Mario Caciagli presenterà il libro “TORNARE A GRAMSCI- Una cultura per l’Italia”

Salve a tutte e a tutti,

questa mail per invitarvi alla prima iniziativa del rinato Istituto Gramsci di Grosseto, di cui in allegato troverete motivazioni e obiettivi.

Credo che sia buona notizia per tutti il riavvio di un’attività culturale che vuole essere il più possibile partecipata e attenta alle attuali esigenze di nuova cittadinanza.

L’Istituto si presenta alla città e al territorio con un incontro di studio e di dibattito, a cura di Mario Caciagli, membro del Direttivo dell’Istituto Gramsci Toscana, studioso di partiti politici, ordinario di Politica Comparata presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Firenze.


Mario Caciagli presenterà il libro “TORNARE A GRAMSCI- Una cultura per l’Italia”

Sala del Consiglio Provinciale

Palazzo della Provincia di Grosseto

27 gennaio, ore 17

La data è di per sé significativa della volontà di impegno civico che l’Istituto intende esprimere nella sua attività.

Nel Giorno della Memoria, una testimonianza di presenza.

Vi aspettiamo augurandoci di essere in tanti,

Lucia Matergi per il gruppo dei fondatori

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L’Istituto Gramsci a Grosseto: le ragioni, gli obiettivi.

Se oggi come cittadini responsabili ci inoltriamo nella riflessione su una città, così come sul suo territorio, pur partendo da un intento responsabile di conoscenza disinteressata e di impegno civile, si prospettano due rischi, direttamente legati al momento che stiamo vivendo: cadere nel buco nero del localismo fine a se stesso, più o meno auto celebrativo o auto denigratorio, o evadere in generici globalismi, in cui le infinite individualità, di cui anche il nostro oggetto di indagine costituisce un esemplare, si assimilano perdendo peculiarità e fisionomia.

In entrambi i casi si allontana ogni prospettiva di fare del nostro studio la premessa per un agire civile utile alla società in quanto consapevole e criticamente disponibile non solo a leggere i processi, ma anche a determinarne gli sviluppi e gli esiti, ciò che dovrebbe costituire l’essenza della cittadinanza.

Eppure si avverte un’istanza diffusa di impegno civile, proprio per le medesime ragioni che sembrerebbero scoraggiarlo, dal qualunquismo generalizzato all’omologazione delle posizioni culturali, dal giustificazionismo inteso come criterio di governo all’elogio del fare fine a se stesso.

Un universo de-ideologizzato, liberato dalla cortina dei pensieri unici e troppo rapidamente pervaso dalla disillusione postmoderna per sortire in un approccio libero e laico rispetto a temi e problemi particolari e generali: da qui il bisogno, oggi, di un solido ancoraggio ideale che dia nuovo senso al vivere nella società, cioè al vivere politico.

Un’esigenza avvertita soprattutto nell’ambito di quella parte di popolo che colloca a sinistra le proprie scelte elettorali e che storicamente agisce, osserva e giudica misurando l’esistente in rapporto con motivi e obiettivi, attribuendo pertanto allo schieramento politico non il senso di stato contingente e accessorio, ma il valore di impegno responsabile cui conformarsi con coerenza e continuità.

Riaffermare le ragioni delle scelte politiche della sinistra, in una fase storica che vede l’ampliamento del concetto di cittadinanza e l’evoluzione dell’idea di democrazia; riaffermarle in senso dinamico e attualizzante, legandole alle questioni delle città e dei territori per confermarne la necessità e la fruibilità.

Da qui l’idea di dare di nuovo vita, a Grosseto, all’Istituto Gramsci che se negli anni ’80 ebbe breve durata, oggi, nel quadro di urgenza ideale in cui ci muoviamo, può svolgere un ruolo decisivo come motore di istanze politiche e civili, offrendo a quanti si riconoscono in una sinistra democratica e moderna un riferimento di cultura viva e di compenetrazione tra istanze particolari, quelle di una città, dei suoi cittadini e del suo territorio, e prospettive generali, quelle delle dinamiche globalizzate.

In questo senso il pensiero di Gramsci, lungi dal proporsi solo come territorio di approfondimento politologico valido in sé, potrà costituire l’autorevole presupposto per una riflessione sulla realtà grossetana che fornisca strumenti non solo per esercitare più responsabilmente il diritto di cittadinanza, togliendo possibili alibi ad atteggiamenti di pregiudiziale isolamento, ma anche per contribuire al governo della città, offrendo formazione a chi vorrà impegnarsi nella sua amministrazione.

I temi:

Di cosa parliamo quando parliamo di “gente” a Grosseto? Chi sono i nuovi proletari di questa città? Esiste una disoccupazione intellettuale e in che misura? Che riconoscibilità ha acquisito l’impresa locale e come si colloca nella configurazione della cittadinanza? In che misura le varie forme di immigrazione incidono sul territorio grossetano e sul costume generale? Esistono esperienze di conciliazione tra imprenditorialità e solidarietà sociale?

Interrogativi che corrispondono come punte di iceberg ad altrettanti temi cui l’Istituto Gramsci Grossetano si propone di dedicare spazio di indagine e di riflessioni, parallelamente all’attività di informazione e formazione sul pensiero gramsciano.

I modi:

Due filoni paralleli: quello degli incontri con politologi e studiosi del pensiero gramsciano, con particolare attenzione al tema della sua attualità, per stimolare un confronto di idee dinamico e attivo, anche in collaborazione scientifica con l’Istituto Gramsci Toscano e Nazionale; quello dei rapporti con tutti i soggetti capaci di fornire dati e studi utili ad inquadrare lo status di Grosseto e territorio, dagli Istituti di cultura alle pubbliche amministrazioni, dalle organizzazioni sindacali alla Camera di Commercio, all’Università, di cui si ricerca il possibile coinvolgimento della sua sede grossetana.

Dalla convergenza delle due azioni ci proponiamo di produrre una serie di quaderni “gramsciani”, intesi come altrettanti contributi programmatici e proposte operative per il governo della città.

Gli obiettivi:

L’Istituto Gramsci di Grosseto, pur nella consapevolezza della difficoltà in cui si muovono oggi i soggetti culturali, anzi proprio partendo da essa come prova dell’attuale malessere storico, vuole aprire uno spazio di approfondimento politologico aperto alle voci democratiche della città, inserendosi nel dibattito culturale locale con una sua specifica peculiarità, quella di trarre dai più vari contributi di conoscenza gli stimoli validi per una presenza civile militante.

Riteniamo che ce ne sia bisogno, ci impegniamo perché se ne avverta l’utilità.

 

 

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