Il tenente “Gino”……

Luigi Canzanelli

Nato al Cairo (Egitto) il 21 ottobre 1921, caduto a Murci (Grosseto) il 7 maggio 1944, studente, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Orfano di padre era cresciuto a Milano con la madre, Giustina, un fratello e una sorella. Frequentava il Politecnico quando, chiamato alle armi nel 1941, era diventato ufficiale di Artiglieria. Al momento dell’armistizio si trovava, col grado di sottotenente, in servizio a una batteria a Roselle Terme (Grosseto). Con un altro ufficiale suo amico, il sottotenente Lucchini, organizzò, adottando il nome di battaglia di “tenente Gino”, le prime bande partigiane della Maremma. Queste formazioni della Resistenza, che assunsero il nome di “VII Raggruppamento Patrioti Monte Amiata”, operarono nella vasta zona che va da Montalto di Castro-Manciano a Campagnatico-Cinigiano. Protagonista di innumerevoli azioni contro repubblichini e tedeschi, il “tenente Gino” cadde, in un feroce scontro notturno con i fascisti, insieme al suo attendente, il contadino lancianese Giovannino Conti. Nel luogo del combattimento, lungo una carrareccia tra Murci e Pomonte, il giovane partigiano è ricordato da un cippo che gli abitanti del luogo hanno voluto erigere già nel 1945 e che ogni anno, nelle prime festività di maggio, viene visitato in omaggio a Canzanelli e a Conti. Oltre alla Medaglia al valor militare, a Canzanelli, nel 1950, è stata attribuita dal Politecnico di Milano la laurea “ad honorem” in Ingegneria industriale. Portano il nome del valoroso partigiano l’edificio dell’ex Distretto militare di Grosseto e una piazza di Montemerano (GR). Nel 2006, Nedo Bianchi, ha pubblicato, per le Edizioni ETS di Pisa, il libro Il tenente Gino e il soldato Giovanni.

(http://www.anpi.it/donne-e-uomini/luigi-canzanelli)

La ballata del Tenente Gino di Pardo Fornaciari

Otto settembre il re era scappato
I due sottotenenti Antonio e Gino
Poiché l’onor d’Italia va salvato
Sprezzan l’esercito repubblichino
Da Grosseto con armi e munizioni
Parton per ricongiungersi col fronte
Ma pel disastro dei collegamenti
Montemerano, si fermano lì.
La resistenza formano a Manciano
Ce li sorprende la brigata nera
Ma ‘un posson restar dei fascisti in mano
E da Arcidosso scappan di galera
Poi nella macchia tra Murci e Scansano
Fanno il campo e così da mane a sera
Con la sua bonomia con la sua flemma
Gino conquista i cuori di Maremma
Gino Lucchini è un comandante
Che fa tremar le vene i polsi
Ai neri, che abbian coraggio o che sian bolsi
E’un guerrigliero un partigiano
Che combatte per l’Italia
Per l’ideale di giustizia e libertà!

A gennaio l’inverno era feroce
con altri due parte il tenente Gino
c’è un ponte della Fiora sulla foce
usato dai Tedeschi per Cassino.
Di notte con Leonardo e con Liviano
Lo minano e ritornano a Manciano
In tempo per l’assalto al Legaluppi
Dove son sgominati i neri gruppi.
Al campo partigian del Pelagone
Son radunati da tanti paesi
Ma soprattutto c’è d’ogni nazione
Rappresentanza d’uomini coesi.
C’è perfino un austriaco disertore
Americani, russi, zelandesi,
spagnoli, indiani ed infine inglesi
contro il nazifascismo a guerreggiar!
La formazione si rafforza
E trova l’unificazione
Con i tigrotti di Maremma al Baccinello
E la guerriglia partigiana
Rende ogni reazione vana
alla guardia nazional repubblicana

Tredici marzo del Quarantaquattro
Giù dalle Caprarecce i partigiani
Scendon a Murci pe’svuotar l’ammasso
E affamare i fascisti ed i germani
Distribuiscono granaglie a tutti
La gente insomma avrà di che mangiare
I neri, delinquenti e farabutti
Per la fame si mangeran le man!
A Roccalbegna una sera Gino
Va allo spettacolo dentro il teatro
Poi scrive ai fasci del dopolavoro
Loda la recita che han fatto loro!
A Preselle gli uffici di questura
Sono assaltati e tutti saccheggiati
Così il tenente, uom senza paura
Si rifornisce d’armi e munizion!
Mentre i fascisti ancor più odiosi
Si rendon a tutta la gente
Che o li combatte, o non li aiuta punto
E la coscienza dell’Italia nuova da ricostruire
E’proprio Gino che la insegna e fa capire

