Referendum: CGIL, quando i privati gestiscono l’acqua, le tariffe triplicano e aumenta l’inefficienza

La Confederazione ribadisce l’invito a recarsi alle urne il 12 e il 13 giugno e smentisce la tesi di una presunta maggiore efficienza in caso di privatizzazione della gestione dell’acqua. Se non si blocca la legge attraverso il referendum, “si generalizzerà il modello peggiore: quello della gestione tutta privata”

La CGIL invita i cittadini ad andare a votare per i referendum il 12 e il 13 giugno e smentisce la tesi, sostenuta da molti esponenti del centro destra, di una presunta maggiore efficienza in caso di privatizzazione della gestione dell’acqua. “Se si analizzano seriamente i casi di passaggio ai privati nella gestione dell’acqua, scopriamo un aumento vistoso del costo delle tariffe e contemporaneamente un aumento dell’inefficienza”  afferma Antonio Filippi, responsabile dei problemi energetici della CGIL nazionale.Il sindacalista mette in luce tre esempi: Aprilia, una città che ha affidato ai privati la gestione dell’acqua e che ora, fa notare Filippi “vede centinaia di cittadini in tribunale contro l’aumento delle bollette che sono praticamente triplicate”; un altro esempio eclatante riguarda Arezzo, dove, prosegue il sindacalista “sta esplodendo il contenzioso contro la società privata che gestisce l’acqua e che è responsabile di un aumento incredibile degli sprechi e della lievitazione delle tariffe che sono più che triplicate”; infine, il terzo esempio riguarda la Sicilia dove ormai, dice Filippi “l’acqua pubblica è in mano quasi esclusivamente ai privati con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti”.

Per questo, secondo la CGIL, è fondamentale andare a votare per bloccare gli effetti più pericolosi del decreto Ronchi che dal 2012 obbligherà le imprese private alla gestione dell’acqua. “Oggi – avverte il sindacalista – su 96 ATO (ambito territoriale ottimale, che in genere coincide con le province), circa la metà affida ‘in house’ la gestione dell’acqua (gestione pubblica)”, mentre prosegue “per l’altra metà una parte degli ATO è caratterizzata da una gestione mista pubblico-privato e un’altra parte da una gestione solo privata”.

Per Filippi dunque, se non si blocca la legge attraverso il referendum, “si generalizzerà il modello peggiore: quello della gestione tutta privata”, che, denuncia il sindacalista “si tradurrà in una nuova speculazione ai danni dei cittadini, in aumenti delle tariffe (perché qualcuno dovrà pagare gli investimenti e i profitti richiesti dalle imprese), ma anche in un peggioramento del servizio come abbiamo visto dalle esperienze di privatizzazione della gestione già realizzate”. Nel concludere Filippi rivolge un appello “smettiamola con il provincialismo: Parigi, dopo venti anni di privatizzazione, è tornata alla gestione pubblica dell’acqua. E gli effetti positivi si sono visti immediatamente”.


http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=16629

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