25 APRILE A GROSSETO ; Briganti Di Maremma al FestivalResistente 2013…..

Questo slideshow richiede JavaScript.

Festa della Liberazione 2013.
Orazione civile di Simone Duranti

Parlare oggi del 25 aprile 1945 significa porsi una
serie di interrogativi principalmente per la lonta
nanza
culturale che ormai avvertiamo, nel contesto politi
co italiano ed internazionale nel quale siamo costr
etti
a vivere.
Che senso ha parlare oggi della Repubblica nata dal
la Resistenza? Si tratta di una espressione usata e
abusata per il lungo corso dell’Italia del dopoguer
ra come base di legittimazione del mito dell’unità
antifascista. Ed è una formula stanca e lontana, as
sai svilita dalla sua risonanza retorica.
Ma oggi, valutando la nostra vicenda nazionale, la
profonda crisi morale che ci pervade, l’espressione
“Repubblica nata dalla Resistenza” va a perdere i r
isvolti retorici e ritrova il suo significato più v
ero e
più profondo. Mi riferisco alla grandezza della nos
tra carta Costituzionale, nata proprio sulle maceri
e
morali e materiali del secondo conflitto mondiale e
dallo sforzo del movimento di liberazione
nazionale.
La Costituzione non è un insieme di norme morte ma
un sistema di valori vivi a fondamento del nostro
sistema politico democratico. Stabilire l’equazione
Repubblica – Resistenza significa affermare che il
processo costituente fra 1946 e 1948 è derivato dal
la lotta contro il fascismo e dalle ceneri del più
devastante conflitto scatenato dalle dittature nazi
fasciste.
Sembra un paradosso – e cito lo storico Enzo Collot
ti (dal quale recupero la maggior parte dei concett
i
esposti nella prima parte di questo intervento) – c
he la più antifascista delle Costituzioni abbia avu
to a
sopravvivere nel paese che con maggiore pervicacia
si è rifiutato di fare fino in fondo i conti con il
suo
passato fascista. Altrimenti non ci troveremmo di f
ronte all’obbligo di spiegare che Giacomo Matteotti
non è scomparso a causa di una malattia incurabile
ma è stato ucciso dai fascisti. Già, perché nominar
e
il fascismo sta diventando una stravaganza, quasi a
rompere una tregua delle parole destinata a occult
are
i momenti oscuri della nostra storia.
C’è poi da chiederci che cosa sappiano i giovani og
gi della Resistenza e quali possano essere gli
strumenti utili a trasmettere la conoscenza di ques
ta parte fondamentale della nostra storia recente,
non
soltanto nella scuola ma anche nel resto della vita
sociale del Paese. Il quesito nasce dal fatto che
è nella
trasmissione tra le generazioni che la conoscenza s
torica diventa tradizione e patrimonio culturale di
una società, ponendo anche le basi per una costruzi
one della memoria. E purtroppo l’Italia dimostra
non soltanto di non possedere una storia condivisa,
ma anche di rifiutare tenacemente di riconoscere
nell’antifascismo un valore di civiltà e non soltan
to una scelta di parte più o meno legittima.
Per la diffusione dei valori resistenziali è stata
fondamentale la presenza della generazione che vi h
a
preso parte attiva ed ora che gli anziani, i reduci
della lotta partigiana, della cospirazione, della
clandestinità, tende fisiologicamente ad assottigli
arsi, come i sopravvissuti ai lager, al lavoro forz
ato ed
alla prigionia, la trasmissione della conoscenza e
della memoria è destinata a seguire percorsi sempre
più
complessi e meno immediati.
Diventa oggi necessario m
ostrare la complessità dell’esperienza resistenzial
e, capire le svariate forme di
resistenza possibile in contesti geografici, politi
ci, umani ed esistenziali differenti a partire dall
a
conoscenza delle caratteristiche dell’occupazione e
del controllo del territorio ad opera dell’esercit
o
tedesco e dei collaborazionisti di Salò. È necessar
io comprendere non la Resistenza ma le Resistenze s
u
scala europea: capire che la lotta per la sopravviv
enza in un lager, esattamente come il gesto di chi
prepara da mangiare per un partigiano o lo nasconde
a costo della vita, è parte di un insieme di
comportamenti che milioni di individui hanno interp
retato contribuendo in maniera essenziale alla
sconfitta della barbarie. Perché la solidarietà uma
na, l’uguaglianza e l’impegno civile sono la negazi
one
stessa dei valori fascisti e della sua filosofia di
vita.
In effetti adesso abbiamo perso molto del carattere
epico tipico delle prime narrazioni della Resisten
za,
ma studiando più in profondità le sue vicende e le
scelte compiute dai suoi protagonisti, siamo

