SEGNALI PERICOLOSI !

Guerra di calendari In edicola Mussolini batte Padre Pio

GROSSETO. Nostalgie del ventennio, retorica nazionalista. Gerarchi, balilla, volontari o letterati sedotti dal superomismo. Il popolo che a braccia alzate canta sorridente in foto sbiadite e per tutti un simbolo – quasi un’icona per loro – che torna a vivere tra giornali e riviste. È il calendario del Duce: almanacco di mesi in salsa storica che per il 2012, in parecchie edicole grossetane, è andato letteralmente a ruba. Anche battendo Padre Pio di parecchi punti.
Il dittatore sta conoscendo un rinnovato exploit, sopravanzando alla grande il santo di Pietrelcina o mesi dell’anno popolati da cani, gatti e dalla “Grosseto di una volta”: quest’ultimo un calendario in versione maremmana con copertina d’autore, ricette tipiche, 12 foto seppiate, aneddoti, oroscopi o lampi di saggezza popolare.
Così i nostalgici del dittatore si impongono sugli amanti dei santi, anche dominando sui campanilisti e preferendo, allo sguardo di dolci animaletti o carte agiografiche, l’odore della storia: il Duce che parla da Palazzo Venezia, il Duce che propone i “canti dell’ebbrezza fascista” o che inneggia all’impero ritrovato. Il dittatore che saluta “romano” dai campi di grano o che – ritoccato in digitale e lo sguardo abbellito da photo shop – passeggia vicino alle mondine e agli atleti che sfoggiano lucidi muscoli, tra foto in bianco e nero e stralci di articoli d’epoca.
A Grosseto il mercato dei mesi è esaurito da un paio di settimane. Quel che è venduto è venduto e le copie avanzate sono state rese, ma non è il caso dei calendari del duce. Quelli sono tutti finiti. Off.
Difficile quantificare, ma per molte edicole (anche se non in tutte) le decine di copie in conto vendita hanno fatto il fumo in poco tempo.
Un caso? Chissà. «Quest’anno – racconta Gianluca Galgani, edicola di piazza della Vasca – non mi è rimasto nemmeno un calendario. Anzi: uno sì ma solo perché la confezione era sciupata, sennò vendevo anche quella». Da Ferlandia (casa editrice di Predappio) alla Gamma 3000 di Simone Curci, i banchi maremmani hanno visto aprirsi un fronte tra gli vari stampatori, i cui gli esemplari (dalla carta più o meno pregiata o con bordo oro) sono stati proposti a diverso prezzo, dai 5 ai 12 euro.
Tutti finiti. E gli altri protagonisti di religione, cultura, spettacolo? A a dir poco impallidiscono.
«Padre Pio? Ne ho venduti solo due – dice Gianluca – E l’agenzia ha ripreso indietro gli altri. È andata meglio con frate Indovino; lì sì che ne ho venduti tanti, ma forse perché a Grosseto sono l’unico a venderli. Li ordino direttamente dalla casa editrice».
Idem nell’edicola di Corso Carducci. «Anch’io ne ho venduti parecchi. Difatti me ne è rimasto solo uno – dice Concetta Polito – E i clienti sono stati soprattutto giovani. Una ragazza ne ha comprati 3 o 4 come regali di Natale». È arrivata a fare shopping per le amiche, e le ha “deliziate” con testi e foto del ventennio fascista.
A tirare, a quanto pare, non sono solo i calendari ma pure le collezioni di storia a puntate. Anche in questo caso è esploso un mini boom per la particolarità editoriale condita in salsa fascista. “Letto e Moschetto”, per esempio, è il titolo di un volumetto in vendita in edicola e andato a ruba coi suoi amori, le passioni, e le ipocrisie consumate sotto il Fascio. Il moschetto per conquistare l’impero e il letto per dare tanti figli alla Patria. Storie di corna “sessiste”, di italiani che si cornificavano, detestavano ma anche sopportavano. E che alla fine «non si sono mai separati – racconta il libro – perché Mussolini per primo fu infedele alla moglie e anche alle amanti».
E lui stesso diceva (come recita sempre il libro): «io credo che la donna non abbia grande potere di sintesi e sia negata alle grandi tensioni spirituali. La donna deve obbedire, badare alla casa, mettere al mondo i figli e portare le corna». Lo scriveva il Duce e la frase è riportata in copertina, in piazza della Vasca. I grossetani hanno gradito: è rimasta una copia sola. E l’edicolante sorride.

IL TIRRENO (Rassegna stampa quotidiana della Provincia di Grosseto a cura dell’URP Web www.provincia.grosseto.it e-mail urp@provincia.grosseto.it)

Sulla stessa materia era già intervenuta, pochi mesi fa, la nostra sezione di Montieri-Monterotondo Marittimo

Alla Caserma dei Carabinieri del Comune di Montieri
Epc: ai vigili urbani del Comune di Montieri

Montieri 16 Ottobre 2011,

Con la presente chiedo un vostro intervento, per ordinare l’immediato ritiro, del seguente prodotto esposto presso una bancarella sita in via Roma : “grembiule da cucina” che raffigura l’ immagine del Duce.
Di seguito cito la normative vigenti che vietano l’esposizione e la vendita di tali oggetti:

L’ apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952 , n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo della Costituzione”), anche detta “legge Scelba”, che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque” pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Punibile con reclusione da 1 a 5 anni e con multa da 518 a 2075 €uro (da 1 a 4 milioni di Lire)

Con la Legge 205/1993 (Legge Mancino) “misure urgenti in materia di discriminazione razziale, nazionale, etnica e religiosa” viene ribadita la condanna a gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista aventi per scopo l’istigazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi, al fine di colpire anche mere esaltazioni del fascismo.

Rossana Lombardi
Segretario della sezione
Anpi Montieri/Monterotondo M.mo
(Grosseto)

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