Se ne va un’altra Partigiana, una grande figura del nostro Paese: Miriam Mafai. Aveva 86 anni. Ciao Miriam, grazie di tutto.

Nata a Firenze il 2 febbraio 1926, ha partecipato alla Resistenza antifascista nelle file del Pci. Dopo la Liberazione ha continuato la sua attività politica e dal 1951 al 1956 è stata assessore al Comune di Pescara. Nel 1957 è stata a Parigi come corrispondente del settimanale Vie Nuove, nel 1960 all’Unità come redattore parlamentare. Direttore di Noi Donne dal 1965 al 1970, è passata poi come inviato speciale a Paese Sera. Dal 1983 al 1986 è stata presidente della Federazione nazionale della stampa. Nel 1975 è diventata inviato speciale de la Repubblica. È stata anche deputato nelle file del Pds. Tra le sue opere più celebri di scrittrce, ‘Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondialè (Mondadori), ‘Botteghe oscure, addio. Com’eravamo comunistì (Mondadori), ‘Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunistà (Donzelli).

2 Pensieri su &Idquo;Se ne va un’altra Partigiana, una grande figura del nostro Paese: Miriam Mafai. Aveva 86 anni. Ciao Miriam, grazie di tutto.

  1. Questo è l’ultimo articolo scritto da Miriam Mafai per Repubblica, il 2 febbraio scorso, all’interno di un Diario dedicato alle emergenze.

    “Così salvammo quei bambini. Nell’inverno tra il 1945 e il 1946 a Roma si pativano il freddo e la fame, si viveva di miseria e di espedienti. Cassino, invece, non esisteva più e i piccoli sopravvivevano a stento nelle grotte e fra le macerie.

    “Ma Cassino non esiste più…”, ci raccontava Pina Savalli, la nostra amica che da qualche settimana si era trasferita lì per organizzare il trasferimento dei bambini, i più affamati, i più ammalati verso le ospitali case dei contadini emiliani. Pina Savalli era un bravo medico ma noi pensavamo che esagerasse. Invece aveva ragione: Cassino non esisteva più. Cancellata prima dai bombardamenti per lo sfondamento della Linea Gustav, e poi dall’avanzata delle truppe alleate verso Roma, Cassino si presentava ormai, nell’inverno tra il 1945 e il 1946, come un campo di battaglia, abbandonato, coperto da una palude di melma e di fango, interrotto dai lugubri cartelli “go slowly; death is so permanent”. E i bambini, che avevano avuto la sventura di nascere a Cassino e nei paesi vicini, figli di poveri contadini, vivevano, o meglio sopravvivevano, prime vittime della guerra, nelle grotte, nelle case semidistrutte, nelle baracche, esposti da mesi al freddo alle malattie alla fame.

    Fu il Congresso comunista del dicembre del 1945, a lanciare, da Roma, un appello per la salvezza dei bambini di Roma e del Sud. E immediatamente giunsero le offerte delle famiglie emiliane disposte ad ospitare, per il tempo necessario, i piccoli meridionali affamati e malati. Ho partecipato, allora, alla organizzazione della partenza dei bambini romani per le accoglienti
    famiglie di Modena e Reggio Emilia. A Roma, a poco più di un anno dalla liberazione, si pativa ancora il freddo e la fame. Nelle case di Primavalle, del Quadraro, del Quarticciolo si viveva di miseria e di espedienti. E noi andavamo di casa in casa a chiedere chi voleva affidarci un bambino per mandarlo a vivere, per qualche tempo, presso una famiglia emiliana che lo avrebbe nutrito, rivestito, mandato a scuola, se necessario curato. Mi chiedo ancora, a distanza di tanti anni, come ci riuscimmo.

    La fame doveva essere tanta, e tanta la fiducia in noi se ci riuscimmo. E a metà gennaio, da Termini partì il nostro primo treno speciale per Modena carico di scalpitanti irrequieti bambini romani. Poi fu la volta di Cassino, la zona che è rimasta giustamente simbolo della massima distruzione ed emergenza. Cassino non esisteva più, e i paesi intorno erano ridotti a macerie. Ma tra quelle macerie, in quei tuguri vivevano ancora i superstiti di quella tragedia, donne, uomini e bambini. Li andarono a cercare Pina Savalli, e altre nostre amiche, tra cui la professoressa Linda Puccini e l’efficientissima Maria Maddalena Rossi, che ritroveremo poi deputato alla Costituente. Ci vollero quasi due mesi di lavoro a Frosinone per vincere i sospetti (“ma dove li portate?”,”quando torneranno?”) e organizzare, superata l’emergenza, le prime partenze. Ma finalmente, i primi treni di bambini ospiti delle generose famiglie emiliane partirono anche da lì. E Pina Savalli, la nostra amica medico che era stata tra le organizzatrici di quel trasferimento, ci raccontava, anche anni dopo, quella vicenda con la stessa passione ed emozione. “Se quei bambini fossero rimasti lì” – diceva – “in quelle baracche o in quelle caverne in cui li avevamo trovati sarebbero certamente morti o, se sopravvissuti sarebbero rimasti gravemente menomati, malaticci, disadattati, esposti a tutte le malattie…”. E invece no. L’emergenza era stata superata, e quei bambini si erano salvati.

    (09 aprile 2012)

    http://www.repubblica.it/persone/2012/04/09/news/cos_salvammo_quei_bambini-32831370/

    A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Antifascismo Femminista ROMA ANTIFA Roma Antifascista Giovani Comunisti Roma C.S.I.O.A. Villaggio Globale @ Testaccio, Roma Memoria e Antifascismo – FdS Lazio Radio Popolare Roma

  2. Addio Miriam, una vita per la democrazia

    Il 9 aprile si è spenta a Roma Miriam Mafai. Aveva 86 anni. I funerali si svolgeranno l’11 aprile, alle ore 12, nella sala della Promoteca in Campidoglio.

    “Con grande dolore, l’ANPI apprende della scomparsa di quella donna straordinaria che fu Miriam Mafai”, inizia così una nota della segreteria nazionale dell’Anpi che ricorda come “dotata di un altissimo temperamento morale e passione civile, di una notevole cultura e di un brillante spirito critico – espressi in tutte le sue esperienze d’impegno, dalla Resistenza – fu staffetta a Roma – al giornalismo, alla politica.

    “Miriam Mafai – si ricorda – è stata protagonista di tante lotte tese a realizzare nel Paese una democrazia effettivamente compiuta: in particolare quella per i diritti delle donne ed anche, nella sua costante e coerente visione, quella per una sinistra matura, specchio delle sue radici, ma rivolta al futuro.”

    L’ANPI, “nello stringersi al dolore dei suoi familiari, amici, colleghi, auspica che il ricordo di Miriam si traduca in un rinnovato impegno di tutti i sinceri democratici a costruire, sempre, ogni giorno, un Paese migliore, un Paese di cittadini liberi e responsabili, nel segno di tutti coloro che come Miriam dedicarono la giovinezza proprio per quel Paese, risanato civilmente e appassionato di futuro: le partigiane e i partigiani.”

    link permanente a questa pagina: http://anpi.it/a695/

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