lentamente passati dall’indistinto del mito collett
ivo alla concretezza delle esperienze compiute dall
e
donne e dagli uomini che si impegnarono con o senza
le armi nella rete della clandestinità.
L’Italia di oggi fa difficoltà a riconoscersi nelle
generazioni che hanno fatto la Resistenza ma provi
amo a
immaginare che cosa sarebbe la nostra democrazia se
non ne riconoscessimo alle sue radici, l’impegno
di coloro che affrontarono i rischi della lotta in
condizioni che parevano disperate; che cosa sarebbe
la
nostra Costituzione se non sapessimo che i valori c
he vi sono consacrati, dai diritti di libertà alla
proclamazione di eguaglianza di tutti i cittadini,
dal ripudio della guerra alla negazione di ogni
discriminazione, derivano direttamente da quel 25 a
prile come simbolo del rovesciamento definitivo
della dittatura fascista.
Resistenza quindi come principio ispiratore della n
ostra democrazia, a dispetto dell’agnosticismo stor
ico
e delle ambiguità dell’attuale classe politica, che
ha assorbito senza alcuna rielaborazione un contin
gente
non secondario degli sconfitti del 25 aprile. Per l
a buona salute della nostra coscienza democratica,
nella
speranza che essa stia a cuore a tutte le forze dem
ocratiche della nostra società, siamo convinti che
il
patrimonio di pensiero e di prassi politica che dis
cende dalla Resistenza sia tuttora vitale e che non
deve
andare disperso, fosse anche solo come patrimonio e
potenziale critico con il quale guardare alla mise
ria
di una classe politica sensibile soltanto ai privil
egi del potere e priva di ogni slancio ideale e di
ogni
prospettiva che vada al di là del proprio provincia
le egoismo.
In Italia è forte l’uso pubblico della storia ed as
sistiamo ad un eccesso di semplificazione imposto d
al
circuito mediatico al fine di creare una memoria co
ndivisa. Questo è un ambito particolarmente
delicato:
il tentativo di forzare la memoria divisa e di impo
rre una versione unitaria di fatti per niente
elaborati rischia di essere pericoloso quanto l’obl
io. Nessuno, neanche i più alti vertici istituziona
li, si
può permettere operazioni semplificatorie, scorciat
oie che finiscono inevitabilmente per alimentare
volgari revisionismi. Ed i revisionismi speculano s
ull’ignoranza collettiva e vivono di brutali
semplificazioni, della riduzione a senso comune di
problematiche complesse, involgarendone e
penalizzandone il significato, stravolgendone le in
terpretazioni.
Quello che si nota ormai diffusamente nel nostro pa
ese è un misto di rassegnazione da parte di chi è
civilmente impegnato e di agnosticismo, di disimpeg
no da parte della maggioranza dei cittadini.
Cittadini che hanno proprio difficoltà a valutare l
’importanza del concetto stesso di cittadinanza; la
sottovalutazione dell’importanza dell’impegno civil
e di ogni individuo; la non consapevolezza che
anche il concetto di delega in una società democrat
ica ha dei limiti e che l’impegno personale dei sin
goli
è imprescindibile.
In conclusione, è difficile parlare in maniera effi
cace e civilmente ispirata di Resistenza e Liberazi
one
dal nazifascismo se non abbiamo una idea precisa de
lla differenza che passa fra democrazia e dittatura
.
Se abbiamo difficoltà a riconoscere qualità, caratt
eristiche e meccanismi del processo democratico, no
n
soltanto procediamo ciechi, a tentoni, nella comple
ssa e spesso deprimente realtà di oggi, ma non
abbiamo il modo di capire quanto il fascismo, come
prassi politica e come ideologia, sia per concetto
la
negazione di tutto quanto dovrebbe essere patrimoni
o di un continente europeo uscito dalla catastrofe
della seconda guerra mondiale.
Per quale motivo un giovane di oggi, oppure un migr
ante che ha fatto dell’Italia il suo paese di
adozione, dovrebbe trovare l’etica, l’importanza e
i valori civili all’interno della Resistenza se non
ha
chiaro il significato storico del fascismo?
Per quale motivo un cittadino che vive passivamente
la vita politica in questo paese, che non si indig
na
e non difende la democrazia dallo scempio che tropp
o spesso è oggi sotto i nostri occhi, dovrebbe
invece infiammarsi ed inorgoglirsi di fronte all’es
empio dei resistenti del 1943-1945 ?
Per quale motivo se non capisco l’ABC del senso civ
ico, se non ho rispetto di questo paese e delle sue
istituzioni democratiche, se non do valore all’espr
essione “avere senso dello stato”, dovrei scegliere
la
parte di chi ha lottato contro il fascismo e quindi
contro un sistema che esisteva proprio in antitesi
ai
concetti di pace, giustizia ed uguaglianza?

