7 Maggio 2014: cerimonia per il 70° anniversario dell’uccisione del Sottotenente Luigi Canzanelli

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7 maggio 2014

Signora Prefetta, Signor Comandante ,Autorità militari, civili,religiose cittadini

70 anni or sono, in questa stessa data, a Murci nel comune di Scansano in un combattimento tra una formazione di partigiani ed una formazione di fascisti caddero valorosamente il sottotenente Luigi Canzanelli ed il soldato Giovanni Conti.

Luigi Canzanell era un giovane ufficiale dell’esercito italiano, colto e istruito in virtù della sua infanzia cosmopolita e della sua frequentazione del Politecnico;all’armistizio dell’8 settembre 1943 anzichè consegnarsi ai tedeschi o prendere la via di casa, insieme al collega Antonio Lucchini decise di oltrepassare la linea del fronte e recarsi al sud d’Italia dove si era rifugiato il Re ed il governo italiano per poi da li ripartire per liberare il resto del paese. Transitando sulle colline maremmane nella zona di Manciano, preso contatto con la popolazione locale, si resero conto che anche da li potevano dare un contributo alla Liberazione e furono i primi organizzatori della Resistenza contro i tedeschi che avevano occupato militarmente questi territori e contro i fascisti che collaboravano con gli occupanti.

Indubbiamente alla base di questa loro decisione, oltre ad un sentimento di avversione alla dittatura fascista ed alla guerra, vi fu anche la profonda convinzione che la scelta di ogni buon soldato e di ogni italiano doveva essere quella di rimanere fedeli alle massime istituzioni allora esistenti che erano la monarchia ed il legittimo governo italiano che operavano al di la della linea del fronte

Una prova concreta di questa loro convinzione è rivelata anche da questo episodio: quando dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania (13 ottobre 1943) il CLN nazionale decise anche in base alle indicazioni delle convenzioni internazionali che i partigiani italiani dovessero mostrare il più possibile anche nella foggia di essere dei “soldati patrioti”, Canzanelli e Lucchini chiesero al CLN di Grosseto di attuare tale norma e toccò ad un dirigente del PCI di Grosseto, Aristeo Banchi (Ganna) di recarsi in bicicletta fino a Siena e con serio rischio personale per rifornirsi di nastrini tricolori,stellette e mostrine per dotarne le loro formazioni

La Resistenza stava organizzandosi in maniera empirica, ai gruppi di antifascisti si aggiungevano man mano i giovani del luogo che non si erano presentati al richiamo alle armi del governo illegittimo della Repubblica di Salò (in provincia di Grosseto alla chiamata alla leva del 5 febbraio 1944 su un totale di 2.176 richiamati solo in 307 si presentarono), i soldati sbandati di altre regioni, i prigionieri di guerra fuggiti dai campi di concentramento; in questa situazione il contributo delle forze armate fu determinante per costituire una organizzazione efficace.

Il primo contributo alla Resistenza, quello che dà la caratura del Tenente Gino, fu di natura pedagogica verso i giovani della zona, con l’istituzione di una sorta di scuola libera in cui i giovani scarsamente istruiti e cresciuti con il pensiero unico fascista iniziarono a praticare il pensiero critico e ad evolversi intellettualmente.

Tra questi giovani vi era anche Giovanni Conti, un bracciante semi analfabeta (aveva frequentato solo la 1* elementare) ma istintivamente portatore di valori di giustizia e libertà che destarono attenzione e considerazione nel ten. Gino e che lo fecero diventare rapidamente il suo l’attendente e inseparabile – fino alla morte – collaboratore.

Non bisogna mai dimenticare che questa fu una costante della Resistenza che si sviluppò come un movimento di massa suscitato dall’avversione alla guerra ed al fascismo e che seppe anche utilizzare l’esperienza di quanti, ufficiali o graduati, avevano raggiunto i gruppi spontanei, per organizzare con più efficacia la lotta partigiana.

Il Te.Gino con la sua formazione effettuò numerose azioni militari che lo resero rapidamente noto e ammirato non solo nella zona dove operava ma anche nel resto della provincia (sono ancora vivi 3 partigiani dell’Amiata che con lui parteciparono a minare e far saltare il ponte del fiume Fiora sulla via Aurelia).

Accanto all’indubbio valore militare, riconosciutogli con la medaglia d’argento, vogliamo ricordare che il Te.Gino nella sua attività di partigiano, malgrado le asprezze della guerra, seppe diffondere anche un tocco di etica che oserei definire di nuovo umanesimo che era completamente all’opposto del clima di odio che era stata la costante condotta del fascismo.

