di materiale bellico da parte degli alleati).

Come fu Resistenza l’azione delle donne italiane che nelle compagne facevano il pane per la famiglia, preparando sempre qualche pagnotta in più per quelli che erano alla macchia.

Fu un’azione corale della maggioranza del popolo italiano di opposizione al Fascismo ed alla guerra, MA LA RESISTENZA FU, SENZA DUBBIO, ANCHE UN’ALTA MANIFESTAZIONE DI PATRIOTTISMO.

Occorre sempre ricordare che dopo l’8 settembre 1943 in Italia si era creata una situazione in cui vi era al sud, occupato dagli eserciti alleati, l’unica istituzione italiana allora vigente, la monarchia sabauda, e il governo Badoglio che, pur criticati per come si erano comportati godevano, del  riconoscimento internazionale ed avevano dichiarata guerra alla Germania. Mentre al nord vi era uno governo fantoccio costituito sotto l’egida dei mitra degli occupanti tedeschi.

QUESTA ERA LA SITUAZIONE DAL PUNTO DI VISTA STORICO E  DEL DIRITTO INTERNAZIONALE.

Quindi il primo dovere di ogni italiano era quello di non servire un governo illegittimo.

Adempirono a questo  dovere patriottico le centinaia di migliaia di italiani che sfuggiti alla cattura dei tedeschi dopo l’8 settembre, si rifiutarono di tornare sotto le armi e presero la via della macchia, come fu un alto gesto patriottico quello compiuto da circa 650 mila su 800 mila internati in Germania che preferirono subire la durezza dei campi di concentramento anziché rientrare in Italia al servizio della repubblica di Salò. Come fu un atto patriottico quello compiuto da oltre l’80 per cento dei giovani della nostra provincia che chiamati alla leva del governo fascista rifiutarono di farlo con il rischio di essere passati per le armi come successe agli 11 Martiri di Maiano Lavacchio .

L’alto senso  di dignità nazionale oltre all’amore per la famiglia a traspare chiaramente anche nelle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Voglio citare a proposito un  brano della lettera  di Antonio Brancati, trucidato a Maiano Lavacchio, che ne è un esempio concreto. Sriveva Brancati:  Carissimi genitori, non so se mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi associato a coloro che vogliono distruggere completamente l’Italia. vi giuro di non aver commesso nessuna colpa se non quella di aver voluto più bene all’Italia, nostra amabile e martoriata Patria”. Antonio proseguiva pregando i genitori di baciare i fratelli e la cara fidanzata, esortandoli per ricordarlo, chiedeva di far del bene ai poveri e ricordarsi sempre dei signori Matteini che lo avevano ospitato e trattato come un figlio.

QUESTO ERA IL COMUNE SENTIRE PREVALENTE NEI GIOVANI DI ALLORA.

Questo fu la Resistenza, è con questo spirito che fu possibile ricostruire un paese largamente distrutto dalla guerra ed elaborare ed approvare UNA COSTITUZIONE TRA LE PIU AVANZATE DEL MONDO una Costituzione che non è riformabile nella parte dei principi e solo aggiornabile nella parte ordinamentale ai soli fini di realizzare meglio i principi.

OGGI, quale giudizio possiamo dare di quel periodo storico e degli avvenimenti successivi?

Nella sostanza credo si possa affermare, che notevoli conquiste si sono realizzate sul terreno economico-sociale e dello sviluppo democratico, ma al tempo stesso occorre riconoscere che il sogno della Resistenza non si è interamente realizzato.

OGGI C’E’ BISOGNO DI UNA NUOVA RIPARTENZA.

NEL CAMPO INTERNAZIONALE la giusta aspirazione ad una pace universale è stata contraddetta da  troppi conflitti locali anche di carattere etnico e razziale  (prova ne è l’irrisolto  conflitto ebraico palestinese) ed oggi un nuovo grande pericolo è rappresentato dal terrorismo dell’ISIS o Califfato ispirato dal fanatismo religioso e raziale.  No, l’Italia e la comunità internazionale a  70 anni da una guerra costata 56 milioni di morti, dopo l’olocausto e la Shoah non possono consentire che si scateni e si estenda questa nuova forma di barbarie, per questo deve essere combattuta con vigore.

Altro problema emergente sul piano internazionale è quello determinato dai problemi dell’immigrazione con le centinaia di morti che anche in questi giorni anno funestato i nostri mari. NOI non possiamo accettare, come ha affermato il nostro Presidente della Repubblica che il Mediteraneo diventi un grande  cimitero. Ci vogliamo augurare che le misure adottate recentemente al livello europeo servano a salvare tante vite umane ma  dobbiamo prendere altresì  coscienza del fatto che questo problema è determinato   da una distribuzione delle risorse e della ricchezza che ha approfondito le differenze tra  paesi ricchi e paesi più poveri  e originato quel fenomeno epocale di milioni di disperati che cercano di sfuggire alle guerre, alle persecuzioni, alle carestie ed alla fame. SAPPIAMO bene che questo fenomeno crea apprensioni e risposte egostiche in una parte delle nostre popolazioni che alcune forze politiche cercano utilizzare ai propri fini di parte , ma noi le dobbiamo combattere e sconfiggere con  una grande opera di convincimento perché  il problema abbisogna che sia affrontato dalle sue radici e con un impegno globale che gradualmente ci permetta di realizzare la sua regolarizzazione ed  il suo superamento, QUESTA E’ la situazione nel campo internazionale.

SUL PIANO INTERNO il  diritto al lavoro, al sapere, alla salute, all’assistenza non si sono pienamente affermati ed anzi, specie sul diritto al lavoro si è verificato un arretramento e si sta sviluppando una teoria che sostiene che bisognerà convivere con un tasso di disoccupazione fisiologico molto elevato

La via che vogliamo indicare noi che abbiamo vissuto l’epoca della Resistenza è quella di superare ogni forma di inerzia e passività che possono portare solo ad un peggioramento della situazione, ma di riprendere invece la via della partecipazione e della lotta democratica per portare avanti gli ideali che 70 fa furono alla base della rinascita della nostra PATRIA.

Per questo auspichiamo che il 70° anniversario della Liberazione d’Italia sia un momento di riflessione per riprendere il cammino allora indicato.

IL 25 APRILE PATRIMONIO DI TUTTO IL PAESE”.

Nello  Bracalari, presidente provinciale dell’ ANPI di Grosseto

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