Penso sia normale credere nella perfettibilità dell
a democrazia, ma ciò è possibile soltanto con
l’impegno di tutte le forze del Paese, singoli e gr
uppi che siano, con testardaggine, fatica ed orgogl
io. Ed
è anche necessario difendere con accanimento un val
ore centrale per la vita civile del mondo intero
come l’antifascismo. Si tratta di un valore un po’
arrugginito, quasi desueto al giorno d’oggi, maltra
ttato,
schernito per sottovalutazione ed ignoranza ma anch
e per preciso calcolo politico. La par condicio non
funziona per far crescere la civiltà di una nazione
: quello che serve è una onestà radicale e ferma. I
morti non sono tutti uguali; niente pacificazione s
enza giustizia; nessuna giustizia se pensiamo di
affidare solo alle idee di un piccolo e modesto ora
tore come il sottoscritto la celebrazione di un rit
o e
domani tornare al disimpegno. La resistenza, nella
sua complessità – evidenziata ormai dalla ricerca e
dagli storici – è stata tante cose assieme ed anche
oggi le resistenze possibili ma anche necessarie d
i ogni
cittadino degno di questo nome, sono molteplici.
Questa è la mia impegnativa considerazione di chius
ura: il 25 aprile soltanto sotto forma di rituale,
più o
meno stanco, retorico o ben condotto, non lo voglio
più ma pretendo dal mio Paese uno scatto
vibrante di protesta, di opposizione, contro tutte
quelle forze della cultura, dell’informazione, dell
a
politica che vogliono farci credere che tutto sia u
guale, che l’impegno sia inutile e da deridere, che
la
furbizia, l’interesse e il malaffare paghino di più
dell’avere – come avevano i partigiani di un tempo
– la
schiena diritta.
Citando Cristiano De Andrè, recentemente autore di
una canzone ispirata dal senso di indignazione per
la deriva culturale e civile di gran parte dell’occ
idente, mi sento di rivolgere a me stesso e ad ognu
no di
voi un appello molto semplice:
Al valore del nulla non crederci.
Evviva la lotta di insurrezione nazionale contro il
nazifascismo. Evviva l’antifascismo militante.
Evviva la Liberazione ed i suoi protagonisti.
Ora e sempre, Resistenza!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...