LARCIANO E LA RICERCA DELLA MEMORIA CONDIVISA

da Il Tirreno del 15 marzo 2014

di Luigi Spinosi

LARCIANO. «Ama la verità, ma perdona l’errore». Lo disse Voltaire. Questa frase rispecchia quasi perfettamente quello che Antonio Pappalardo ha deciso di fare il prossimo 5 aprile. Quasi, perché in quella frase la parola “errore” dovrebbe essere sostituita dalla parola “orrore”. Ama la verità ma perdona l’orrore. È un impegno difficile, per certi versi terribile.

Antonio Pappalardo è il sindaco di Larciano. In quella vocale diversa stanno le 175 vittime, dai bambini di pochi mesi all’ultranovantenne cieca (dilaniata da una bomba nascostale nella tasca del grembiule), dell’eccidio del Padule di Fucecchio. Uno degli ultimi colpi di coda in Valdinievole dell’esercito tedesco in ritirata: era il 23 agosto del 1944, due settimane dopo sarebbero arrivati gli alleati. Larciano, con Monsummano, Ponte Buggianese, Cerreto Guidi e Fucecchio, fu una delle località teatro di quell’inumano bagno di sangue. Qui un monumento (inaugurato dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) ricorda quelle vittime. Non soldati, non partigiani, ma civili. Contadini e sfollati, in gran parte donne, vecchi e bambini, che credevano di essere al sicuro nei casolari attorno alla palude.

Quella strage fu compiuta da soldati tedeschi; e ad aprile il sindaco di Larciano sarà in Germania, a rendere omaggio con la deposizione di una corona alle vittime tedesche di quel momento di orrore che fu la Seconda guerra mondiale.

Le vittime tedesche. Messa semplicemente così la cosa può apparire scandalosa, e probabilmente qualche strascico polemico questa vicenda è comunque destinata a sollevarlo. In realtà questo viaggio viene spiegato dal diretto interessato, il sindaco di Larciano appunto (del Pd, e iscritto all’Anpi, l’associazione dei partigiani; non un estremista di destra) con una lettura diametralmente opposta.

01__WEBIntanto c’è il “dove”. La cerimonia si svolgerà a Peissenberg, comune della Baviera non lontano da Monaco. È la conclusione di un rapporto quasi casuale: «C’era un gemellaggio tra i cori delle chiese delle nostre città – spiega il sindaco – in occasione della loro ultima visita a Larciano ho incontrato il coro tedesco, sottolineando quanto questo rapporto assumesse un significato speciale, anche alla luce di quanto era accaduto nel 1944. Una strage che il gruppo tedesco non conosceva, e di cui ha voluto sapere di più. Una volta a Peissenberg i coristi hanno raccontato la vicenda al loro sindaco (fra l’altro di nome italiano, Monica Vanni, e di origini della Garfagnana, ndr) che lo scorso aprile è venuto a Larciano, per rendere omaggio ai caduti della strage».

Un omaggio che adesso sarà restituito. Il “problema” è rappresentato da dove il sindaco di Larciano, apporrà la corona. Il monumento ai caduti più importante presente a Peissenberg è il famedio dedicato ai soldati tedeschi (nella foto), soldati come quelli che agirono in Padule, caduti nelle due guerre mondiali: «Probabilmente sarà proprio lì che si svolgerà la cerimonia – continua Pappalardo – ma con quel gesto vogliamo rendere omaggio a chi la guerra l’ha subita. Cioè ai civili tedeschi, e anche a quei soldati che non disonorarono la divisa rendendosi complici di atti barbarici. A quei soldati (e di episodi del genere ne avvennero, in Padule) che finsero di non vedere i civili per non obbedire a un ordine disumano. Non dimentichiamoci che in molti casi anche loro pagarono duramente la follia della guerra. Ho visitato il cimitero alleato in Normandia e quello tedesco sull’Appennino. Cambiano le lapidi dal marmo bianco al granito, cambiano i nomi dall’inglese al tedesco, ma c’è una cosa identica, i numeri: 20, 19, 18 e addirittura anche meno. È l’età di chi è stato mandato a morire, e che merita comunque rispetto. Anche loro sono vittime. E vorrei aggiungere un particolare. La Germania ha chiesto perdono per ciò che ha fatto. Nei Balcani e in Africa aspettano ancora un gesto del genere da parte dell’Italia».

Una missione, insomma, non per mettere una pietra (o una corona) su quanto è accaduto, ma, anzi, che rientra in quel progetto di memoria condivisa, come base per un futuro diverso. Per questo anche gli alunni di Larciano, con l’assessore alla pubblica istruzione, andranno a Peissenberg. E lo faranno partendo qualche giorno prima per visitare il campo di concentramento di Dachau.

Un coraggio che nobilita il ricordo

di Fabio Demi

Per quanto l’interpretazione della storia non sia mai statica e per gli storici rivedere sia un obbligo (come bene indica Paolo Mieli nel suo saggio “I conti con la storia”), nel caso delle stragi naziste in Toscana in quell’apocalittico 1944, non c’è nulla da revisionare: i soldati tedeschi che si macchiarono di crimini contro la popolazione civile furono i carnefici, i massacrati furono le vittime.

C’è invece molto da fare per una pacificazione che, a 70 anni di distanza, e dopo il progressivo declino delle ideologie del Novecento, non significa oblio della memoria, bensì l’inizio di un percorso per una memoria condivisa. Ci sarà sempre una differenza fra un civile italiano morto nell’eccidio nel Padule di Fucecchio o nella strage di Sant’Anna di Stazzema, e un militare tedesco morto in Normandia mentre tentava di resistere allo sbarco degli Alleati. Il primo è un innocente che ha avuto la sventura di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, davanti a soldati-belve; il secondo è stato ucciso nell’atto di difendere una barbarie che, se avesse vinto il conflitto, avrebbe trasformato l’Europa in un grande campo di concentramento. Però entrambi sono morti nel contesto di un evento sconvolgente come la seconda guerra mondiale.

Il gesto del sindaco di Larciano ci suggerisce che è legittimo ricordare la tragedia nel suo insieme, pur mantenendo le differenze fra i ruoli e le responsabilità. E che non tutti i tedeschi erano hitleriani assetati di sangue. In Toscana li conoscemmo come sterminatori, ma in altri luoghi e in altre circostanze anche loro sono stati vittime di qualcosa e di qualcuno. Che poi tale gesto venga dal rappresentante di una comunità duramente colpita dalla “guerra ai civili” che si scatenò nel 1944 in Toscana, ha un significato enorme.

Se qualcuno teme che venga offesa la memoria dei morti negli eccidi, ci sentiamo di dire che è vero il contrario: il coraggio di una mano tesa a chi, in un tempo lontano, è stato un nemico, nobilita quella memoria.

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