«Dove finisce Roma»….

La paura, da quando è iniziata la guerra, la paura fisica, per sé, per il suo corpo, erano le bombe, era di esplodere, come Francesco, mischino, era di rimanere schiacciata dentro un buco, come quelli dentro il rifugio. Era una paura da sentire assieme agli altri, assieme soprattutto alle altre donne, da stringersi le mani, da abbracciarsi e dirsi su coraggio. Adesso, nella grotta, questa paura è tutta sua, che trema a ogni rumore, che non sa far passare le ore. Mari’, te cercano pure a te, Mari’, córi. Ha paura di morire, con i suoi diciott’anni. Ha paura, adesso, del grido del corpo che prova dolore, e non trova riparo.
Nella grotta canta a voce bassa per sentire almeno la sua voce, per non addormentarsi di nuovo, per darsi un po’ di forza. Nelle ore immobili si annidano i ricordi, le facce di quelli a cui vuol bene. La madre se sapesse tutto questo, mamma se ti potessi abbracciare, madre che sarai seduta al fresco a sciogliere un rosario per me e le altre tue figlie. Non si dovrebbe mai partire con il cuore litigato.

Paola Soriga, Dove finisce Roma

http://www.einaudi.it/speciali/Paola-Soriga-Dove-finisce-Roma

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