Questo orientamento lo usò nei confronti dei propri compagni che partecipavano alle azioni di guerra solo su base volontaria, verso la popolazione del luogo per la quale condusse assalti al consorzio agrario per distribuirne a tutti il grano immagazzinato,le popolazioni erano stremate dalla guerra e dalla fame (si viveva con razioni di 200-300 grammi di pane ma nonostante ciò un pezzo di pane o una fetta di polenta non fu fatta quasi mai mamcare ai giovali alla macchia). Il suo atteggiamento umanitario lo usò anche verso i nemici catturati, compiendo forse anche qualche ingenuità

Concludendo, si può senz’altro affermare che il mito del Tenete Gino si fonda sul coraggio e le prove ardimentose di cui fu protagonista sul terreno dell’azione militare ma anche sulla mitezza e socialità nei rapporti interpersonali. Così ce lo consegnano gli atti e le testimonianze

Sig. Comandante, ci congratuliamo con l’arma dei carabinieri per aver partecipato da protagonista a questa celebrazione: alcuni carabinieri fecero parte delle formazioni del Te:Gino e di altre brigate partigiane, come è noto.

È fondamentale ricordare come siano molti e nobilissimi gli esempi dei rappresentanti dell’arma (costretta ad agire tra l’obbedienza alle istituzioni dello stato in un territorio occupato da un esercito nemico, ed un governo illegittimo) che hanno dato prove di pieno e convinto servizio alla Patria, e celebrare nel 70 anniversario della Liberazione della Provincia il loro contributo alla ricostruzione e alla difesa dello Stato democratico.

Nello Bracalari- Presidente Provinciale ANPI di Grosseto

 

 

 

Anna Maria Manzone, Prefetta di Grosseto

Autorità civili, militari e religiose, Signori Sindaci, gentili ospiti, con questa sobria ma significativa cerimonia commemoriamo oggi il sacrificio del Sottotenente dell’Esercito Italiano Luigi Canzanelli, un valoroso militare e partigiano italiano, che, con il nome di battaglia di “Tenente Gino”, organizzò e guidò una delle formazioni partigiane del “Raggruppamento Monte Amiata” operante nella zona sud est di questa provincia ed a cui è intitolata questa Caserma, oggi sede del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Grosseto. Morì in uno scontro a fuoco a Murci il 7 maggio di 70 anni fa. Aveva solo 23 anni.

Oggi, celebriamo uniti con emozione e orgoglio il Tenente Canzanelli e tutti quegli italiani che, a migliaia, si batterono sino all’estremo sacrificio a fianco delle forze alleate sino all’epilogo finale del 25 aprile 1945.

Una data che segnò la rinascita dell’Italia all’insegna della libertà, della giustizia, della solidarietà, dell’equità sociale e delle pari opportunità, nel rispetto delle diversità e del pluralismo.

In questa occasione non dobbiamo dimenticare che le libertà repubblicane furono ottenute al prezzo d’immani sofferenze e della perdita di tante vite umane.

Gli atti di valore compiuti durante quel periodo segnarono l’inizio di una nuova epoca ispirata ai valori democratici e fondata sulle Istituzioni repubblicane.

Il sacrificio del Tenente Canzanelli e di tutti coloro che hanno combattuto per liberare l’Italia dal totalitarismo va ricordato con devota ed orgogliosa riconoscenza.

Senza memoria storica non si costruisce alcun futuro. Per questo celebriamo oggi il Tenente Canzanelli, ricordando insieme a lui tutti quegli italiani, uomini e donne, civili e militari che con il loro sacrificio hanno contribuito alla nascita delle nostra società democratica, con l’auspicio che le future generazioni, i nostri giovani, siano consapevoli della nostra storia e si ritrovino unite nell’impegno di difendere e riaffermare quotidianamente con coraggio i valori della democrazia e della libertà.

Valori attuali oggi più che mai in quanto vivi e presenti nei nostri cuori, valori che vanno tutelati e difesi soprattutto ora che una difficile congiuntura economica sottopone a dura prova la tenuta dell’intero sistema, costruito sul sacrificio e sull’eroismo di tanti italiani che ci hanno preceduto.

Il Tenente Canzanellici ha lasciato, unitamente alle donne ed uomini che hanno in ogni epoca combattuto per la libertà e la democrazia, un’importante eredità di libertà ed impegno civile, fino all’estremo sacrificio, consegnandoci in dono quella piena sovranità popolare su cui, insieme agli altri principi scolpiti nella nostra Carta Costituzionale, si fondano le nostre Istituzioni repubblicane.

Dobbiamo essere, ogni giorno, nel nostro agire, all’altezza del sacrificio del “Tenente Gino” che oggi ricordiamo con gratitudine.

Dobbiamo ogni giorno, noi cittadini tutti e noi Istituzioni, nel nostro servizio pubblico che dobbiamo assolvere con piena responsabilità e dedizione, difendere quei valori di libertà che il Tenente Canzanelli ci ha lasciato.

Impegnandoci quotidianamente alla costruzione di una società migliore per far vincere al nostro Paese le difficili ma non impossibili sfide che abbiamo di fonte, per dare ai nostri giovani la possibilità di crescere ed esprimersi con tutte le loro capacità, con lo stesso entusiasmo, la stessa fiducia e la stessa speranza che avvertirono i giovani di allora.

E’ questo – ritengo – il modo migliore di rendere, ogni giorno, omaggio al Ten. Luigi Canzanelli, e insieme a lui a tante altre vittime di quegli anni bui, commemorandolo con le nostre azioni, con il nostro lavoro quotidiano e con il nostro impegno al servizio dello Stato e della collettività.

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