Mentre in Maremma sboccia primavera
La formazione del tenente Gino
Protetta dallo scuro della sera
Decide: va in azion su Samprugnano
Brinci e Faenzi giocano a tressette
Li acciuffano, li fanno prigionieri
Però ci manca ancora il maresciallo
A completare la squadraccia de’neri
Con lor Carlucci aveva assassinato
Un giovan renitente a Santa Fiora
Lo intravedon dai vetri a malapena
Seduto al tavolino della cena
Bussano e la su’ moglie va ad aprire
Gli grida, Luca attento c’è i ribelli
L’uccide un colpo che trapassa il legno
Nella porta un tassello resterà.
Al campo della formazione
Dicon se uno di voi scappa
Quello che resta sarà fucilato
Ma fugge il Brinci e chiama i suoi
Per fare un rastrellamento
Però il Faenzi non lo salverà nessun!

Dopo l’umiliazion di Samprugnano
I neri cercan chi gli ha dato appoggio
Chiedono ai contadin dei casolari
frugano campo, bosco valle e poggio
Entrano nella scuola elementare
Interrogan gli alunni, che stan zitti
I capoccia avean detto: non parlare!
E nessun bimbo la su’ bocca aprì

Però il sette di maggio l’imboscata
scatta e Giovanni Conti primo cade
Gino benché ferito non s’arrende
Ingaggia i neri che lo voglion prènde’
Così si sgancian gli altri i partigiani
Che sfuggono alla caccia dei fascisti
Ma su’ corpi di Gino e Giovannino
Si sfoga bruta la rabbia dei tristi
L’amor del popolo che gemma
Nei cuori della sua Maremma
Lo fa immortale per ogni uomo e donna
per noi suoi eredi che viviamo
La libertà che ci ha donato
Gino è una luce di ideale e civiltà!

(http://wikitesti.com/index.php/La_ballata_del_Tenente_Gino)

2 Pensieri su &Idquo;Il tenente “Gino”……

  1. ti voglio bene tenente….dirti grazie è poco se un giorno avrò la fortuna di avere un figlio gli racconterò della tua grande storia .Appena posso ti porterò dei fiori anche perchè vorrei vedere i luoghi dove ai combattutto per regalarci la libertà.grazie

  2. CAMINITO
    http://www.facebook.com/home.php?sk=group_204810972884221&ap=1

         (…) Certe sere, quando sembrava, tanto il cielo era limpido, di poter toccare le stelle e si ammirava lucente lo specchio di mare dell’Argentario, perché rimanere nella capanna affumicata, tra discussioni infinite, puzzo di trinciato di tabacco e bestemmie?
     
         Allora prendeva sotto braccio Aldo: -Vieni, questi fanno un casino… andiamo un po’ più in là. Stasera intoniamola bene, tu fai il basso ed io l’alto e partiamo piano, quasi in sordina-
     
         Si alzavano allora, tra i rami alti e neri, facendo sussultare qualche barbagianni assonnato, le note dolciamare di Caminito di Carlos Gardel.
     
         La frase musicale si avviava lenta, come svogliata, ma immediatamente, nella scala maggiore, rivelava il suo passionale languore e la nostalgia prendeva il sopravvento. I corpi dei due uomini ondulavano, evocando una danza sognata, una danza che non c’era mai stata ma che avrebbe potuto esserci… mentre la macchia rimaneva in ascolto facendo ala alle note.
     
         Il Caminito è ora il sentiero buio tra gli scopi, dove un amore eterno, mai detto, conduce i passi dell’amante ad incontrarsi con l’amata, ed invita a vivere un destino che non vuole essere più sogno. Alla ripresa del ritornello, prima del finale, Gino mette una mano sulla spalla di Aldo, quasi a rinforzare la cassa armonica dei loro corpi e Aldo alza la mano destra sul lato della guancia per assicurarsi la quinta nota bassa. Sembrano due amici ubriachi.
     
         Il canto aveva destato dal suo solito sonnellino Giovannino che ora seguiva la melodia dall’ingresso del capanno. A Giovannino piaceva la musica, anche se non sapeva cantare, e poi quel motivo, quel tango, l’aveva sentito una sera, al podere di Poggio alle Calle, ad una veglia, quando vide per la prima volta R., lei era carina e lo guardava di sfuggita ma lui non ebbe il coraggio di dirle niente. Mentre il canto si incammina verso la sua conclusione, anche un russo, che tra tutti sembrava sempre il più insensibile, facendo finta di avere un bruscolo in un occhio, esce dalla capanna nel buio della notte. (…)
     
         Testimonianza orale del partigiano Antimo “Aldo” Ricci di Manciano.
     
         Da Nedo Bianchi, Il tenente Gino e il soldato Giovanni, Pisa Edizioni ETS 2007

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